Diritto e Fisco | Articoli

Fare causa contro un avvocato

20 marzo 2017


Fare causa contro un avvocato

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 marzo 2017



Responsabilità professionale: come impostare una causa contro l’avvocato, le prove, i termini, le possibilità di successo per vincere il giudizio, costi e spese.

Se l’avvocato sbaglia la causa e perde è sempre responsabile? La risposta non è così scontata come si crede e, da questo equivoco, discende la ragione per cui spesso chi fa causa all’avvocato poi perde il giudizio. Possibile? Sì, perché nel processo civile contro il professionista, oltre a doversi dimostrare l’errore di questi, è anche necessario provare il danno subito. E dov’è il danno in quei casi in cui il cliente non avrebbe comunque ottenuto l’utilità sperata anche se l’avvocato avesse tenuto un comportamento corretto? In altri termini, se la causa è già persa in partenza – nel senso che il cliente ha scarse chance di successo – non si può scaricare la colpa sul legale, anche se questi ha clamorosamente sbagliato. Come dire: nessun danno, nessun risarcimento. Ma procediamo con ordine e vediamo come e quando fare causa contro un avvocato, cosa bisogna dimostrare e, soprattutto, quali sono le possibilità di vittoria.

La responsabilità professionale dell’avvocato che sbaglia la causa scatta solo se il cliente dimostra che, senza l’errore, avrebbe vinto la causa. Il cliente che chiede la restituzione per inadempimento degli onorari già pagati all’avvocato deve dimostrare che, senza le omissioni contestate, “ragionevolmente” avrebbe vinto la causa.

In particolare, per dimostrare la violazione della «diligenza professionale media esigibile», l’assistito non deve solo prospettare il tipo di strumenti che si sarebbe dovuto mettere in campo, ma anche argomentare perché seguendo quel percorso “ragionevolmente” l’esito del processo sarebbe stato diverso.

L’ipotesi tipica è quella dell’avvocato che fa scadere un termine e, magari, notifica un atto con ritardo; oppure quella in cui dimentica di depositare un documento nella fase istruttoria, così privando il proprio cliente di una prova inconfutabile delle proprie ragioni; oppure che sbaglia l’indirizzo di una notifica o, magari, non si presenta a un’udienza, lasciando che la controparte “convinca” il giudice senza particolari difficoltà. Spesso la critica all’avvocato sta nel fatto che questi ha omesso di informare il cliente sui rischi del giudizio e sulla presenza di una giurisprudenza difforme dalla propria interpretazione; o nell’aver consigliato una procedura più complessa e lunga rispetto a un’altra; o ancora nell’aver sbagliato del tutto il rito richiesto, facendo perdere tempo e denaro alla parte assistita. Come ci si difende in questi casi?

Quali leggi regolano la responsabilità dell’avvocato?

Innanzitutto vediamo quali sono le norme sulle quali si basa il parametro di responsabilità di un professionista. La disposizione generale, che è perno della causa contro un avvocato, è quella – contenuta nel codice civile [1] – secondo cui, nell’adempiere l’obbligazione, il debitore deve usare la diligenza del buon padre di famiglia. Nell’adempimento delle obbligazioni inerenti all’esercizio di un’attività professionale, la diligenza deve valutarsi con riguardo alla natura dell’attività esercitata.

Sempre il codice civile stabilisce che [2] il mandatario è tenuto a eseguire il mandato con la diligenza del buon padre di famiglia.

Si tratta, come è facile comprendere, di norme di carattere generale che però si adattano ad ogni tipo di situazione.

Entro quanto tempo fare causa a un avvocato?

Un altro aspetto di cui tenere conto è il termine di prescrizione: entro quanto tempo va fatta la causa contro l’avvocato? Il termine è di 10 anni che iniziano a decorre dal momento in cui il danno è oggettivamente percepibile, il che significa – nella gran parte dei casi – dalla sentenza finale che “smaschera” l’errore commesso dal professionista. Il termine di prescrizione della responsabilità professionale è di 10 anni per via del fatto che tutte le azioni che nascono da un contratto (tale è, appunto, quello che si instaura tra avvocato e cliente) vanno esercitate entro massimo un decennio. Dunque, il cliente può fare causa all’avvocato entro tale termine: termine, però, che può essere interrotto e fatto decorrere da capo con una lettera di diffida, purché venga quantificato, in modo puntuale e preciso, il fatto contestato, il danno e l’ammontare del danno stesso.

Come si dimostra l’errore dell’avvocato?

Per dimostrare l’errore dell’avvocato ci vuole, molto spesso, un altro avvocato. Sembra paradossale, ma è così. Difatti il processo ha delle regole tecniche che solo gli esperti del foro conoscono. E per capire se c’è stato un errore, bisogna conoscere non solo il diritto “sostanziale” (quello del codice civile, penale e delle varie leggi), ma anche quello processuale, che regola i tempi e le cadenze di una causa. Ecco perché, prima di inalberarsi contro il proprio avvocato, è sempre bene averne consultato un altro che possa confermare o meno la responsabilità del collega. Il consulto con un altro legale non è certo una prova. In verità, quello che deve fare il cliente, nella causa contro l’avvocato, è dimostrare:

  • il comportamento contestato al legale: come ad esempio, l’aver fatto scadere un termine o il mancato deposito di un documento, fatti che si possono argomentare spesso dalla stessa sentenza o dai provvedimenti del giudice, che descrivono appunto l’andamento della causa;
  • il danno: come detto, si tratta di provare che, senza l’errore del legale, la causa sarebbe stata vinta. In verità, su questo punto, un ampio margine di manovra viene riservato al giudice il quale, conoscendo il diritto, valuterà se le ragioni dell’assistito risultavano fondate o meno. Nel primo caso, il danno è dimostrato; nel secondo caso, invece, il cliente perde la causa contro il proprio avvocato.

Per ottenere il risarcimento dall’avvocato che commette un errore o dimentica un documento o fa scadere un termine o interpreta male la legge è necessario anche dimostrare l’entità del danno subito in termini economici. Se non si riesce a raggiungere questa prova, si può chiedere una valutazione “equitativa”, ossia secondo quanto appare giusto al tribunale decidente.

Fare causa a un avvocato: quali margini di successo?

Sintetizzando quanto finora detto, l’avvocato che sbaglia la causa è tenuto a risarcire il danno al proprio cliente solo se quest’ultimo riesce a dimostrare che, senza l’errore, avrebbe vinto il giudizio. Diversamente, anche se l’errore è imperdonabile, l’assistito non ha diritto all’indennizzo. Per vincere la causa contro l’avvocato bisogna insomma dimostrare che il giudice avrebbe probabilmente (la certezza non è di questo mondo, specie quello legale) dato ragione al cliente.

Perché mai questa apparente tutela verso gli avvocati? La risposta sta in un concetto chiave del processo civile: il risarcimento spetta solo in presenza di un danno concreto ed effettivo. Perdere una causa per un errore tecnico dell’avvocato, causa che comunque sarebbe stata persa per assenza di ragioni dell’assistito, non è certo un danno. Il danno, invece, c’è se il giudizio aveva buoni margini di successo e, quindi, senza lo sbaglio, il cliente avrebbe verosimilmente portato a casa il risultato.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI