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Differenza tra usura civile e penale

20 marzo 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 marzo 2017



La stipulazione di un contratto usurario comporta l’applicazione di pesanti sanzioni, sia a livello penale che a livello civile: ecco di cosa si tratta.

La nozione di usura è unitaria sia a livello penale che a livello civile. La differenza riguarda esclusivamente le conseguenze che l’accordo illecito produce. Dal punto di vista penale, infatti, il colpevole è punito con la reclusione da due a dieci anni e la multa da 5.000 a 30.000 euro. Da un punto di vista civilistico, invece, le sanzioni sono varie: si va dalla trasformazione del mutuo oneroso in mutuo gratuito, alla rescissione del contratto, fino al risarcimento del danno causato dal comportamento scorretto del colpevole.

L’usura penale

Risponde del reato di usura colui che, a fronte di una prestazione di denaro (ad esempio un mutuo) o di altra utilità (come una prestazione professionale), si fa dare o promettere interessi o altri vantaggi usurari [1]. La pena prevista è la reclusione da due a dieci anni e la multa dal 5.000 a 30.000 euro.

Il delitto di usura ha subito notevoli cambiamenti nel corso degli anni. La modifica più importante è sicuramente quella apportata nel 1996 [2], con cui il legislatore cambiava radicalmente il volto del reato in esame. Si è passati da un’usura di stampo prettamente soggettivo ad una concezione oggettiva della stessa. Prima della riforma del 1996, infatti, erano necessari diversi elementi per configurare il reato:

  • la pattuizione di interessi usurari;
  • lo stato di bisogno della vittima, che quindi era spinta a stipulare un contratto (ad esempio un mutuo) a condizioni inique, perché bisognevole di immediata liquidità;
  • l’approfittamento dello stato di bisogno da parte dell’autore del reato. Era richiesto, in pratica, che quest’ultimo conoscesse la situazione di indigenza della vittima e se ne approfittasse imponendole un contratto usurario.

Con la riforma del 1996 tali elementi non sono più necessari per configurare il reato di usura. Quest’ultimo, infatti, si perfeziona semplicemente con la pattuizione di interessi usurari, ossia di interessi che superano un tasso soglia individuato periodicamente. Affinché il soggetto agente possa rispondere del reato, quindi, non occorre più accertare lo stato di bisogno della vittima e l’approfittamento del colpevole; al contrario, è sufficiente un dato oggettivo: la pattuizione degli interessi usurari. Se gli interessi concordati superano il tasso soglia stabilito dalla legge, l’autore del reato verrà sanzionato con la reclusione da due a dieci anni e con la multa da euro 5.000 a euro 30.000.

Può però accadere che il valore degli interessi pattuiti non superi il suddetto tasso soglia. In questo caso, però, si risponde comunque del reato di usura, a determinate condizioni. Il giudice deve accertare se, considerati le specifiche modalità del fatto e il tasso medio praticato per operazioni analoghe, gli interessi risultano concretamente sproporzionati rispetto alla prestazione effettuata (un prestito in denaro o qualsiasi altra attività). Per realizzare quella che va sotto il nome di «usura concreta», occorre altresì che la vittima versi in stato di «difficoltà economica». Si tratta di un’espressione meno intensa rispetto allo «stato di bisogno», che caratterizzava la precedente formulazione della norma (oggi determina solo un’aggravante del reato). Lo «stato di bisogno» indica infatti un’assoluta indigenza economica della vittima, tale per cui la stessa risulta incapace di provvedere ad esigenze primarie, essenziali per vivere.

L’usura civile

Descritti i caratteri propri del reato di usura, occorre chiedersi quali sono le sorti, a livello civile, del contratto illecito stipulato. Si pensi ad esempio ad un mutuo che presenti interessi usurari. Ebbene, il codice civile stabilisce che «se sono convenuti interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi» [3]: in pratica, il mutuo diventa gratuito. La vittima di un mutuo usurario dovrà solamente restituire (a rate) la somma data a mutuo, senza dover più pagare gli interessi (che appunto hanno una funzione di corrispettivo a fronte della somma prestata). La giurisprudenza è costante nel ritenere che la norma non si applichi solo ai contratti di mutuo, ma anche ad altri tipi di stipulazioni (come un’apertura di credito o un leasing).

Le altre sanzioni civili derivanti da un contratto usurario sono:

  • la rescissione per lesione;
  • la richiesta di risarcimento del danno.

Quanto al primo rimedio, esso trova applicazione quando l’usura non si consuma in occasione di un contratto di mutuo (o di un contratto similare), ma di un accordo secondo cui gli interessi o i vantaggi usurari sono il corrispettivo non del prestito di denaro ma di un’altra attività, come una prestazione professionale (si parla di usura «reale»). In questo caso, la vittima può chiedere la rescissione del contratto se:

  • vi è sproporzione tra prestazione e controprestazione;
  • la sproporzione è dipesa dallo stato di bisogno della vittima, di cui l’altra ha approfittato per trarne vantaggio.

Ancora, se non sussistono questi requisiti (necessari per la rescissione) [4], la vittima di un contratto iniquo potrà chiedere il risarcimento del danno, causato dalla scorrettezza che ha caratterizzato il comportamento del colpevole durante le trattative (si parla di responsabilità precontrattuale) [5].

note

[1] Art. 644 cod. pen.

[2] L. n. 108/1996.

[3] Art. 1815 cod. civ.

[4] Art. 1448 cod. civ.

[5] Art. 1337 cod. civ.


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