Rottamazione Equitalia e rinuncia al giudizio: spese compensate?

20 marzo 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 marzo 2017



Ecco la prima pronuncia della Cassazione che estingue il giudizio per adesione del contribuente alla definizione agevolata delle cartelle esattoriali.

L’adesione alla definizione agevolata delle cartelle esattoriali prevede l’impegno, da parte del contribuente «a rinunciare ai giudizi pendenti aventi ad oggetto i carichi ai quali si riferisce».

Dunque, anche chi ha in corso una causa di contestazione delle cartelle esattoriali, può procedere con la rottamazione, ma a condizione che dichiari di rinunciare alla causa stessa.

Gli operatori del diritto si sono posti numerosi interrogativi sul punto, primo fra tutti quello relativo alla possibilità di considerare la semplice dichiarazione, resa attraverso il modello presentato ad Equitalia, come una rinuncia processuale agli atti del giudizio.

Secondo l’Agenzia delle Entrate [1] l’impegno a rinunciare non equivale strettamente alla rinuncia al ricorso. Ciò in quanto, ad assumere rilevanza sostanziale ed oggettiva, è il perfezionamento della definizione agevolata mediante il tempestivo ed integrale versamento del complessivo importo dovuto.

Negli eventuali giudizi in cui sono parti l’Agente della riscossione o l’Agenzia delle Entrate o entrambi, l’adesione alla definizione agevolata farebbe cessare integralmente la materia del contendere, qualora il carico definito riguardi l’intera pretesa oggetto di controversia.

Un’utile risposta agli interrogativi sul rapporto tra definizione agevolata e cause in corso proviene dalla Cassazione che, con una recentissima ordinanza [2], ha estinto il giudizio di legittimità in corso, a seguito della dichiarazione del contribuente di voler aderire alla rottamazione delle cartelle impugnate.

In particolare, il ricorrente aveva presentato dichiarazione di adesione alla definizione agevolata e contestualmente dichiarato di non aver più interesse alla prosecuzione del giudizio, avendo le parti definito la causa nelle forme e secondo le modalità previste dal decreto sulla definizione agevolata. Dunque, la Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio per rinuncia espressa agli atti da parte del ricorrente.

Il dato interessante riguarda la decisione sulle spese di lite. Il Collegio ha infatti ritenuto che sussistessero le ragioni per la compensazione, essendo la rinuncia inerente alla procedura di dichiarazione di adesione alla definizione agevolata.

Tale pronuncia potrebbe costituire un valido precedente per la compensazione delle spese di lite a favore di tutti i contribuenti che, costituitisi nei giudizi relativi alle cartelle esattoriali, decidono di rinunciarvi aderendo alla rottamazione.

D’altronde il codice di procedura civile prevede che «Il rinunciante deve rimborsare le spese alle altre parti, salvo diverso accordo tra loro»[3]. La definizione agevolata potrebbe allora avere lo stesso valore, ai soli fini della pronuncia sulle spese, di un accordo tra le parti.

Con riguardo ai processi tributari, la legge prevede espressamente che, nei casi di definizione delle pendenze tributarie previsti dalla legge, le spese del giudizio estinto restano a carico della parte che le ha anticipate [4].

note

[1] Agenzia delle Entrate, circolare n. 2/E del 8.03.2017.

[2] Cass. ord. n. 5497 del 03.03.2017.

[3] Art. 306 cod. proc. civ.

[4] Art. 46, c. 3, D.Lgs. n. 546/1992.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente

Dott. MANZON Enrico – Consigliere

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere

Dott. VELLA Paola – Consigliere

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1426/2015 proposto da:

(OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio Dottor (OMISSIS), rappresentato e difeso da se’ medesimo;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1292/13/2014, emessa il 23/05/2014, della COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE di BARI, depositata il 06/06/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non partecipata del 10/01/2017 dal Consigliere Dott. LUCA SOLAINI; R.G. 1426/16.

FATTO E DIRITTO

Il contribuente ha ricevuto un atto di rideterminazione del reddito per l’anno 2006. Egli aveva dichiarato ricavi per 14984,00 Euro mentre l’Agenzia ha presunto redditi per 34.132,00.

La presunzione di maggior reddito e’ stata basata sull’acquisto, in quell’anno, di un’autovettura.

I giudici di appello hanno ritenuto legittima la presunzione basta su tale acquisto e non smentita la sua rilevanza da parte del contribuente.

Quest’ultimo ricorre per cassazione con due motivi.

Resiste con controricorso l’Agenzia.

Con il primo motivo il ricorrente lamenta la mancata considerazione dei precedenti quattro anni di imposta, che erano in regola e coerenti, elemento che avrebbe dovuto pesare sul giudizio relativo all’anno 2006.

Il secondo motivo riguarda il difetto di motivazione sulla questione della motivazione stessa dell’avviso di accertamento. Il contribuente aveva eccepito che l’atto impositivo non era sufficientemente motivato, eccezione che non sarebbe stata considerata dai giudici di merito.

Il ricorrente, in data 16.12.2016, ha presentato dichiarazione di adesione alla definizione agevolata, del Decreto Legge n. 193 del 2016, ex articolo 6, convertito nella L. n. 225 del 2016, ed ha contestualmente dichiarato di non aver piu’ interesse alla prosecuzione del giudizio, avendo le parti definito la causa nelle forme e secondo le modalita’ previste dal citato provvedimento legislativo; il ricorrente ha rinunciato, pertanto, agli atti del presente giudizio, chiedendo, quindi, la declaratoria di estinzione del medesimo, con compensazione integrale delle spese.

Il Collegio, preso atto di quanto sopra, ritiene che sussistano le ragioni di compensazione di cui all’articolo 92 c.p.c., essendo la rinuncia inerente alla procedura di dichiarazione di adesione alla definizione agevolata, del Decreto Legge n. 193 del 2016, ex articolo 6.

Nella presente vicenda processuale, atteso l’esito della lite, non sussiste la debenza del doppio del contributo unificato, ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1 quater (Cass. ord. n. 23175/15).

P.Q.M.

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Dichiara estinto il giudizio.

Spese compensate.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI