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Fare causa al commercialista

19 marzo 2017


Fare causa al commercialista

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 marzo 2017



Possibile richiedere il rimborso al commercialista per le sanzioni fiscali dell’Agenzia delle Entrate solo se si fa una causa civile o se c’è l’assicurazione; per non pagare, invece, bisogna denunciare.

Come tutti i professionisti, anche il commercialista risponde per la negligenza dimostrata nel conferimento dell’incarico, sempre che non dimostri di aver adottato determinate scelte perché impostegli dal cliente. Una dimostrazione non sempre agevole, che a volte richiede una prova documentale (uno scambio di email, una liberatoria scritta, ecc.). Tuttavia, se è vero che fare causa al commercialista può essere una scelta, ossia una valutazione sulla base delle possibilità di ottenere il risarcimento del danno e sulla opportunità di interrompere un rapporto fiduciario che spesso dura da diversi anni, querelare il commercialista diventa obbligatorio se, invece, si vogliono evitare le sanzioni dell’Agenzia delle Entrate. Secondo infatti l’orientamento della giurisprudenza, in caso di omessa o ritardata presentazione della dichiarazione dei redditi da parte del commercialista, responsabile delle sanzioni è sempre il cliente, il quale ha l’obbligo di vigilare sul corretto svolgimento dell’incarico da parte del professionista. Il cliente smette di risponderne – e, pertanto, non deve pagare le “multe” dell’Agenzia delle Entrate – solo se dimostra di aver vigilato sul commercialista e di aver sporto, contro di lui, querela. In altre parole è necessaria la malafede del professionista.

Lo ha chiarito la Cassazione con due recenti sentenze [1].

Non si tratta, quindi, di fare causa al commercialista per ottenere il risarcimento del danno, capitolo che ben può essere rimandato fino a dieci anni dalla commissione dell’illecito o che, volendo, può essere del tutto accantonato. Quello che richiede la legge [2] per non pagare le sanzioni fiscali dell’Agenzia delle Entrate è invece un vero e proprio atto di denuncia alle autorità, con apertura di un fascicolo penale. Ed è chiaro che, se si agisce in questo modo, è perché il comportamento è stato particolarmente grave e il rapporto si è ormai definitivamente incrinato.

Secondo la Cassazione, infatti, il contribuente non assolve agli obblighi tributari con il semplice affidamento del mandato al commercialista a trasmettere la dichiarazione in via telematica: deve vigilare che il mandato sia stato eseguito. Questo perché la legge [2] stabilisce che il contribuente non è punibile quando dimostra che il pagamento del tributo non è stato eseguito per fatto denunciato all’autorità giudiziaria e addebitabile esclusivamente a terzi.

Se si vuole ottenere il rimborso dal commercialista per le sanzioni pagate all’Agenzia delle Entrate è invece necessario, come detto, fargli causa. Si tratta di un giudizio civile di risarcimento del danno. La causa si fonda sul mancato rispetto di due norme del codice civile [3] che regolano lo svolgimento del mandato professionale e che impongono una diligenza elevata.

  • Il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile.
  • Se la prestazione implica la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà, il prestatore d’opera non risponde dei danni, se non in caso di dolo o di colpa.

Ma per fare causa al commercialista e ottenere il rimborso delle sanzioni fiscali è necessario dimostrare:

  • di aver subito un danno effettivo: dunque che quelle sanzioni, se non ci fosse stata la dimenticanza o l’errore del commercialista, non sarebbero state pagate;
  • la prova dell’esistenza del rapporto professionale: quindi che la tenuta della contabilità o della delega all’invio della dichiarazione dei redditi era stata conferita al professionista;
  • l’errore del commercialista;
  • il rapporto di causa-effetto tra l’errore del commercialista e il danno.

Se non si vuole né fare causa al commercialista, né sporgere querela, ma non per questo si intende rinunciare al risarcimento del danno, si può tentare un accordo con quest’ultimo sperando che sia assicurato. Difatti, la copertura assicurativa opera a prescindere dalla presenza di un giudizio civile o penale: è necessario però diffidare il professionista e dimostrare che questi abbia contravvenuto a un obbligo professionale che andava svolto in modo differente. Il commercialista potrà chiedere l’intervento della propria assicurazione, affinché paghi il cliente e gli rimborsi le sanzioni che ha dovuto pagare all’erario a causa della colpa del professionista.

Ma attenzione: sia nell’ipotesi in cui si fa causa al commercialista, sia che ci si metta d’accordo, tutto ciò che si può spuntare è il rimborso delle sanzioni fiscali, ma il capitale resta pur sempre dovuto dal cliente, in quanto si tratta di somme che questi avrebbe comunque pagato se l’operato del professionista fosse stato integerrimo.

note

[1] Cass. sent. n. 6790/2017 e n. 6930/2017.

[2] Art. 6 d.lgs. n.  472/1997

[3] Art. 2236 cod. civ. e art. 1218 cod. civ

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