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Lo sai che? Posso raggruppare i debiti e beneficiare del piano del consumatore?

Lo sai che? Pubblicato il 8 aprile 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 8 aprile 2017

Sono debitore dell’agenzia di riscossione Sicilia, ho una causa pendente per degli assegni e un fido. Posso raggruppare tutto e proporre un piano secondo la legge anti-suicidi?

Breve premessa sulla disciplina del sovraindebitamento

La legge n. 3 del 2012 e modifiche successive, ha introdotto nell’ordinamento italiano l’istituto della crisi da sovraindebitamento. Si tratta di una novità assoluta che consente, nel rispetto dei requisiti di natura oggettiva e soggettiva, il risanamento totale della posizione debitoria e conseguente esdebitazione, cioè permette la cancellazione di tutti i debiti.

Le procedure previste dalla legge alle quali il debitore può accedere sono 3:

  1. il piano del consumatore;
  2. la liquidazione dei beni;
  3. l’accordo con i creditori.

Il debitore può ricorrere al piano del consumatore quando ha contratto debiti nella qualità di consumatore. Si tratta di uno strumento che consente una riduzione dei debiti senza il consenso dei creditori; tuttavia non è applicabile al caso in cui i debiti siano stati contratti nell’esercizio dell’attività di impresa.

Altra procedura è la liquidazione dei beni: consente all’interessato di avviare egli stesso la vendita di ciò che possiede per offrirla, in sostanza, ai suoi creditori. Non si può, ovviamente, scegliere quali beni cedere poiché tutti i beni di chi accede a tale procedura vengono sottoposti alla liquidazione.

Nel caso del lettore, in cui afferma di aver contratto i debiti nell’ambito di una attività imprenditoriale, l’accordo con i creditori è la procedura attivabile. Questo, però, sul presupposto che egli non rientri nei parametri previsti per l’applicazione delle tradizionali procedure concorsuali (fallimento, concordato preventivo). Infatti, il debitore in stato di sovra indebitamento può proporre ai creditori un accordo di ristrutturazione dei debiti sulla base di un piano che assicuri l’integrale pagamento dei titolari di crediti privilegiati ai quali gli stessi non abbiano rinunciato ed una percentuale dei crediti non privilegiati o ipotecari. Il piano prevede le scadenze e le modalità di pagamento dei creditori, le eventuali garanzie rilasciate per l’adempimento dei debiti, le modalità per l’eventuale liquidazione dei beni.

 

Quali soggetti possono proporre l’accordo con i creditori?

Sono i soggetti a cui non si applicano le procedure concorsuali tradizionali (fallimento, concordato preventivo, liquidazione coatta amministrativa, amministrazione straordinaria) quali i consumatori, professionisti, artisti, lavoratori autonomi e società professionali, enti privati non commerciali, imprenditori agricoli, start up innovative e imprenditori commerciali sotto soglia. Sono definiti “sotto soglia” gli imprenditori che non possono essere dichiarati falliti. E cioè coloro la cui impresa, nei tre anni precedenti, non abbia superato i seguenti parametri:

  • attivo patrimoniale complessivo annuo non superiore a euro 300.000,00;
  • ricavi lordi complessivi annui non superiori a euro 200.000,00;
  • debiti, anche non scaduti, non superiori a euro 500.000,00.

Tutti questi tre requisiti sono cumulativi, cioè tutti devono essere rispettati. La mancanza anche di un solo di questi requisiti dimensionali, può dar luogo alla dichiarazione di fallimento e non consentire la possibilità di proporre l’accordo con i creditori di cui alla legge n. 2 del 2012.

Nel caso del lettore, pertanto, è necessario verificare che nei tre anni precedenti non abbia superato le tre le soglie poc’anzi indicate; cosa che potrà accertare presso il suo commercialista. Da questo primo accertamento dipende il tipo di procedura da intraprendere: se si rientra nel novero degli imprenditori di cui può essere dichiarato il fallimento, si potranno fare alcune scelte; nel caso contrario si potrà dar corso al tentativo di trovare un accordo con i creditori secondo le procedure previste dalla legge n. 3 del 2012.

Quali situazioni consentono di proporre l’accordo con i creditori?

Per accedere alla procedura, il debitore deve trovarsi in stato di sovraindebitamento [1] che è:

  • una situazione prolungata nel tempo di uno squilibrio tra gli obblighi assunti e il suo patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, che determina la rilevante difficoltà di adempiere le proprie obbligazioni;
  • la definitiva incapacità ad adempiere alle obbligazioni in modo regolare.

Per quali debiti non si ha diritto all’esdebitazione?

  • Debiti che derivano da obblighi di mantenimento e alimentari;
  • debiti da risarcimento dei danni da fatto illecito extracontrattuale, sanzioni penali ed amministrative di carattere pecuniario che non siano accessorie a debiti estinti;
  • debiti fiscali anche se contratti prima del decreto di apertura delle procedure del sovraindebitamento, ma successivamente accertati.

Procedura

La procedura, sicuramente meno favorevole rispetto al piano del consumatore, prevede che il debitore, con l’assistenza dell’organismo di composizione della crisi o di un professionista abilitato (avvocato o commercialista), possa proporre al creditore o ai creditori un accordo di ristrutturazione del debito in base ad un piano.

La prima fase del procedimento consiste nel depositare, presso il tribunale competente in base alla residenza o sede principale del debitore, una proposta di accordo nella quale indicare l’elenco di tutti i creditori e relative somme dovute, elenco dei beni e eventuali atti di disposizioni effettuati negli ultimi 5 anni, le ultime 3 dichiarazione dei redditi, attestazione sulla fattibilità del piano e elenco delle spese per il sostentamento del debitore e della sua famiglia e indicazione del numero dei componenti del nucleo. Se si svolge attività di impresa, il debitore deve depositare anche le scritture contabili degli ultimi 3 anni, allegando una dichiarazione che ne certifichi la conformità all’originale. Il piano può prevedere scadenze e modalità di pagamento dei creditori, anche in misura percentuale; le garanzie rilasciate per l’adempimento dei debiti e i tempi per l’eventuale liquidazione dei beni, nonché il pagamento parziale dei creditori privilegiati, cioè assistiti da prelazione, sempre che ne sia garantita la soddisfazione in misura non inferiore a quella realizzabile in caso di liquidazione dei beni sui quali insiste la causa di prelazione.

L’impostazione del piano discende da molteplici fattori. Innanzitutto, il reddito presente e futuro dell’interessato e la possidenza, o meno, di beni. In questa prima fase l’organismo di composizione o il professionista che assiste il debitore, svolge un’intensa attività di supporto e assume un importante ruolo nella procedura, ed in particolare:

  • è di ausilio nella redazione del piano di accordo da sottoporre ai creditori e nella predisposizione della relativa documentazione;
  • è l’organo che attesta il valore di mercato dei beni su cui insistono le cause di prelazione per verificare la possibilità di un pagamento parziale dei crediti privilegiati;
  • è l’organo che verifica la veridicità dei dati contenuti nella proposta e nei documenti allegati e attesta la fattibilità del piano stesso;
  • può, anche, essere designato quale gestore della liquidazione dei beni.

Il piano di accordo va poi depositato in tribunale, il quale dopo aver verificato i presupposti soggettivi ed oggettivi, fissa con decreto l’udienza dei creditori, da tenersi non oltre 60 giorni dal deposito della proposta.

La proposta va sottoposta ai creditori che, dopo averla valutata, eseguono una votazione al di fuori del tribunale attraverso delle dichiarazioni di voto. L’accordo è da ritenersi approvato se si raggiunge la maggioranza del 60% dei crediti. Ad oggi è previsto il meccanismo del silenzio-assenso, ossia, se entro 10 giorni il creditore non invia la sua dichiarazione è da intendersi il consenso. Ottenuto il consenso del 60% dei creditori, il Tribunale procede ad omologare l’accordo, che diventa obbligatorio nei confronti di tutti i creditori. Dalla data di omologa i creditori anteriori e posteriori non potranno più agire esecutivamente, ciò sospenderà le procedure esecutive in corso.

Nel caso che il lettore sottopone appare preponderante la necessità di verificare, in primo luogo, l’assoggettabilità della sua attività imprenditoriale alle norme fallimentari. In questo caso potrebbe eventualmente essere attivata una procedura di concordato preventivo. Come detto prima, i limiti fissati per rientrare in questa tipologia, sono:

  • attivo patrimoniale complessivo annuo superiore a euro 300.000,00;
  • ricavi lordi complessivi annui superiori a euro 200.000,00;
  • debiti, anche non scaduti, superiori a euro 500,00.

Dalle cifre indicate, molto probabilmente non si rientra in queste caratteristiche e, dunque, non può essere applicabile una delle misure previste dalla legge del 2012; esse sono, come abbiamo detto, la liquidazione del patrimonio e l’accordo con i creditori.

La liquidazione del patrimonio, secondo le modalità fissate dalla legge del 2012, presuppone di valutare l’esistenza e la consistenza di un patrimonio.

Non si sa se, nel caso del lettore, vi sia un patrimonio liquidabile: beni immobili, beni strumentali, mezzi meccanici, autovetture o altro. Sarebbe indispensabile questa prima valutazione per andare oltre: in sostanza, se ci sono dei beni collocabili nel mercato, si procede alla loro vendita, distribuendone il ricavato ai creditori. Si potrebbero ottenere dei prezzi più corrispondenti a quelli di mercato e, alla fine della procedura, tutti i debiti attualmente esistenti verrebbero definitivamente cancellati, anche nel caso in cui non siano stati pagati per intero.

L’altra procedura è quella dell’accordo. Presuppone una proposta di soddisfazione dei creditori mediante abbattimenti percentuali o rateizzazione. L’accordo può essere omologato se vi aderiscono tanti creditori da rappresentare il 60% dell’ammontare complessivo. In questa procedura si configura pure la possibilità del silenzio-assenso: se il creditore non esprime il suo voto, si presume che esso sia favorevole. I presupposti da osservare per l’omologazione del piano sono:

  • che vengano integralmente pagati i “crediti impignorabili”: per esempio quelli per alimenti;
  • il pagamento integrale dei tributi verso l’Unione Europea, dell’Iva e delle ritenute operate e non versate;
  • il pagamento dei creditori privilegiati in una misura non inferiore a quella che avverrebbe mediante la vendita del patrimonio.

Come si vede, le condizioni per proporre un piano sono abbastanza precise: questa

ipotesi, nel caso di specie, sarebbe conveniente qualora vi sia l’intenzione e la possibilità di pagare i debiti, ma si abbia bisogno di una dilazione, anche prolungata. Non c’è, in definitiva, l’opportunità di un cospicuo abbattimento come, invece, è possibile con il piano del consumatore; misura, come abbiamo visto, destinata a chi non è imprenditore. Nel caso del lettore, infatti, i debiti sono principalmente nei confronti dell’Esattoria e si deve presumere che si tratti di debiti non riducibili nell’ammontare. Ogni valutazione, in ogni caso, andrebbe fatta con preciso riferimento alle caratteristiche di tali debiti e del patrimonio esistente o delle prevedibili entrate future.

Il lettore ha proposto, intanto, istanza di rateizzazione all’Esattoria? Questo andrebbe fatto subito per evitare l’avvio di procedure di recupero.

In ogni caso, dagli elementi forniti, non sé possibile formulare un’ipotesi fondata su quale iniziativa sia più conveniente assumere. Per esempio, non è chiaro quanto possa incidere sulle decisioni la pendenza di una causa; per quanto concerne l’esposizione bancaria, invece, sarebbe opportuna l’analisi dei tassi per escludere che siano previsti o conteggiati interessi oltre la soglia di usura. In ogni caso, tutto sarebbe subordinato a verificare preliminarmente la situazione patrimoniale e le sue entrate.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Vincenzo Rizza

note

[1] Ai sensi dell’art. 6, co. 2, del 27.01.2012.


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