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Lo sai che? Prodotti difettosi: la garanzia

Lo sai che? Pubblicato il 10 aprile 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 10 aprile 2017

Prodotti difettosi: come far valere la garanzia? Vediamo quali regole ha a disposizione il consumatore per tutelarsi e a cosa è tenuto il venditore.

Il venditore è responsabile di eventuali difetti di conformità quando essi si manifestano entro il termine di due anni dalla consegna del bene. In caso di difetto di conformità, il consumatore ha diritto al ripristino, senza spese, della conformità del bene mediante riparazione o sostituzione, o a una riduzione adeguata del prezzo o alla risoluzione del contratto, ma decade da tali diritti previsti se non denuncia al venditore il difetto di conformità entro il termine di due mesi dalla data in cui ha scoperto il difetto. La denuncia non è necessaria se il venditore ha riconosciuto l’esistenza del difetto o lo ha occultato.

Salvo prova contraria, si presume che i difetti di conformità che si manifestano entro sei mesi dalla consegna del bene esistessero già a tale data, a meno che tale ipotesi sia incompatibile con la natura del bene o con la natura del difetto di conformità.

L’azione diretta a far valere i difetti non dolosamente occultati dal venditore si prescrive, in ogni caso, nel termine di ventisei mesi dalla consegna del bene; il consumatore, che sia convenuto per l’esecuzione del contratto, può tuttavia far valere sempre i diritti al ripristino della conformità del bene, alla riduzione del prezzo o alla risoluzione del contratto purchè il difetto di conformità sia stato denunciato entro due mesi dalla scoperta e prima della scadenza del termine di sei mesi di cui si è detto [1]. È quanto, in sostanza, ribadito dal Tribunale di Ascoli Piceno in una sentenza recente [2]: un uomo chiedeva la condanna di una ditta che gli aveva venduto un forno ad emendare i vizi o, in subordine, a sostituire il bene viziato da difetti di conformità (presenza di fumo nella camera di cottura) e a risarcire il conseguente danno. Dal canto suo, la ditta sosteneva l’intervenuta prescrizione e decadenza dall’azione proposta ai sensi del Codice del Consumo, essendo stato il forno acquistato nel 2007 ed essendo, dunque, spirato il termine di ventisei mesi dalla consegna del bene.

Secondo la legge, il venditore è responsabile nei confronti del consumatore per qualsiasi difetto di conformità esistente al momento della consegna del bene e in caso di difetto, il consumatore ha diritto al ripristino, senza spese, della funzionalità del bene mediante riparazione o sostituzione, o ad una riduzione adeguata del prezzo o alla risoluzione del contratto. Il consumatore può, quindi, chiedere al venditore di riparare il bene o di sostituirlo, senza spese in entrambi i casi. Tali diritti sussistono, però, quando il difetto di conformità si manifesta entro il termine di due anni dalla consegna del bene e si decade soltanto se non si denuncia il difetto di conformità entro il termine di due mesi dalla data in cui si è scoperto il difetto. In pratica e ricapitolando, il consumatore deve comunicare al venditore il difetto del prodotto entro due mesi dalla consegna oppure dal momento in cui lo ha scoperto, se si tratta di un difetto che non era evidente al momento dell’acquisto, ma che si è mostrato solo durante il normale utilizzo del prodotto. Quindi, se il consumatore non denuncia il difetto prima che siano scaduti i due mesi, non potrà più farlo successivamente. Se il consumatore ha denunciato il difetto entro due mesi, ma le sue richieste sono state ignorate, allora egli può agire in causa entro due anni dalla consegna del bene o dalla scoperta del difetto, per ottenerne la riparazione o sostituzione. Questi due anni sono considerati dalla legge come un termine di prescrizione: significa che, se il consumatore non agisce entro due anni dalla consegna o scoperta, non potrà più farlo. Se il difetto viene scoperto solo poco prima che i due anni scadano, il consumatore avrà a disposizione un ulteriore periodo di due mesi per iniziare l’azione legale, per un totale di ventisei mesi e non di ventiquattro.

Salvo prova contraria, inoltre, si presume che i difetti di conformità che si manifestano entro sei mesi dalla consegna del bene esistessero già a tale data, per cui il consumatore non deve fornire alcuna prova in merito. In pratica, entro i primi sei mesi, il consumatore deve solo dimostrare che il prodotto è difettoso, perché è la legge stessa a presumere che il difetto esisteva già prima della consegna. Spetta, invece, al venditore, se vuole liberarsi dall’obbligo di garanzia, provare che il prodotto non era difettoso fin dall’origine, ma che il difetto sia dovuto ad un uso anomalo, fatto dal consumatore. Viceversa, se il difetto si manifesta dopo sei mesi dalla consegna, spetterà al consumatore dimostrare che il prodotto era difettoso sin dall’origine e che non è stato lui stesso a danneggiarlo, con un uso inappropriato.

La scelta tra diritto al ripristino della conformità del bene, riduzione del prezzo o risoluzione del contratto non è consentita se il rimedio richiesto è oggettivamente impossibile o eccessivamente oneroso rispetto all’altro (ad esempio, il rimedio è impossibile se si chiede la riparazione del bene ma non esistono più i pezzi di ricambio per quel bene; è eccessivamente oneroso se si sceglie la sostituzione del bene difettoso con uno nuovo quando invece basterebbe un minimo intervento per  restituire conformità al bene).

Le riparazioni o sostituzioni devono essere effettuate in un congruo termine di tempo e non devono arrecare inconvenienti al consumatore. In caso contrario, il consumatore ha diritto a richiedere, ancora una volta a sua scelta, una congrua riduzione del prezzo oppure la risoluzione del contratto. Inoltre, il consumatore che chiede la riparazione o la sostituzione del bene non è tenuto a sostenere alcuna spesa, né per spedizioni, né per materiali, né per mano d’opera.

Nel caso esaminato dalla sentenza, l’azione dell’uomo si è effettivamente prescritta, essendo stata proposta dopo il decorso di ventisei mesi dalla consegna del bene e non essendo configurabili tempestivi e precedenti atti idonei ad interrompere la prescrizione stessa. Il forno, infatti, è stato acquistato e consegnato nel 2007 e l’attore ha contestato per la prima volta la presenza dei vizi nell’ottobre 2010. Né può valere la regola secondo cui, una volta che il venditore abbia riconosciuto il vizio, si applicherebbe comunque l’ordinaria prescrizione decennale. Essa, infatti, implica che il venditore si impegni espressamente alla rimozione dei vizi e che tale impegno sia accettato dal compratore. Nel caso di specie, tuttavia, la ditta non ha mai riconosciuto l’esistenza e l’imputabilità a sé di un vizio/difetto di conformità del bene, ed anzi ha sempre espressamente negato tali elementi, dando solo la sua disponibilità a verificare quale fosse il problema ma sempre espressamente dichiarando di non riconoscere alcunché.

note

[1] Art. 132 d. lgs. n. 206 dello 06.09.2005 (Codice del Consumo).

[2] Trib. Ascoli Piceno sent. n. 97 dello 03.02.2017.


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