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Responsabilità del medico e della struttura: doppia tutela per i pazienti

1 Febbraio 2013
Responsabilità del medico e della struttura: doppia tutela per i pazienti

Cliniche private e ospedali sono sempre responsabili per le prestazioni mediche di chi vi opera all’interno: siano essi personale sanitario stabile o solo collaboratori esterni; i criteri dell’onere della prova e i casi di responsabilità medica.

L’Azienda Ospedaliera e/o la struttura privata risponde sempre, a titolo contrattuale, dei danni patiti dal paziente:

– per fatto proprio [1], ex art. 1218 c.c. nei casi in cui i danni siano dipesi dall’inadeguatezza della struttura;

– per fatto altrui [2], quando i danni siano dipesi dalla colpa dei sanitari di cui la struttura si è avvalsa a qualsiasi titolo: siano essi dunque del personale sanitario stabile che collaboratori esterni.

La struttura dunque è responsabile, insieme al medico interno e/o esterno, degli interventi da quest’ultimo effettuati all’interno della struttura stessa, benché tra i due soggetti non vi sia un rapporto di lavoro subordinato o parasubordinato. Pertanto il paziente ivi ricoverato troverà doppia tutela, potendosi rivalere tanto sulla casa di cura quanto sul sanitario.

A questa importante conclusione è giunto il Tribunale di Milano [3], in una importante e delicata causa di responsabilità medica patrocinata dall’avv. Angela Di Pisa del foro meneghino [4].

Così come ha avuto più volte modo di precisare la Cassazione [5], la struttura risponde non solo delle obbligazioni che ricadono su di essa (per es., il corretto funzionamento dei macchinari, la presenza di eventuali fonti di infezioni, ecc.), ma anche dell’inadempimento della prestazione medico-professionale ossia delle condotte (colpose o dolose) poste dal sanitario.

Il medico, inoltre, in virtù dello stesso principio, è responsabile dell’operato dei terzi della cui attività si avvale, e quindi anche del personale della clinica presso cui operi, benché non sia ad essi legato da alcun rapporto lavorativo.

La prova

Il paziente danneggiato deve fornire la prova del contratto o contatto sociale e dell’aggravamento della patologia o dell’insorgenza di nuove patologie a seguito dell’intervento, oltre che del relativo nesso di causalità con l’azione o l’omissione dei sanitari.

Dall’altro lato, il sanitario o la struttura deve provare che la prestazione professionale sia stata eseguita in modo diligente e che questi esiti siano stati determinati da un evento imprevisto ed imprevedibile.

Casi di responsabilità

Tentando di riassumere la vasta giurisprudenza sul punto si può cercare di delineare alcune ipotesi tipiche di responsabilità:

1) il ritardo nel procedere alla diagnosi;

2) il non visitare personalmente il paziente;

3) il non seguire costantemente i propri pazienti anche dopo l’intervento operatorio.


note

[1] Ex art. 1218 c.c.

[2] Ex art. 1228 c.c.

[3] Trib. Milano, sent. n. 11870/2012.

[4] Avv. Angela Di Pisa, MSDA Avvocati & Commercialisti, tel 02 45490522/24 – dipisa@msda.it.

[5] Cass. sent. n. 10616 del 26.06.2012.


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