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News Addio ai voucher, abrogazione totale

News Pubblicato il 17 marzo 2017

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> News Pubblicato il 17 marzo 2017

Al voto la proposta di legge che cancella del tutto i buoni lavoro, decreto già da domani.

Niente voucher, né per le imprese, né per le famiglie: la maggioranza ha deciso, considerate le forti polemiche e il prossimo referendum per l’abolizione indetto dalla Cgil, che lo strumento deve essere completamente eliminato. Troppi gli abusi, in effetti, messi in atto in questi anni, che hanno fatto sì che i buoni lavoro rappresentassero un buon affare solo per i committenti che li hanno utilizzati in modo improprio.

Il buon affare, comunque, in questi anni lo ha realizzato anche la Gestione Separata dell’Inps, cassa alla quale sono stati versati i contributi per la pensione dei lavoratori retribuiti con i ticket: un ammontare troppo esiguo, di fatto inutile per qualsiasi prestazione e utile soltanto per incrementare gli introiti dell’Inps grazie ai contributi silenti.

Poche, invece, le tutele per i lavoratori pagati con i buoni: a fronte del 25% di trattenute sulla retribuzione (destinate all’Inps e all’Inail), difatti, sono rimasti comunque privi di tutela per la disoccupazione, la malattia e la maternità.

Ma procediamo per ordine e cerchiamo di fare il punto della situazione.

Abolizione voucher

L’abolizione dei voucher verrà votata in commissione Lavoro della Camera questo pomeriggio, e il relativo decreto potrebbe arrivare già da domani.

La relatrice della proposta di legge sui voucher, Patrizia Maestri del Pd, ha comunque informato che l’abolizione non avverrà dall’oggi al domani, ma ci sarà un periodo di transizione, durante il quale chi ha acquistato i voucher potrà comunque utilizzarli. C’è poco tempo, dunque, per spendere i buoni lavoro, precisamente sino al 31 dicembre 2017.

Cestinate, invece, tutte le proposte che prevedevano la forte limitazione dei voucher e l’innalzamento dei compensi per i lavoratori retribuiti dalle imprese. Si parlava, infatti, di aumentare il costo orario dei buoni per aziende e professionisti da 10 a 15 euro e di non consentire l’impiego dei voucher alle aziende con dipendenti. Ancora, si è parlato di limitare gli introiti da voucher, per lavoratore, a un massimo di 5.000 euro anziché 7.000 annui; l’ultima proposta prevedeva, addirittura, un tetto massimo di 1.500 euro annui.

Niente di tutto ciò, però, è sembrato sufficiente per evitare gli abusi, nemmeno le recenti regole introdotte per controllare meglio lo strumento, come l’obbligo di comunicazione preventiva all’Ispettorato del lavoro e la maxisanzione relativa al lavoro nero per chi non ha attivato i voucher.

Ma come funziona, o forse dovremmo dire funzionava, il pagamento tramite voucher?

Voucher: suddivisione del compenso

Innanzitutto, va ricordato che il compenso orario di ogni buono lavoro ammonta a 10 euro. Di questi, soltanto 7,50 vanno al lavoratore, mentre il resto va suddiviso tra Inps Gestione Separata (il 13%, destinati al pagamento dell’assicurazione invalidità vecchiaia superstiti, quindi per la pensione), Inail (il 7%, per l’assicurazione contro gli infortuni) e Inps (5%), per la gestione del servizio.

I voucher possono essere acquistati tramite servizi telematici dell’Inps, tabaccherie, banche e poste; la procedura di attivazione e registrazione presso il sito dell’Inps è piuttosto complessa, ma ciò non è bastato a scoraggiare le imprese dall’utilizzo dello strumento.

Questo perché il costo orario di un lavoratore retribuito tramite voucher è nettamente inferiore al costo orario di chi è retribuito come lavoratore dipendente o co.co.co.

Se prendiamo ad esempio un lavoratore assunto col contratto commercio e terziario, al livello più basso, la retribuzione base oraria è di circa 8 euro; a questi dobbiamo però aggiungere circa il 29% di contributi Inps a carico del datore di lavoro (a seconda della specificità dei rapporti la percentuale può risultare notevolmente più elevata), i contributi Inail a carico del datore di lavoro (il cui tasso varia notevolmente a seconda dell’attività esercitata), i ratei ferie, permessi retribuiti, tredicesima, quattordicesima e tfr. Sommando tutti questi elementi arriviamo quasi al raddoppio del costo.


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