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Come fare causa a un medico per errore sanitario

20 marzo 2017


Come fare causa a un medico per errore sanitario

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 marzo 2017



Riforma sulla responsabilità medica: la responsabilità contrattuale della struttura ospedaliera e quella extracontrattuale del medico.

Se hai letto la nostra guida su Come fare una causa di risarcimento del danno dovresti avere già le nozioni di base su come chiedere un indennizzo tutte le volte in cui una persona (o un oggetto appartenente a una persona) ti procura un danno. Se è vero che una delle cause principali dei risarcimenti sono gli incidenti stradali, il nostro Paese si è ormai avviato, già da diverso tempo, a un atteggiamento particolarmente “aggressivo” nei confronti della responsabilità sanitaria dei medici e delle strutture sanitarie pubbliche o private (ossia cliniche e ospedali). Peraltro, una recente riforma appena approvata dal Governo [1] ha mutato le regole su come fare una causa a un medico per errore sanitario; per cui val la pena fare il punto della situazione. Tenendo presente due questioni molto importanti: oggi è possibile sia evitare la causa, tentando un accordo in sede di mediazione o di conciliazione (per come a breve si vedrà), sia citare in giudizio direttamente l’assicurazione per accorciare i tempi del processo (sul punto sarà meglio che leggi l’articolo Responsabilità medica, si può fare causa direttamente all’assicurazione).

Come evitare la causa per errore sanitario

In caso di responsabilità medica, prima di notificare la citazione al soggetto responsabilità, il paziente danneggiato ha l’obbligo di rivolgersi a un organismo di mediazione (presente nella città ove si trova il tribunale competente per il giudizio) per tentare un accordo. È ciò che, in termini tecnici, si chiama «mediazione obbligatoria», senza la quale il procedimento in tribunale non può iniziare. La mediazione è anche la sede giusta per evitare di finire necessariamente in causa con conseguente aumento dei tempi di attesa e dei costi. Il danneggiato dovrà avere, accanto a sé (obbligatorio per legge), un avvocato il quale, inoltre, sappia saggiamente consigliarlo sulla convenienza dell’offerta della controparte, senza alimentare false speranze su risarcimenti milionari. Le aspettative, infatti, all’esito del giudizio vengono spesso frustrate, con la conseguenza che, in caso di parziale soccombenza, il paziente non potrà neanche ottenere il rimborso delle spese processuali sostenute: se infatti il giudice non accoglie integralmente la domanda dell’attore dovrà disporre la cosiddetta «compensazione delle spese legali» (ciascuno, cioè, paga il proprio avvocato). È quindi importante fare attenzione alla congruità dell’offerta, eventualmente proposta anche dall’assicurazione, e misurarla con il rischio di una sentenza non corrispondente alle proprie aspettative.

Il secondo modo per evitare la causa è offerto dalla recente riforma che prevede, in alternativa alla mediazione, la possibilità di tentare un accordo tra le parti ricorrendo all’accertamento tecnico preventivo. In buona sostanza, il tribunale nomina un consulente tecnico d’ufficio (Ctu) il quale esegue una perizia per valutare il “se” c’è responsabilità medica e il “quanto” c’è di danno. Questo serve per rendere, sin dall’inizio, chiaro alle parti il probabile esito del giudizio, qualora proseguito.

La conciliazione deve essere chiusa entro sei mesi dal deposito del ricorso e la domanda diviene procedibile. Al procedimento della consulenza tecnica preventiva devono partecipare obbligatoriamente tutte le parti, compresa l’assicurazione, che hanno l’obbligo di presentare al danneggiato un’offerta di risarcimento del danno o di comunicare i motivi per cui ritiene di non formularla.

L’assicurazione che non abbia partecipato al procedimento di consulenza tecnica preventiva viene condannata, all’esito del giudizio, a pagare sia le spese processuali che quelle della consulenza.

Se all’esito della causa il giudice accoglie la richiesta di risarcimento avanzata dal malato, quando l’impresa di assicurazione non ha formulato l’offerta di risarcimento nell’ambito del procedimento di consulenza tecnica preventiva, il magistrato trasmette copia della sentenza all’Ivass per le relative sanzioni.

La responsabilità contrattuale ed extracontrattuale

Il secondo aspetto di cui tenere conto se si vuole fare causa a un medico per errore sanitario è la diversa tipologia di responsabilità che coinvolge la struttura sanitaria rispetto al professionista. Difatti la riforma prevede che:

  • la struttura sanitaria pubblica o privata (ossia ospedale o clinica) è sempre responsabile per l’errore medico a titolo di responsabilità contrattuale;
  • l’operatore sanitario (il medico) è responsabile invece sempre a titolo di responsabilità extracontrattuale, a meno che non abbia assunto un espresso impegno contrattuale di risultato.

La differenza tra i due tipi di responsabilità è sostanziale e ne abbiamo già parlato in Come fare una causa di risarcimento del danno: sia la prescrizione che l’onere della prova, rendono più conveniente fare causa alla struttura sanitaria perché, nel caso di responsabilità contrattuale, il danneggiato è avvantaggiato in causa. Vediamo perché:

  • la prescrizione: nella responsabilità contrattuale si può agire fino a 10 anni; in quella extracontrattuale fino a massimo 5 anni, dopodiché il diritto al risarcimento del danno cade in prescrizione;
  • l’onere della prova: nella responsabilità contrattuale il danneggiato deve dimostrare solo l’inadempimento dell’azienda sanitaria e il danno che ha subito da tale inadempimento; invece, in caso di responsabilità extracontrattuale, è necessario provare anche quale colpa sia attribuibile al medico (il quale, invece, se dimostra di aver agito secondo le cosiddette «linee guida» sarà esentato da ogni responsabilità) e il rapporto di causa-effetto tra errore e danno procurato (in pratica, bisogna dimostrare che il danno sia stato causato solo e unicamente dalla condotta colpevole del medico e non da altre circostanze).

 

Causa diretta contro l’assicurazione

Abbiamo anticipato, in apertura, che il paziente può decidere di citare in giudizio direttamente l’assicurazione, insieme agli assicurati (medico e/o struttura ospedaliera). In tal modo si riducono i tempi rispetto al tradizionale meccanismo in cui si cita il responsabile e quest’ultimo, a sua volta, cita la propria assicurazione.

La prova

Un ultimo importante avviso sulla prova. Prima di fare una causa medica, posto il ginepraio di regole e di conoscenze che la materia comporta, è sempre bene munirsi di una perizia medico legale di parte, assicurandosi il consulto di un buon consulente, in grado di interagire con il futuro Ctu anche nel corso del giudizio. Non basta, cioè, una semplice relazione scritta e firmata: il professionista dovrà partecipare alla successiva causa ed, eventualmente, controdedurre su ciò che argomenterà il consulente tecnico d’ufficio nominato dal giudice.

La legge Gelli prevede due possibilità per il legale che assiste il paziente, quale presunta vittima dell’errore medico, ossia esso può perseguire la strada della responsabilità della struttura sanitaria (responsabilità contrattuale) oppure quella dell’operatore sanitario (responsabilità extracontrattuale). La prima agevola l’onere della prova del danneggiato, la seconda invece comporta la necessità di provare la colpa specifica del medico.

note

[1] L. n. 24 dell’8.03.2017 in Gazz. Uff. n. 64/2017.

Autore immagine: 123rf com

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