Diritto e Fisco | Articoli

Quando i debiti sono certi, liquidi ed esigibili?

9 aprile 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 aprile 2017



Per poter procedere al recuperare il suo denaro, il creditore deve vantare un credito certo, liquido ed esigibile. Ma cosa significa? Vediamo.

Debito certo, liquido ed esigibile

Un debito si definisce:

  1. certo quando risulta chiaramente nel suo contenuto e nei suoi limiti dagli elementi indicati nel titolo esecutivo ( cioè da quel documento che consente di esercitare l’azione esecutiva: ad esempio, una sentenza o una cambiale) o comunque non è controverso nella sua esistenza [1]. Si pensi all’ipotesi in cui il creditore deve ottenere il pagamento di una fattura per avere consegnato una determinata quantità di prodotti al debitore in base a un contratto scritto nel quale è stabilito anche il prezzo della prestazione. In questo caso, il creditore dovrà essere in possesso del contratto (o comunque, in caso di accordi orali, deve poter dimostrare il contenuto degli accordi stessi) e deve provare di avere effettivamente consegnato la merce;
  2. liquido quando il suo ammontare risulta espresso in misura determinata e non in modo generico: non è necessario che l’importo venga indicato precisamente nella sua quantità, l’importante è che essa sia desumibile da una semplice operazione aritmetica in base agli elementi indicati dal titolo. Ciò significa che se il debito riguarda cose determinate solo nel genere non si potrà iniziare un’esecuzione. Per capire cosa significa effettivamente debito liquido, si pensi all’ipotesi in cui un soggetto vanti il diritto ad ottenere una somma di denaro quale risarcimento del danno alla salute subito nel corso di un incidente stradale. Soltanto quando l’ammontare del risarcimento sarà determinato (normalmente dal giudice) e quantificato in una somma di denaro (la liquidazione) il credito potrà dirsi liquido;
  3. esigibile quando non è sottoposto condizioni né a termini oppure quando il termine è scaduto e il creditore può esigerne il pagamento o farlo valere in giudizio per ottenere una sentenza di condanna. Se il diritto è sottoposto a condizione risolutiva (quando, cioè, gli effetti si producono fino al verificarsi della condizione. Ad esempio: «Ti permetto di occupare il mio appartamento fino a quando mi sposerò». In questo caso l’avverarsi della condizione risolverà il contratto di comodato che avevo stipulato) il creditore può agire in via esecutiva e sarà il debitore a dover provare la condizione stessa, mentre la scadenza del termine o il verificarsi della condizione sospensiva (quella da cui dipende l’efficacia del negozio ad esempio: «Ti darò 100 euro se verrà la nave dall’Asia». Fino a quando non sarà giunta la nave non darò quello che avevo promesso) devono essere provati dal creditore. Un esempio di debito esigibile potrebbe essere quello derivante da un contratto che preveda che il debitore debba versare una somma di denaro solo dopo che è trascorso un determinato numero di giorni dalla consegna della fattura. Solo dopo questo termine, il credito diventa esigibile.

Come avviene il recupero del credito?

Tali caratteristiche di un debito sono essenziali affinché si possa procedere al recupero da parte di chi vanta il corrispondente credito: si parla di recupero del credito in relazione a tutte le attività che il creditore svolge contro il debitore per ottenere il pagamento di quanto gli spetta e che, in un primo momento, non comportano l’intervento dell’autorità giudiziaria (si pensi ai solleciti di pagamento, alle diffide, ai tentativi di conciliazione imposti in determinati casi dalla legge). Si parla di attività stragiudiziale. Se questi tentativi non raggiungono l’effetto sperato (cioè  il pagamento da parte del debitore) il creditore dovrà intraprendere le vie legali  per ottenere quanto gli spetta attraverso l’esecuzione sul patrimonio del debitore.

Posto che la legge non prevede delle forme particolari per richiedere il pagamento, è comunque essenziale che il creditore sia in grado di provare l’invio della richiesta di pagamento e la ricezione della stessa da parte del debitore. Da questo punto di vista sono prove idonee al raggiungimento dell’obiettivo di cui si è detto:

  • lettera raccomandata con ricevuta di ritorno;
  • messaggio di posta elettronica certificata (pec) ad altro indirizzo pec.

Sconsigliabile, invece, l’uso di posta elettronica ordinaria e fax: pur dando la conferma di lettura da parte del destinatario o un rapporto di consegna positivo (nel caso del fax), non forniscono la prova certa dell’avvenuta ricezione.

Per quanto riguarda, invece, la forma della richiesta di pagamento, essa deve contenere:

  • l’indicazione della fonte del diritto vantato dal creditore (il cosiddetto titolo): immaginiamo che si chieda una somma di denaro per l’esecuzione di un appalto. In un caso di tal genere, bisogna indicare gli estremi del contratto di appalto, gli estremi del capitolato e specificare se si tratta di un pagamento in acconto (se il contratto prevede dei pagamenti a seconda dell’avanzamento lavori) oppure a saldo;
  • l’indicazione dell’importo preciso dovuto con l’eventuale maggiorazione a titolo di interessi;
  • l’invito a provvedere al pagamento in un dato termine;
  • l’avvertimento che, se non si adempie spontaneamente, il creditore potrà tutelarsi anche in sede giudiziale.

In generale, i diritti di credito si prescrivono (non possono più, cioè, essere fatti valere decorso un certo periodo di tempo) in dieci anni dal momento in cui il credito stesso è sorto (ad esempio, dal giorno della sottoscrizione del contratto, dall’estinzione di un rapporto di conto corrente, ecc…). Sono previsti termini più brevi per determinati tipi di credito:

  • cinque anni per i crediti previdenziali, i canoni dovuti per la locazione di immobili, le somme di denaro dovute a titolo di risarcimento del danno (a meno che il danno derivi dall’inadempimento di un contratto: la prescrizione è sempre di dieci anni), i crediti derivanti dalla cessazione del rapporto di lavoro, gli interessi;
  • tre anni per i diritti dei prestatori di lavoro e le retribuzioni per attività lavorativa di durata superiore ad un mese;
  • due anni per i crediti derivanti da sinistri stradali (a meno che si verifichino delle lesioni personali: il termine di prescrizione è pari a quello del reato di lesioni personali o di omicidio nei casi in cui si verifichi il decesso) e per i crediti che derivano da contratti di assicurazione;
  • un anno per i diritti che derivano da contratti di spedizione, trasporto, per il diritto al pagamento delle rate dei premi assicurativi, per i crediti dei commercianti per la merce venduta a soggetti che non sono a loro volta commercianti, il credito del mediatore per la provvigione.

Attenzione: se, prima che sia trascorso il termine di prescrizione, il creditore effettua la richiesta di pagamento la prescrizione si interrompe e il termine ricomincia a decorrere da zero.

Come anticipato, se il creditore non riesce ad ottenere il pagamento né a seguito dei solleciti di pagamento né a seguito delle trattative (anche in sede di conciliazione obbligatoria) che si siano nel frattempo instaurate, dovrà ricorrere al giudice per ottenere un provvedimento che accerti in via definitiva il suo diritto. Potrà scegliere:

  • la citazione in giudizio secondo le forme del rito ordinario, istaurando, quindi, un vero e proprio processo civile nel quale il creditore, con l’assistenza di un avvocato, ha l’obbligo di dimostrare la fonte del suo diritto di credito;
  • il ricorso per ingiunzione, possibile quando si ha una prova scritta dell’esistenza del credito (ad esempio, il contratto e la relativa fattura). In questo caso, il Giudice che emetterà il decreto ingiuntivo con il quale ordina al debitore di pagare la somma per la quale esiste la prova scritta, assegnandogli 40 giorni di tempo per opporsi alla richiesta. In assenza di opposizione, il decreto diventa titolo esecutivo e si può procedere al pignoramento. Al contrario, se viene proposta l’opposizione, si apre un vero e proprio giudizio ordinario nel quale il creditore dovrà dimostrare la fondatezza della propria pretesa: il giudice potrà confermare il contenuto del decreto o revocarlo.

note

[1] Salvo opposizioni in fase di esecuzione ai sensi dell’art. 615 cod. proc. civ.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

1 Commento

  1. Si bene, si parla del creditore, e di esso si dice tutto, ma il sig. giudice non ha appurato , se il debitore abbia o meno la possibilità di pagare, e quindi? cosa fa il debitore? va a rubare? si suicida? o denuncia per istigazione a delinquere e istigazione al suicidio?

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI