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Marito versa alla moglie su c/c cointestato? Non è donazione indiretta

17 marzo 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 marzo 2017



Marito versa denaro sul conto corrente cointestato con la moglie? Non è donazione indiretta, a meno che non si provi lo spirito di liberalità. Di cosa si tratta allora?

Se uno dei cointestatari versa denaro sul conto corrente cointestato con la moglie, non si è di fronte a una donazione indiretta, istituto che richiede prova rigorosa dell’animus donandi. Il versamento di denaro su conto cointestato ai coniugi non dimostra affatto un intento liberale, quanto piuttosto l’esistenza di un accordo affinchè le somme versate siano utilizzate nell’interesse della famiglia e personale dei coniugi, sul presupposto della permanenza dell’affectio coniugalis, e prescindendo dalle diverse capacità economiche di ognuno. Venuta meno l’affectio coniugalis, cessano anche l’opportunità o l’interesse a mantenere nella pari disponibilità di entrambi i coniugi le maggiori risorse che uno solo degli stessi è in grado di fornire, fermo restando l’obbligo di contribuzione a carico di ognuno secondo le proprie capacità. A stabilirlo è il Tribunale di Aosta [1]: una donna conveniva in giudizio l’ex coniuge, lamentando che quest’ultimo avrebbe distratto, appropriandosene, cospicue somme di denaro dai conti correnti cointestati. L’ex sosteneva, invece, che tra i coniugi vigeva il regime della separazione dei beni in costanza di matrimonio e che aveva prelevato solo parte del denaro da lui versato e derivante dal reddito proprio quale geometra libero professionista e da donazione ricevuta dai genitori. In particolare, risultava provato che i genitori dell’uomo avevano accreditato una somma non sui conti correnti comuni alle parti ma su un conto intestato al solo marito il quale, a sua volta, aveva trasferito la somma sul conto intestato alle parti.

Donazione e donazione indiretta

Si parla di donazione quando si trasferisce spontaneamente un bene o un diritto in favore di altra persona senza pretendere nulla in cambio. La donazione è, infatti, quel contratto con il quale una parte arricchisce l’altra disponendo a favore di questa di un suo diritto o assumendo verso la stessa un’obbligazione, semplicemente per spirito di liberalità. Se le parti raggiungono lo stesso obiettivo della donazione senza stipulare un vero e proprio atto di donazione, ma sempre mosse da spirito di liberalità, si parla di donazione indiretta.

Versare denaro su c/c cointestato non è donazione indiretta

La Corte di Cassazione, in numerose occasioni, ha precisato che, per potersi configurare l’ipotesi di donazione indiretta nel caso di contestazione di  conto corrente e di versamento di danaro sullo stesso, è necessario dimostrare l’esistenza dell’animus donandi, accertando che il proprietario del denaro non aveva, nel momento della cointestazione, altro scopo che quello della liberalità [2]. Nel caso esaminato, non si può parlare di donazione indiretta quanto alle somme versate sui conti cointestati: i coniugi, infatti, avevano stabilito il regime della separazione dei beni e non è ipotizzabile che con la cointestazione dei conti abbiano voluto rinunciare alla proprietà del denaro o alla possibilità di dimostrarne la proprietà e al limite anche di richiederne la restituzione. Non solo: l’intento liberale è escluso dallo stesso comportamento del marito il quale ha prelevato le somme che riteneva fossero di sua proprietà, senza che la moglie si opponesse per molto tempo, salvo, poi, parlare di un intento liberale a distanza di anni dalle operazioni di prelievo mai contestate prima, neppure in sede di separazione.

Il versamento di denaro su conto cointestato ai coniugi dimostra solo l’esistenza di un accordo a che le somme versate siano utilizzate nell’interesse della famiglia e personale dei coniugi, presupponendo la permanenza dell’affectio coniugalis, intendendo per tale la comunione morale e spirituale dei coniugi, a prescindere dalle diverse capacità economiche di ognuno. Nel momento in cui questo legame viene meno, cessano anche l’opportunità o l’interesse che uno dei coniugi, quello che ha maggiore capacità, renda disponibili all’altro tali risorse. Ecco perché i giudici aostani respingono la domanda della donna.

note

[1] Trib. Aosta sent. n. 403 del 22.12.2016.

[2] Cass. n. 26983 del 12.11.2008 e Cass. n. 468 del 14.01.2010.

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