Donna e famiglia Regole per l’affido condiviso di figli di coppie separate

Donna e famiglia Pubblicato il 19 marzo 2017

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Le linee guida fornite dai giudici per disciplinare in modo ordinato alcuni essenziali aspetti dell’affidamento condiviso dei figli minori di genitori separati. 

L’affidamento condiviso, introdotto nel nostro ordinamento nel 2006, suscitò ampi consensi in quanto fu giustamente salutato come un’opportunità per consentire non solo ai minori di poter continuare ad avere “vicini”, senza troppi scossoni, tanto il papà che la mamma, ma anche ad entrambi i coniugi separati di esercitare in modo sereno il loro diritto – dovere di educare ed allevare la prole.

Come ogni nuovo istituto giuridico, però, anche l’affidamento condiviso ha dovuto e deve affrontare la realtà della prassi quotidiana e proprio dalla concretezza dei rapporti e dalle difficoltà di ogni giorno è nata, in diversi tribunali italiani, la nobile iniziativa di dettare delle linee guida per rendere sempre più fattibile il ricorso a questo istituto.

In effetti, la legge sull’affidamento condiviso è rimasta troppo spesso lettera morta e la sua rilevante finalità (quella di consentire l’esercizio della bigenitorialità a tutto vantaggio di uno sviluppo armonico dei minori) rischiava e rischia tuttora di restare frustrata.

Il tribunale di Brindisi, ad esempio, proprio nell’ottica di dare impulso e vigore all’affidamento condiviso (per rendere concrete le sue finalità) ha emanato delle linee guida (applicabili, con l’aiuto di avvocati e genitori responsabili, anche in ogni altro tribunale italiano) di sicuro interesse e di auspicabile larga applicazione.

Queste linee guida contengono le seguenti direttrici e ne invocano chiaramente l’applicazione (in sede di omologazione di accordo di separazione consensuale o all’interno dell’accordo raggiunto tra i coniugi in esito alla procedura di negoziazione assistita) in quanto proprio da esse l’affidamento condiviso trarrà sicuri benefici.

I giudici raccomandano quindi, di:

  • domiciliare i minori presso entrambi i genitori (e di ritenere, pertanto, la residenza un dato solo anagrafico in quanto nessuna differenza dovrà esservi tra il genitore che ha la medesima residenza anagrafica dei figli e l’altro genitore);
  • la frequentazione dei genitori dovrà ispirarsi al principio per cui entrambi i genitori devono poter occuparsi della quotidianità dei figli, con la conseguenza che il padre e la madre dovranno frequentare i minori in modo sostanzialmente equivalente (l’obiettivo è quello di far trascorrere ad entrambi i genitori un tempo sostanzialmente pari con i figli);
  • in quest’ottica (cioè di tempo paritario per la frequentazione dei figli), la casa familiare resta al suo proprietario: se la casa è di entrambi, viene suggerito di valutare il costo di locazione di appartamenti simili e al genitore che esce dalla casa familiare verrà detratto, dall’assegno di mantenimento, il 50% di tale cifra;
  • quanto al mantenimento, il suggerimento delle linee guida è di provvedere direttamente alla cura dei figli (dato che tendenzialmente equivalente sarà il tempo di frequentazione di entrambi) e solo in via residuale di provvedere ai doveri di cura in via indiretta (cioè con un assegno periodico), attribuendo a tale assegno una finalità di riequilibrio e riconoscendolo solo nei casi di evidente sproporzione reddituale tra i coniugi;
  • circa le spese, le linee guida propongono di distinguerle in spese prevedibili (da porre in partenza a carico per intero di uno o dell’altro genitore in funzione del reddito) e imprevedibili (che verranno divise al momento in cui sorgesse la necessità della spesa ed in proporzione delle risorse);
  • infine si suggerisce, nel caso insorgano contrasti successivi tra i genitori, di prevedere per la loro risoluzione di ricorrere alla mediazione familiare.

Quella evidenziata, dunque, è una importante iniziativa che andrebbe praticata e recepita anche e soprattutto dagli avvocati a cui i coniugi dovessero rivolgersi.

Recepire le linee guida (quelle contenute nel presente articolo o altre simili) negli accordi di separazione consensuale non potrà che aiutare la diffusione dell’affidamento condiviso a tutto vantaggio dei minori e della stessa serenità di rapporti tra coniugi separati.


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