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Lo sai che? Quanto devono essere distanti gli alberi dal terreno del vicino?

Lo sai che? Pubblicato il 10 aprile 2017

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Vediamo le regole di base riguardati il rispetto delle distanze legali degli alberi dal confine e l’usucapione del diritto di servitù a tenere gli alberi ad una distanza inferiore rispetto a quella legale.

In un sentenza delle scorse settimane, il Tribunale di Benevento [1] ha composto la lite tra il proprietario di un fondo confinante con un terreno di proprietà un uomo che lamentava che alcuni alberi di proprietà di quest’ultimo, tra cui una quercia e alberi da frutto, erano sorti a distanza non legale dal confine e per un’altezza non conforme a quanto prescritto dalla legge. Chiedeva, pertanto, che il convenuto estirpasse gli alberi, recidendone i rami e riducendone l’altezza. Da parte sua, il proprietario degli alberi affermava l’intervenuta usucapione del diritto di servitù, in virtù del quale l’attore avrebbe accettato di mantenere gli alberi esistenti ad una distanza inferiore a quella legale.

La sentenza in questione è significativa in quanto permette di concentrare l’attenzione su due aspetti:

  1. il rispetto delle distanze legali degli alberi dal confine,
  2. l’usucapione del diritto di servitù a tenere gli alberi ad una distanza inferiore rispetto a quella legale.

Per quanto riguarda la prima questione, il codice civile [2] prescrive una distanza di 3 metri dal confine per gli alberi di alto fusto e di 1,5 metri per gli alberi di non alto fusto. Il rispetto di tali distanze è volto ad evitare l’occupazione delle proprietà confinanti da parte dei rami e delle radici e a non procurare danno ai vicini che potrebbero subire una limitazione nella fruizione dell’aria, della luce o dell’irraggiamento solare. Come già spiegato in Piante e alberi: le distanze dal confine, si precisa che l’albero è di alto fusto se questo, semplice o diviso in rami, sorge ad altezza superiore a 3 metri, come per i noci, i castagni, le querce, i pini, i cipressi, gli olmi, i pioppi, i platani e simili. L’albero, invece, non si considera di alto fusto se il tronco e le branchie principali non superano i 3 metri. Se i rami dell’albero del vicino si protendono sul fondo altrui, il proprietario di quest’ultimo può chiedere, in qualsiasi momento, che vengano tagliati: tale diritto non è soggetto a prescrizione, né la controparte può mai vantare l’usucapione. Non solo: il vicino può chiedere, entro 5 anni, il risarcimento del danno per la pianta, l’albero o la siepe piantato a distanza inferiore a quella regolamentare e anche l’estirpazione della pianta (indipendentemente dal fatto che l’albero o la pianta abbiano provocato un danno effettivo) o dell’albero che è nato o è stato piantato a distanza inferiore a quella prevista dai regolamenti o dagli usi oppure, in mancanza, dal codice civile. La possibilità di chiedere l’estirpazione, però, viene meno se l’altro vicino abbia acquisito il diritto a mantenere la pianta a distanza inferiore da quella legale per usucapione o per destinazione del padre di famiglia.

In particolare, l’usucapione si concretizza quando il confinante, per almeno vent’anni, non oppone alcuna obiezione al fatto che una pianta cresca ad una distanza non legale sul fondo attiguo. Da tenere presente, però, che i presupposti temporali per l’usucapione del diritto di servitù non sussistono per tutte le specie di alberi.

Il predetto termine ventennale decorre dalla data del piantamento, perché è da tale momento che inizia la situazione di fatto idonea a determinare, nel concorso con le altre circostanze richieste, l’acquisto del diritto per decorso del tempo [3].

Nel caso oggetto di lite, solo un albero risulta avere 23 anni e per questo, quindi, si considera intervenuta l’usucapione, mentre gli altri alberi, ad eccezione del nespolo che rispetta le distanze legali, dovranno essere recisi a cura e spese del convenuto.

 

Qualche chiarimento anche per quanto riguarda l’ipotesi dello sconfinamento di rami nella proprietà del vicino [4]: in tal caso dovranno essere potati. Allo stesso modo, il confinante leso può tagliare le radici che si siano sviluppate sul suo fondo ed il relativo diritto non può essere né limitato dalle norme a tutela del paesaggio né acquisito per usucapione [5]. A differenza di quanto stabilito in merito alla distanza degli alberi dal confine, la richiesta di potatura può essere avanzata in qualsiasi momento, anche se mai formulata negli anni precedenti. Quindi, come detto anche in Potare i rami della siepe altrui è abuso del diritto, il vicino può provvedere da solo al taglio delle sole radici, ma non dei rami. Per questi ultimi, bisognerà intraprendere una causa, ed eventualmente, in quella sede, chiedere il risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale.

note

[1] Trib. Benevento sent. n. 51 del 20.02.2017.

[2] Art. 892 cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 21855 del 18.10.2007.

[4] Art. 896 cod. civ.

[5] Cass. sent. n. 4361 del 27.03.2002.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE DI BENEVENTO

Il Giudice, dott. Rocco Abbondandolo,

ha pronunziato la seguente

SENTENZA

nel giudizio iscritto al n.° 1001 dell’anno 2010 reg. gen. Aff. Cont.

Tra

TOTO MICHELE GERARDO con avv. Giancarlo Di Gregorio – attore –

e

TOTO MICHELE con avv. Giovanni Lisi e Michele Addesa – convenuto –

avente ad

OGGETTO : diritti reali – possesso – trascrizione

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione, ritualmente notificato, Toto Michele Gerardo esponeva di essere proprietario di un fondo confinante con un terreno di proprietà di Toto Michele. L’attore lamentava che alcuni alberi di proprietà di quest’ultimo, tra cui una quercia e alberi da frutta, erano sorti a distanza non legale dal confine e per un’altezza non conforme a quanto prescritto dalla legge.

Pertanto, Toto Michele Gerardo adiva il Giudice di Pace di Castel Baronia affinchè condannasse il convenuto ad estirpare gli alberi, a reciderne i rami e a ridurne l’altezza, con vittoria di spese, diritti ed onorari.

Toto Michele, costituitosi in giudizio, chiedeva il rigetto della domanda in quanto infondata in fatto ed in diritto e spiegava domanda riconvenzionale al fine di far dichiarare l’intervenuta usucapione del diritto di servitù, in virtù del quale l’attore avrebbe accettato di mantenere gli alberi esistenti ad una distanza inferiore a quella legale.

Instauratosi il contraddittorio, le parti insistevano sulle rispettive richieste ed articolavano i mezzi istruttori. In particolare, veniva espletata la ctu.

Il Giudice di Pace, ritenendola matura per la decisione, assegnava la causa a sentenza.

Acquisita la documentazione prodotta, sulle conclusioni delle parti in atti riportate, la causa andava decisa.

Il Giudice di Pace di Castel Baronia, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da Toto Michele Gerardo contro Toto Michele, così provvedeva: rilevata la connessione esistente tra la domanda principale e quella riconvenzionale, dichiarava la propria incompetenza per materia relativamente a quest’ultima e rimetteva la causa dinanzi al competente Tribunale di Ariano Irpino, concedendo alle parti mesi tre per la riassunzione del giudizio.

Con atto di citazione in riassunzione, ritualmente notificato, Toto Michele Gerardo citava Toto Michele dinanzi al competente Tribunale di Ariano Irpino, reiterando le proprie richieste. Si costituiva regolarmente Toto Michele.

Instauratosi il contraddittorio, le parti insistevano sulle rispettive richieste.

Il Giudice, ritenuta la causa matura per la decisione, assegnava la causa a sentenza con concessione dei termini ex art. 190 c.p.c.

Acquisita la documentazione prodotta, sulle conclusioni delle parti in atti riportate, la causa deve essere decisa.

MOTIVI DELLA DECISIONE

L’odierna controversia impone di esaminare due distinti profili: il rispetto delle distanze legali degli alberi dal confine e l’usucapione del diritto di servitù a tenere gli alberi ad una distanza inferiore rispetto a quella legale.

In ordine al primo profilo, l’art. 892 c.c. prescrive una distanza di 3 mt dal confine per gli alberi di alto fusto e di 1,5 mt per gli alberi di non alto fusto. Il rispetto delle distanze è volto ad evitare l’occupazione delle proprietà confinanti da parte dei rami e delle radici e a non procurare danno ai vicini che potrebbero subire una limitazione nella fruizione dell’aria, della luce o dell’irraggiamento solare.

Ciò premesso in diritto, in fatto occorre verificare se gli alberi di proprietà di Toto Michele siano posti a distanza legale dal confine o in difformità di quanto prescritto dalla legge.

Il ctu ha rilevato che la quercia è posta a 0.50 mt dal confine e ha un’età di 16 anni; il nespolo è posto a 1,50 mt dal confine e ha un’età di 14 anni; il melograno è posto a 1,00 mt dal confine e ha un’età di 3 anni; il fico è posto a 0,50 mt dal confine e ha un’età di 23 anni; il kaki è posto a 1,20 mt dal confine e ha un’età di 13 anni.

Ne deriva che la quercia (albero di alto fusto), il melograno, il fico e il kaki (alberi di non alto fusto) non rispettano le distanze regolamentari prescritte dalla legge; l’unico albero che rispetta le distanze legali è il nespolo.

Ciò detto, occorre verificare se sia o meno intervenuta l’usucapione del diritto di servitù a tenere alberi a distanza dal confine inferiore a quella di legge. Questa modalità di acquisto del diritto si concretizza quando il confinante, per almeno vent’anni, non oppone alcuna obiezione al fatto che una pianta cresca ad una distanza non legale sul fondo attiguo.

Orbene, si osserva come la domanda riconvenzionale proposta da parte convenuta non possa essere accolta in toto, dal momento che i presupposti temporali per l’usucapione del diritto di servitù non sussistono per tutte le specie di alberi.

Il predetto termine ventennale decorre dalla data del piantamento, perché è da tale momento che ha inizio la situazione di fatto idonea a determinare, nel concorso con le altre circostanze richieste, l’acquisto del diritto per decorso del tempo (Cass. civ. sez. II, 18.10.2007 n. 21855).

Nel caso de quo, solo l’albero di fico risulta avere un’età di 23 anni; pertanto, solo in riferimento a tale specie può essere accertata l’intervenuta usucapione, mentre gli altri alberi, ad eccezione del nespolo che rispetta le distanze legali, dovranno essere recisi a cura e spese del convenuto.

Una considerazione a parte merita la diversa ipotesi dello sconfinamento di rami. L’art. 896 c.c., difatti, garantisce la potatura dei rami che si protendono sulla proprietà del vicino. Il confinante leso può tagliare le radici che si siano sviluppate sul suo fondo ed il relativo diritto non può essere né limitato dalle norme a tutela del paesaggio né acquisito per usucapione. Difatti, contrariamente a quanto stabilito in merito alla distanza degli alberi dal confine, la richiesta di potatura può essere avanzata in qualsiasi momento, anche se mai formulata negli anni precedenti. Il diritto di far protendere i rami degli alberi del proprio fondo su quello confinante non può essere acquisito per usucapione perché l’art. 896 c.c. implicitamente lo esclude, riconoscendo espressamente al proprietario del fondo sul quale i rami sono protesi, il potere di costringere il vicino a tagliarli in qualunque momento o la facoltà di tagliarli lui stesso, senza che si configuri un abuso del diritto (Cass. civ. sez. II, 27.03.2002 n. 4361).

Alla luce delle argomentazioni in fatto ed in diritto innanzi esposte, ne deriva l’accoglimento della domanda attorea e il, parziale accoglimento della domanda riconvenzionale, limitatamete all’albero di fico.

Stante la prevalente soccombenza di parte convenuta, le spese di lite vanno disposte a carico di Toto Michele, ivi incluse le spese di ctu, come già liquidate in corso di causa, fermo restando l’obbligo solidale per il pagamento a favore del ctu anche della parte attrice.

Difatti, come affermato dalla recente giurisprudenza di legittimità, la prestazione del consulente tecnico d’ufficio è effettuata in funzione di un interesse comune delle parti del giudizio, le quali sono solidalmente responsabili del pagamento delle relative competenze persino dopo che la controversia, nella quale il consulente ha prestato la sua opera, sia stata decisa con sentenza passata in giudicato, indipendentemente dalla ripartizione in essa operata dell’onere delle spese processuali (Cass. civ., sez. VI, 08.11.2013, n. 25179).

PQM

Il Tribunale di Benevento, in composizione monocratica, definitivamente pronunciando sulla domanda principale proposta da TOTO MICHELE GERARDO contro TOTO MICHELE nonché sulla domanda riconvenzionale da quest’ultimo proposta, ogni altra domanda, eccezione e deduzione disattesa, così provvede: ordina al convenuto di rimuovere gli alberi di cui all’atto di citazione, così come indicati dal ctu, con esclusione dell’albero di fico e di nespolo; condanna il convenuto al pagamento delle spese di giudizio, liquidate in euro 1.200,00 oltre iva, cassa e spese generali come per legge e oltre spese di contributo unificato e spese di ctu.

Così deciso in Benevento il 16/2/2017

Il Giudice

 

( Dott. Rocco Abbondandolo )

– Provvedimento redatto con la collaborazione della tirocinante, dott.ssa Martina Masciotra –


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