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Debiti, quando vanno in prescrizione?


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 aprile 2017



Il creditore deve esercitare il suo diritto in un periodo di tempo ben preciso. Se non lo fa, il debito si estingue per prescrizione e non potrà più esigere dal debitore il pagamento. Vediamo in quanto si prescrivono i vari debiti.

Colui che vanta un credito nei confronti di un soggetto, per essere sicuro di non perdere definitivamente il proprio denaro, deve esercitare il diritto a pretendere il pagamento in un termine di tempo ben preciso, individuato dalla legge. Se, infatti, questo periodo di tempo decorre senza che il creditore abbia esercitato il relativo diritto, il debito si estingue per prescrizione. In sostanza, significa che il creditore non potrà più esigere dal debitore il pagamento.

Prescrizione: cos’è?

La legge [1] ci dice che ogni diritto si estingue per prescrizione, quando il titolare non lo esercita per il tempo determinato dalla legge stessa. In pratica se la regola è che il diritto di Tizio di ricevere 1000 euro da Caio si prescrive il 10 anni, decorso tale lasso temporale senza che Tizio nulla abbia chiesto, lo stesso Tizio non potrà più pretendere niente.

Non tutti i diritti sono soggetti a prescrizione: non lo sono i diritti indisponibili, ad esempio, come la proprietà, le azioni di riconoscimento di eredità, quelle relative alla contestazione della paternità, quelle di riconoscimento filiale e le domande di divisione degli eredi.

Prescrizione: quali sono i termini?

In generale, la prescrizione ordinaria è di 10 anni: essa opera per tutti quei crediti per i quali la legge non dispone diversamente. Per altre tipologie di crediti può invece operare la prescrizione breve di 5 anni. Da tenere presente anche le cosiddette prescrizioni presuntive: in alcuni casi la legge presume che il debito sia stato pagato entro un determinato termine, variabile dai sei mesi ad un anno. Se è così l’onere della prova del mancato pagamento è posto a carico del creditore richiedente, mentre il debitore deve semplicemente rilevare il decorso del termine di prescrizione.

In generale, comunque, valgono due regole di principio:

  • se il debito deriva da contratti o atti leciti (salvo casi speciali), la prescrizione è di 10 anni;
  • se il debito deriva da atti illeciti (ad esempio, la ferita provocata durante una rissa), la prescrizione è di 5 anni.

Prescrizione dei debiti: come calcolarla?

La prescrizione inizia a decorrere dal giorno in cui può essere fatto valere il diritto e termina allo spirare dell’ultimo giorno. Quindi, calendario alla mano, si possono conteggiare i giorni, calcolando anche quelli festivi e il sabato ed escludendo il giorno nel quale inizia a decorrere la prescrizione. Nell’ipotesi in cui il termine di prescrizione termina in un giorno festivo (ad esempio, di domenica o il 1° gennaio), il diritto viene prorogato al giorno non festivo successivo.

Attenzione: è importantissimo distinguere la cartella di pagamento dal debito che essa contiene. Ciò in quanto il termine di prescrizione dipende dal debito e non dalla cartella: a seconda del credito indicato nella cartella cambia il tempo di prescrizione, tenendo anche conto che una stessa cartella può contenere più debiti e che, quindi, uno va in prescrizione dopo 5 anni (ad esempio, l’Imu) ed un altro dopo 10 anni, ad esempio il canone Rai. Da tenere a mente, comunque, che c’è un termine di prescrizione per la cartella di pagamento per intero nel caso in cui essa è stata impugnata con ricorso. In pratica, se il giudice rigetta il ricorso con una sentenza di condanna, la prescrizione è sempre di 10 anni indipendentemente dal contenuto, cioè dal tipo di debito contestato al contribuente. Ciò deriva dal fatto che, in un caso di questo genere, la prescrizione non riguarda la cartella ma la sentenza e le sentenze, in genere, valgono 10 anni.

Chiaramente, prima che una cartella cada in prescrizione, deve avere una data di comunicazione: una cartella di pagamento deve, quindi riportare:

  • l’importo dovuto,
  • il perché lo si deve pagare,
  • l’anno in cui quell’importo non è stato pagato. Da qui parte il conto per la prescrizione.

Se il contribuente smarrisce la cartella di pagamento, può rimediare chiedendo all’agenzia di riscossione la stampa dell’estratto di ruolo che contiene gli elementi delle cartelle esattoriali e dei ruoli in essa contenuti. Se sono indicati crediti andati in prescrizione, il contribuente può presentare un’istanza in autotutela o attendere il successivo atto dell’agenzia di riscossione (una diffida, un sollecito di pagamento, un pignoramento, un avviso di fermo o un’ipoteca).

Quali sono i tempi di prescrizione di un debito

Vediamo ora, i termini di prescrizione per le varie tipologie di debito.

Sono soggetti alla prescrizione di 10 anni:

Tutti i rapporti di debito derivati da un contratto o da un’obbligazione unilaterale (ad esempio una promessa di pagamento).

Sono soggetti alla prescrizione di 5 anni:

  • le pigioni delle case;
  • i fitti dei beni rustici;
  • i canoni di locazione;
  • bollette del telefono e altre utenze salvo luce, acqua e gas (che si prescrivono in 2 anni);
  • il capitale nominale dei titoli di Stato;
  • le annualità delle rendite perpetue o vitalizie;
  • le annualità delle pensioni alimentari;
  • le rate dei mutui;
  • le dichiarazioni dei redditi, Iva e documentazione allegata;
  • le assicurazioni;
  • i bollettini;
  • le spese condominiali;
  • le multe: il termine di prescrizione decorre dal giorno il cui è stata commessa la violazione. In genere, tale termine subisce un’interruzione ogni volta che viene notificata una richiesta di pagamento. Nel caso specifico delle multe stradali, la prescrizione viene interrotta mediante la notifica del verbale o della cartella esattoriale: quindi, il termine di prescrizione di cinque anni si interrompe per poi iniziare nuovamente a decorrere. Facciamo un esempio: multa per eccesso di velocità. Infrazione commessa il 1° gennaio 2010. Il pagamento potrà essere chiesto fino al 1° gennaio 2015, dato che il termine di prescrizione è di 5 anni.

Quindi, se il verbale con la multa venisse notificato il giorno 1° gennaio 2016 sarebbe nullo, a meno che il Comune non abbia inviato un sollecito di pagamento in data – per dirne una – 1° gennaio 2014. In questo caso l’originario termine di prescrizione si interrompe per iniziare a decorrere nuovamente da tale ultima data, terminando il 1° gennaio 2019.

Si può verificare anche che gli organi accertatori (come i vigili urbani) contestino immediatamente la violazione. Valgono comunque le regole finora esposte. Ancora una volta facciamo un esempio: violazione commessa e contestata il 30 aprile 2007, il termine di prescrizione si compie il 1° maggio 2012.

  • Altro caso particolare è costituito multe per eccesso di velocità comminate tramite autovelox: è chiaro che l’organo accertatore non può fermare il conducente e contestare immediatamente la violazione al codice della strada. Il verbale di accertamento, quindi, dovrà essere notificato al trasgressore entro 90 giorni dalla data di accertamento dell’infrazione (per la precisione, tale termine inizia a decorrere dal giorno successivo a quello dell’accertamento e fino al 90° giorni incluso. Se il 90° giorno è festivo, il termine decade il giorno feriale successivo), indicando al suo interno gli estremi e i dati precisi della violazione e i motivi per i quali non è stato possibile contestare immediatamente la violazione.

Se l’organo accertatore contesta immediatamente la violazione, la notifica si perfeziona tramite la consegna del verbale in originale nelle mani del trasgressore o, se assente, nelle mani della persona obbligata in solido. Inoltre, lo stesso verbale deve essere notificato entro cento giorni dall’accertamento della violazione a uno dei soggetti solidamente obbligati (per capirci,  l’usufruttuario del veicolo oppure il proprietario oppure l’imprenditore nel caso di violazione commessa da un dipendente).

Se la multa non viene notificata entro i termini previsti di cui abbiamo detto, l’automobilista può difendersi, presentando ricorso al prefetto oppure al giudice di pace. Tutte le indicazioni in merito sono contenute nei seguenti articoli: Multa: come fare ricorso al Prefetto e Tutor e Vergilius, ecco come fare ricorso per non pagare la multa. Si legga anche Fac simile ricorso contro multa al Giudice di Pace e al Prefetto

  • le spese di ristrutturazione;
  • tutte le indennità spettanti per la cessazione del rapporto di lavoro;
  • gli interessi;
  • i debiti che devono essere pagati entro un anno oppure in termini più brevi:
  • i diritti derivanti dai rapporti sociali nel caso di società iscritta nel registro delle imprese;
  • il diritto al risarcimento del danno derivante da fatto illecito. Per i danni cagionati dalla circolazione dei veicoli, invece, il diritto si prescrive in 2 anni.

Sono soggetti al termine di prescrizione di 3 anni:

  • la tassa automobilistica (il bollo auto, per capirci);
  • il diritto dei professionisti a ricevere il compenso per l’opera prestata: si pensi alla parcella dell’avvocato;
  • il diritto dei notai, per gli atti del loro ministero.

Sono soggetti al termine di prescrizione di 2 anni:

  • le bollette di luce, acqua e gas (a seguito della legge di bilancio 2018).

Sono soggetti al termine di prescrizione di 1 anno:

  • il diritto al pagamento delle rate di premi assicurativi rc, furto e incendio. Il termine di prescrizione è di due anni, invece, per tutti gli altri diritti che derivano dal contratto di assicurazione o di riassicurazione;
  • il diritto ad esigere il pagamento delle rette scolastiche;
  • il diritto ad esigere il pagamento di abbonamenti a piscine, palestre e centri sportivi;
  • il diritto dei farmacisti a esigere il pagamento del prezzo dei medicinali;
  • il diritto degli ufficiali giudiziari a chiedere il compenso degli atti da loro compiuti.

Si prescrivono in 6 mesi:

  • il diritto degli albergatori ad esigere le spese per l’alloggio e il vitto che hanno somministrato ai clienti;
  • il diritto di tutti coloro che danno alloggio con o senza pensione.

Prescrizione: come contestarla?

Se il debito si è prescritto e ci sono i presupposti per contestarlo, bisogna procedere alla redazione di una lettera di messa in mora oppure una diffida da far recapitare al creditore mediante raccomandata a/r, evidenziando, in maniera chiara, precisa con un linguaggio formale, che il decorso del tempo previsto dalla legge ha determinato la prescrizione del debito. Chiaramente, per provare quanto asserito, occorre allegare alla lettera eventuali documenti che attestino la decorrenza del termine di prescrizione.

note

[1] Art. 2934 e ss. cod. civ.

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