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Lo sai che? Multa per divieto di sosta, il vigile deve essere imparziale?

Lo sai che? Pubblicato il 20 marzo 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 20 marzo 2017

Non è diritto dell’automobilista conoscere il nome dei soggetti multati per aver messo, insieme a lui, l’auto in divieto di sosta.

Ti è mai capitato di ricevere una multa per divieto di sosta? C’è chi, in questi casi, non riesce a far a meno di controllare se, insieme alla propria auto, il vigile ha multato anche tutte le altre macchine poste sullo stesso lato della strada. Questo perché, a torto o a ragione, si ritiene sempre che, tra gli automobilisti, viga un principio di parità di trattamento. E se è vero che, per costituzione [1], la pubblica amministrazione deve agire in modo imparziale, è anche vero che questa regola non vale quando si parla di infrazioni per il codice della strada. Insomma, il trasgressore non è autorizzato, in caso di multa per divieto di sosta, a chiedere «perché io sì e gli altri no?»: il vigile non deve essere imparziale. Tanto è vero che, se la municipale sanziona solo alcune auto e non altre, questo non è un motivo di opposizione per impugnare il verbale. La conferma è in una recente sentenza del Tar Molise [2]. In questo caso, i giudici amministrativi hanno chiarito che non è obbligo del Comune informare l’automobilista multato per divieto di sosta dell’elenco degli altri trasgressori e consentirgli l’accesso indiscriminato ai verbali.

Niente accesso agli atti amministrativi sulle multe

Immaginiamo che, in paese, ci sia una sagra e che, per partecipare alla festa, vengano turisti da tutte le città limitrofe. Tanto è vero che è difficile trovare un posto auto. Molti dei nostri compaesani sono costretti così a lasciare la propria macchina in divieto di sosta. Noi ci adeguiamo alla necessità, fiduciosi del fatto che il Comune non multerà nessuno per via della festività locale. Ma così non è e, dopo qualche ora, troviamo un bel verbale sul nostro parabrezza. Con estrema meraviglia, però, notiamo che alcune auto vicino alla nostra non sono state multate. Perché mai? Ci assale il sospetto che si tratti del mezzo di qualche «intoccabile» di paese, qualche politico o persona famosa, a cui la polizia non vuole fare torti. Così, indispettiti, segniamo le relative targhe e andiamo in Comune, chiedendo l’elenco delle multe elevate in quella stessa via e i nominativi dei relativi soggetti, nonché le motivazioni per cui altri non sono stati sanzionati. Il Comune però ci fornisce solo il numero delle multe elevate e nessun’altra informazione, sostenendo che non abbiamo diritto a sapere altro. Chi ha ragione?

Secondo la sentenza in commento, non ha diritto all’accesso agli atti amministrativi l’automobilista, sanzionato per divieto di sosta, che voglia sapere dal Comune l’elenco degli altri trasgressori e l’accesso indiscriminato ai verbali. Al massimo l’utente può pretendere di conoscere quanti soggetti sono stati multati in quella determinata circostanza.

note

[1] Art. 97 Cost.

[2] Tar Molise, sent. n. 81/2017.

TAR Molise, sez. I, sentenza 25 gennaio – 15 marzo 2017, n. 81
Presidente Silvestri – Estensore De Falco

Fatto e diritto

Con ricorso notificato in data 23 novembre 2016 e depositato il successivo 5 dicembre, il sig. D.I. esponeva che con ordinanza del 12 agosto 2016, n. 29 il Comune di Frosolone aveva disposto il divieto di sosta nella Piazza Cottini per consentire lo svolgimento di alcune manifestazioni; sennonché nonostante il predetto provvedimento, molte auto sostavano ancora la mattina del 15 agosto e, su segnalazione dell’esponente, veniva elevata una contravvenzione anche ad una di esse che sostava innanzi al proprio garage. Il giorno seguente il ricorrente trovava un avviso di accertata violazione anche sul parabrezza della propria auto sempre per sosta vietata nella cennata piazza.
Avendo rilevato nella medesima piazza altre autovetture in sosta che non sono state sanzionate, il sig. D.I., in qualità di proprietario di un immobile sito nella piazza oggetto dell’ordinanza comunale, proponeva istanza “di accesso” datata 18 agosto 2016, chiedendo al Comune “quante violazioni ai sensi dell’art. 7 C.d.S. (sosta in località vietata) fossero state accertate nei giorni 15 e 16 agosto a Frosolone in Piazza Cottini”.
Con ulteriore missiva del 24 agosto, il sig. D.I. lamentava che solo per la propria auto sarebbe stata elevata la contravvenzione, mentre le altre che pure sostavano nella piazza non erano state sanzionate, con conseguente discriminazione derivante, secondo il ricorrente, da una sorta di ritorsione per aver fatto sanzionare il giorno prima l’auto che sostava innanzi al proprio garage.
Sull’asserito presupposto che il Comune fosse rimasto inerte innanzi alle proprie istanze, il sig. D.I. ha proposto il ricorso introduttivo del presente giudizio chiedendo l’annullamento del ritenuto provvedimento tacito di diniego adottato dal Comune di Frosolone sull’istanza di ostensione dei documenti richiesti.
In particolare il sig. D.I. ha lamentato la violazione dei principi di imparzialità e di trasparenza dell’attività amministrativa (articolo 97 della Costituzione) e la violazione degli articoli 22 e 24, co. 7, della l. n. 241/1990, ritenendo che il Comune avesse con il proprio silenzio negato l’accesso ai documenti richiesti.
Con atto depositato in data 21 gennaio 2017, il Comune di Frosolone ha depositato la propria nota del 13 settembre 2016 (prot. n. 7620) con cui aveva fornito riscontro all’istanza del sig. D.I., comunicando il numero di contravvenzioni elevate nei giorni 15 e 16 agosto e ha chiesto che il ricorso fosse conseguentemente respinto perché inammissibile e infondato.
Alla camera di consiglio del 25 gennaio 2017 la causa è stata trattenuta per la decisione.
Al di là della dubbia sussistenza di un obbligo dell’ente intimato a riscontrare l’istanza del ricorrente tesa ad ottenere informazioni strumentali ad un controllo sull’azione dell’ente che pare travalicare l’interesse dell’istante, il Collegio rileva in punto di fatto che con la nota del 13 settembre 2016 sopra citata, il Comune di Frosolone ha fornito integrale riscontro alla richiesta di informazioni proposta dal sig. D.I., il cui interesse al momento della proposizione del ricorso (23 settembre 2016) era, pertanto, da ritenersi carente.
Il sig. D.I. infatti non ha domandato di acquisire documentazione in possesso del Comune, ma con la generica istanza del 18 agosto, si è limitato a domandare la comunicazione di un dato numerico, ovvero il numero di contravvenzioni elevate; né può ravvisarsi alcuna istanza nella successiva missiva del 24 agosto spedita sempre dal ricorrente all’ente comunale con la quale il ricorrente lamentava pretesi comportamenti discriminatori ai propri danni.
In definitiva, non si vede quale interesse all’accoglimento della propria domanda giudiziale potesse vantare il ricorrente al momento della proposizione del ricorso che, conseguentemente, deve essere dichiarato inammissibile.
Le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Molise (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara inammissibile.
Condanna parte ricorrente alla rifusione delle spese processuali a favore del Comune di Frosolone che quantifica in euro 800,00 (ottocento) oltre accessori di legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.


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