Professionisti I provvedimenti anticipatori di condanna

Professionisti Pubblicato il 18 marzo 2017

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L’ordinanza di pagamento delle somme non contestate, l’ingiunzione di pagamento o di consegna, l’ordinanza successiva alla chiusura dell’istruttoria.

Al fine di accelerare la tutela dei diritti, scoraggiando altresì la prosecuzione di giudizi dettati da finalità dilatorie, la legge 353/1990 ha introdotto la possibilità, per il giudice istruttore, di emettere provvedimenti di condanna in corso di causa, che anticipano in tutto o in parte gli effetti dell’eventuale sentenza di condanna (tali norme sono entrate in vigore il 1°-1-1993).

L’ordinanza di pagamento delle somme non contestate

L’art. 186bis prevede che, su istanza di parte, il giudice istruttore può disporre, fino al momento della precisazione delle conclusioni, il pagamento delle somme non contestate dalla parti costituite. L’ordinanza, soggetta alla disciplina delle ordinanze revocabili di cui agli artt. 177, co. 1 e 2, e 178, co. 1, costituisce titolo esecutivo e conserva la sua efficacia in caso di estinzione del processo.

Con la disposizione in esame, il legislatore ha inteso estendere a qualsiasi controversia civile l’ipotesi dettata dall’art. 423. al pari di questa, infatti, l’ordinanza di cui all’art. 186bis è limitata al pagamento di somme — cioè solo ad uno dei possibili oggetti della pronuncia di condanna — ed è subordinata, oltre che all’istanza di parte, al fatto negativo della non contestazione (e non già al fatto positivo dell’esplicito riconoscimento del diritto). a differenza dell’art. 423, tuttavia, l’art. 186bis esclude espressamente che l’ordinanza possa essere pronunciata contro la parte rimasta contumace (in quanto precisa che la non contestazione deve provenire dalle parti costituite).

Il d.L. 35/2005, conv. in L. 80/2005 ha modificato l’art. 186bis, co. 1, (per i procedimenti instaurati successivamente al 1°-3-2006) prevedendo che, qualora l’istanza sia proposta fuori udienza, il giudice disponga la comparizione delle parti ed assegni il termine per la notificazione alla controparte (cioè la parte nei cui confronti è proposta l’istanza).

L’ordinanza in esame, comunque motivata, non può mai pregiudicare la decisione della causa, in quanto è sempre revocabile o modificabile sia da parte del giudice istruttore sia, nei giudizi a decisione collegiale, da parte del collegio, senza bisogno di mezzi specifici di impugnazione, quando la causa è rimessa al collegio.

L’ingiunzione di pagamento o di consegna

A norma dell’art. 186ter, fino al momento della precisazione delle conclusioni, quando ricorrano i presupposti di cui all’art. 633, co. 1 n. 1 e 2, e di cui all’art. 634, la parte può chiedere al giudice istruttore, in ogni stato del processo, di pronunciare, con ordinanza, ingiunzione di pagamento o di consegna.

Pertanto, presupposti per l’ammissibilità dell’ordinanza in questione sono:

  • l’istanza della parte che vanti un credito avente ad oggetto una somma di denaro liquida ed esigibile, ovvero una determinata quantità di cose fungibili o ancora la consegna di una cosa mobile determinata nonché, qualora tale credito dipenda da una controprestazione, questa sia stata adempiuta;
  • la prova scritta del diritto di credito fatto valere.

Il d.L. 35/2005, conv. in L. 80/2005 ha modificato anche l’art. 186ter, co. 1 (per i procedimenti instaurati successivamente al 1°-3-2006) prevedendo che, qualora l’istanza di ingiunzione sia proposta fuori udienza, il giudice disponga la comparizione delle parti ed assegni il termine per la notificazione alla controparte (la parte nei cui confronti è proposta l’istanza).

L’ordinanza deve contenere i provvedimenti previsti dall’art. 641, ultimo comma (ossia la liquidazione delle spese e delle competenze legali, di cui è ingiunto il pagamento), ed è dichiarata provvisoriamente esecutiva se ricorrono le condizioni previste dall’art. 642 (se cioè il credito è fondato su cambiale, assegno bancario o circolare, certificazione di liquidazione di borsa, su atto notarile o comunque su atto pubblico o quando v’è pericolo di grave pregiudizio nel ritardo).

Se l’ingiunzione è diretta contro una parte costituita, la concessione della provvisoria esecutività è altresì (o in alternativa, secondo una parte della dottrina) subordinata ai presupposti di cui all’art. 648 (e cioè al fatto che le eccezioni proposte dal convenuto non siano fondate su prova scritta o di pronta soluzione).

La provvisoria esecutività non può mai essere disposta qualora la controparte abbia disconosciuto la scrittura privata prodotta contro di lei o abbia proposto querela di falso contro l’atto pubblico.

Nei confronti del contumace, l’ordinanza di ingiunzione deve essere notificata ai sensi e per gli effetti dell’art. 644 (ossia a pena di inefficacia), e deve contenere l’espresso avvertimento che ove la parte non si costituisca, entro il termine di venti giorni dalla notifica, l’ordinanza stessa diverrà esecutiva ai sensi dell’art. 647.

Infine, al pari dell’ordinanza di pagamento di somme non contestate, l’ingiunzione in esame conserva efficacia anche in caso di estinzione del giudizio (ed anzi diviene esecutiva ove già non lo fosse) ed è revocabile a norma degli artt. 177 e 178, co. 1.

L’ordinanza successiva alla chiusura dell’istruzione

La L. 534/1995 ha inserito nel codice l’articolo 186quater, che introduce una nuova figura di provvedimento anticipatorio di condanna, l’ordinanza successiva alla chiusura dell’istruzione. Per pronunciare tale ordinanza occorre che:

  • la fase istruttoria sia esaurita;
  • vi sia una istanza della parte che ha proposto domanda;
  • la domanda sia relativa alla condanna al pagamento di somme, ovvero alla consegna o al rilascio di beni.

L’ordinanza, pronunciata dal giudice istruttore, può disporre il pagamento, la consegna o il rilascio nei limiti in cui il giudice ritiene raggiunta la prova; essa costituisce titolo esecutivo ed è revocabile con la sentenza che definisce il giudizio: se, dopo la pronuncia dell’ordinanza, il processo si estingue, l’ordinanza stessa acquista efficacia di sentenza impugnabile sull’oggetto dell’istanza. È poi previsto, al comma 4, che la parte intimata possa dichiarare di rinunciare alla pronuncia della sentenza con atto notificato all’altra parte e depositato in cancelleria. dal momento del deposito l’ordinanza  acquista l’efficacia della sentenza impugnabile sull’oggetto dell’istanza.

Il d.L. 35/2005, conv. in L. 80/2005 ha novellato il comma 4 dell’art. 186quater (modifica applicabile ai procedimenti instaurati successivamente al 1° marzo 2006) prevedendo che l’ordinanza de qua acquista automaticamente l’efficacia della sentenza impugnabile sull’oggetto dell’istanza salvo che la parte intimata non manifesti, entro trenta giorni dalla sua pronunzia in udienza o dalla comunicazione, con ricorso notificato all’altra parte e depositato in cancelleria, la volontà che sia pronunziata la sentenza.


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