L’esperto | Articoli

La prova per testimoni

18 marzo 2017 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 18 marzo 2017



La prova orale nel processo ordinario: il valore della prova testimoniale, i capitoli di prova e la testimonianza scritta.

La prova testimoniale è la narrazione di fatti della causa compiuta al giudice da soggetti che non sono parti nel processo.

È sempre possibile la prova per testimoni?

La legge pone limiti alla ammissibilità di tale prova. In particolare:

  • è esclusa quando si controverta di un atto per il quale la forma scritta è richiesta «ad substantiam»;
  • non è ammessa quando abbia per oggetto un contratto, un pagamento o una remissione di debito per un valore superiore a 2,58 euro: tuttavia il giudice può consentire la prova oltre detto limite, tenuto conto della qualità delle parti, della natura del contratto e di ogni altra circostanza (artt. 2721 e 2726 c.);
  • non è ammessa, indipendentemente dal valore, se ha per oggetto patti aggiunti o contrari al contenuto di un documento, qualora si alleghi che la stipulazione è stata anteriore o contemporanea (art. 2722 c.c.); qualora invece si alleghi che il patto aggiunto o contrario è stato stipulato dopo la formazione del documento, il giudice può consentire la prova per testimoni in base al criterio della verosimiglianza (art. 2723  c.);
  • non è ammessa quando la legge (es. transazione) o la volontà delle parti (cd. forma convenzionale) richiedono la forma scritta ad probationem, a meno che il contraente abbia perduto senza sua colpa il documento che gli forniva la prova (art. 2725 c.c.).

Al contrario, la prova testimoniale è sempre ammessa, in ogni caso (art. 2724 c.c.):

  • quando preesiste un principio di prova per iscritto;
  • quando il contraente è stato nell’impossibilità morale o materiale di procurarsi una prova scritta;
  • quando il contraente ha perso, senza sua colpa, il documento che gli fornisce la prova.

La prova per testimoni deve essere dedotta, dalla parte che la propone, con indicazione specifica delle persone da interrogare e dei fatti su cui ciascuna deve essere interrogata. essa è ammessa con ordinanza dal giudice istruttore, il quale può ridurre le liste dei testimoni sovrabbondanti ed eliminare i testimoni che per la legge non possono essere sentiti.

L’assunzione della testimonianza (artt. 253-254) avviene da parte del giudice, che interroga i testimoni sui fatti: egli può, peraltro, rivolgere tutte le domande che ritiene necessarie e utili per chiarire i fatti medesimi.

Il testimone può astenersi dal deporre quando ricorrono le ipotesi previste ex artt. 200, 201 e 202 del codice di procedura penale relative al segreto professionale, d’ufficio e di stato.

Si segnala infine che l’art. 250, novellato ex d.L. 35/2005 (in vigore dal 17 marzo 2005) ha previsto che l’intimazione al testimone, con l’invito a comparire per l’udienza fissata per la prova, oltre che essere compiuta con il tradizionale ricorso all’ufficiale giudiziario, possa essere effettuata direttamente dal difensore a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento, ovvero a mezzo telefax o posta elettronica (una volta che per quest’ultima la normativa ne consentirà l’utilizzazione con valore legale).

Se il testimone non compare senza giustificato motivo, il giudice può ordinare una nuova intimazione o l’accompagnamento coattivo e può condannarlo ad un apena pecuniaria. se si verifichi ulteriore mancata comparizione, senza giustificato motivo, il giudice dispone l’accompagnamento del testimone in udienza e la condanna ad una pena pecuniaria non inferiore a euro 200 e non superiore ad euro 1000 (ex art. 255, modificato ex L. 69/2009).

La testimonianza scritta

Una delle novità più significative introdotte dalla L. 69/2009 (di riforma del processo civile) è la norma di cui all’art. 257bis che prevede la possibilità della cd. testimonianza scritta, rispondente (nelle intenzioni del Legislatore) ai canoni di speditezza e celerità di cui si vuole connotare il processo civile. L’assunzione di tale testimonianza avviene solo su accordo delle parti e se lo consentono la natura della causa ed ogni altra circostanza valutata dal giudice, il quale chiede al testimone di rispondere per iscritto, e nel termine indicato, ai quesiti formulati su di un apposito modulo (previsto nel dettaglio ex art. 103bis disp.att., introdotto dalla legge cit.).

Il testimone deve fornire risposta separata, anche negativa, (indicandone le ragioni) su ciascun quesito, apponendo la propria firma autenticata su ciascuna facciata del modello di testimonianza; può avvalersi della facoltà di astensione di cui all’art. 249 (indicando generalità e motivi); deve altresì provvedere alla spedizione in busta chiusa o alla consegna in cancelleria del foglio di testimonianza nei termini previsti (altrimenti potrà essere condannato ad una pena pecuniaria).

L’inserimento di questa nuova previsione desta non poche perplessità soprattutto in relazione all’assunzione fuori della sede del tribunale e per timore della violazione del principio del contraddittorio. in ogni caso è prevista dalla norma una salvezza che è data dalla possibilità per il giudice, esaminate le risposte o le dichiarazioni, di disporre che il testimone sia chiamato davanti a lui o al giudice delegato, per deporre.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI