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Lo sai che? A quale età mi possono licenziare?

Lo sai che? Pubblicato il 20 marzo 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 20 marzo 2017

Limite di età per il licenziamento: chi raggiunge l’età pensionabile o i requisiti per la pensione anticipata può essere mandato via? 

Lavoro in un’azienda privata con più di 100 dipendenti e ho raggiunto i requisiti della pensione anticipata: possono licenziarmi subito oppure c’è un limite di età da rispettare?

A differenza di quanto avviene per i dipendenti pubblici, per i quali è previsto una sorta di pensionamento forzato, il dipendente del settore privato ha il diritto di restare al lavoro almeno sino al compimento di 70 anni e 7 mesi di età (dal 2016, a causa degli adeguamenti periodici alla speranza di vita), se lavoratore di un’azienda con oltre 15 dipendenti e destinatario della cosiddetta “tutela reale”, assunto prima dell’entrata in vigore del Jobs Act.

Secondo il Decreto Salva Italia [1], infatti, noto anche come Legge Fornero, le tutele previste a favore del lavoratore illegittimamente licenziato si applicano sino a che quest’ultimo non abbia compiuto 70 anni (dal 2016, 70 anni e 7 mesi a causa dell’adeguamento alla speranza di vita, come confermato dall’Inps [2]), anche quando abbia raggiunto l’età prevista per l’accesso alla pensione di vecchiaia.

Incentivi per chi resta al lavoro

La Legge Fornero, in pratica, oltre ad aver elevato i requisiti per la pensione di anzianità (ora pensione anticipata) e quelli utili alla pensione di vecchiaia (attualmente l’età pensionabile, per gli uomini, è pari a 66 anni e 7 mesi; la soglia varrà, dal 2018, anche per le donne), ha introdotto degli incentivi a favore dei lavoratori che, pur possedendo tutti i requisiti necessari per accedere alla pensione, di vecchiaia o anticipata, decidano di rimanere comunque a lavoro fino a 70 anni.

L’incentivo consiste nel diritto potestativo del lavoratore a conservare il posto di lavoro fino al compimento di 70 anni e 7 mesi: in parole semplici, il dipendente che non ha ancora compiuto 70 anni (e 7 mesi) può continuare a lavorare, mentre il datore di lavoro non può licenziarlo “ad nutum”, cioè senza motivo. Il lavoratore, infatti, conserva le tutele previste a suo favore dalla legge, nel caso in cui subisca un licenziamento e questo non sia sorretto da giusta causa o giustificato motivo: parliamo, nel dettaglio, della tutela obbligatoria per le cosiddette piccole imprese e della tutela reale, prevista dall’Art.18 dello Statuto dei lavoratori [3], per le aziende con più di 15 dipendenti.

Quando si può mandare in pensione il dipendente

Riassumendo quanto esposto, ci sono dunque due discipline riguardo alla possibilità di recesso dell’azienda:

  • per le aziende in regime di tutela reale, secondo l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, dunque con oltre 15 dipendenti, il lavoratore non può essere licenziato sino ai 70 anni e 7 mesi di età; una volta raggiunta l’età anagrafica prestabilita, fermo restando un minimo pari a 20 anni di contributi, il datore può liberamente recedere dal rapporto di lavoro dando solo il preavviso contrattuale (che parte dal giorno in cui è compiuta l’età menzionata);
  • per tutte le altre aziende, in regime di tutela obbligatoria [4], dunque sino a 15 dipendenti, il lavoratore non può essere licenziato soltanto sino al compimento dell’età pensionabile, pari, dal 2018, a 66 anni e 7 mesi per tutti, uomini e donne; anche in questo caso, però, il lavoratore deve possedere almeno 20 anni di contributi.

Tornando al caso del lettore, questi, avendo l’azienda addirittura oltre 100 dipendenti, fruisce della tutela reale: può dunque restare al lavoro almeno sino al compimento di 70 anni e 7 mesi di età, nonostante possieda già i requisiti per la pensione anticipata.

note

[1] Art.24 L. 201/2011.

[2] Inps Circ. n. 63/2015.

[3] L. 300/1970.

[4] Art. 8, L. 604/1966.


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