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Rateazione delle cartelle: gli eredi scomputano le sanzioni

20 marzo 2017


Rateazione delle cartelle: gli eredi scomputano le sanzioni

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 marzo 2017



Mio padre, morendo, ha lasciato una rateazione in corso con l’Agente della riscossione per delle cartelle esattoriali non pagate. Noi eredi dobbiamo proseguire nel pagamento? Cosa succede in questi casi?

In caso di decesso del contribuente durante la dilazione in corso di un debito per cartelle di pagamento, l’obbligo di pagare le rate ricade sugli eredi che hanno accettato l’eredità o l’hanno accettata con beneficio di inventario. Questi ultimi, ereditando crediti e debiti del parente, dovranno anche far fronte agli obblighi tributari del defunto, ivi compresi quelli relativi ai piani di rateazione in corso. La dilazione può essere concessa all’erede che ne faccia richiesta [1]. In caso di pluralità di eredi coobbligati. Ma con una importante precisazione che già conosce chi ha letto la nostra guida Quando non si ereditano i debiti verso il fisco: la legge [2] dispone che le sanzioni non si trasmettono mai agli eredi. Questo significa che, se tra le cartelle per le quali è stata chiesta la rateazione sono presenti anche multe stradali, queste ultime non vanno pagate e se ne può chiedere lo sgravio, con scorporo dal programma di dilazione. Non solo. Spesso tra le cartelle per mancato pagamento di imposte sono presenti anche le sanzioni per l’omissione; anche questi importi vanno defalcati dalla rateazione. Ma procediamo con ordine e vediamo perché, in caso di rateazione delle cartelle, gli eredi scomputano le sanzioni.

Tutti gli eredi rispondono dei debiti fiscali del defunto

Gli eredi sono responsabili, in solido fra di loro, delle cartelle non pagate dal defunto, escluse le sanzioni, amministrative e penali, che non sono trasmissibili.

Se infatti l’erede accetta l’eredità, il suo patrimonio si confonde con quello del defunto ed egli, pertanto, risponde dei debiti ereditari – compresi quelli tributari – con tutti i propri beni.

Pertanto l’erede risponde dei debiti anche se sono superiori all’attivo ereditario. Egli può sottrarsi a tale rischio rinunciando all’eredità o accettandola con beneficio d’inventario.

Dalle rate vanno decurtate le multe e le altre sanzioni

L’erede risponde solo del capitale e degli interessi, ma no a che delle sanzioni addebitate al contribuente defunto. La legge, a riguardo, è tanto sintetica quanto categoria nel dire che «l’obbligazione al pagamento della sanzione non si trasmette agli eredi». Dall’estrema chiarezza e perentorietà della norma si ricava che non vanno pagate dagli eredi anche le sanzioni ricomprese in piani di rateazione (si pensi a un accertamento fiscale, all’omesso invio della dichiarazione dei redditi, a un accertamento con adesione, ecc.).

Questo non significa che non si debba pagare l’intera cartella, ma solo la parte di sanzione in essa contenuta, che andrà calcolata cartella per cartella. La decurtazione può essere fatta dall’erede o può essere richiesta al più vicino ufficio dell’Agente della riscossione con ricalcolo del piano di rateazione. Nel primo caso, quello cioè del «fai da te» è consigliabile eseguire il conteggio in piena trasparenza con l’ufficio, comunicando all’ente impositore il criterio seguito nell’autoriduzione. È preferibile documentare il decesso del contribuente con un certificato di morte (anche se si tratta di informazioni che la pubblica amministrazione già dovrebbe conoscere e che, comunque, può ricavare attraverso l’accesso telematico alle banche dati dell’anagrafe).

Per le rate già pagate dopo la morte del contribuente si può chiedere il rimborso della quota versata a titolo di sanzione. La domanda di rimborso va presentata entro quarantotto mesi dal pagamento, se si tratta di imposte sui redditi, di Irap, o di somme dovute in qualità di sostituto d’imposta.

Gli eredi succedono quindi nel piano di rateazione e, pertanto, evitano il pignoramento se rispettano le scadenze delle rate. Ricordiamo che il mancato pagamento di 5 rate anche non consecutive comporta la decadenza dalla rateazione e l’avvio delle azioni esecutive.

Ricordiamo infine che esistono due tipi di rateazione:

  • rateazione ordinaria: si compone di massimo 72 rate mensili. Per debiti fino a 60mila euro, è sufficiente la richiesta del contribuente senza che questi debba dimostrare di essere in una condizione di difficoltà economica (è un diritto che viene concesso quindi senza possibilità di valutazione discrezionale). Per importi superiori a 60mila euro, la rateazione è concessa se il richiedente dimostra la situazione di temporanea difficoltà in base all’Isee per le persone fisiche e in base all’indice di liquidità per impresa o società
  • rateazione straordinaria: il contribuente può richiedere, con istanza motivata, la rateazione straordinaria in un massimo di 120 rate mensili quando si trova, per ragioni estranee alla propria responsabilità, in una comprovata e grave situazione di difficoltà legata alla congiuntura economica ed in particolare se  [3]: 1) è accertata l’impossibilità di eseguire il pagamento del debito secondo la rateazione ordinaria; 2) è solvibile in relazione alla rateazione concedibile.

note

[1] Dir. Equitalia 14 gennaio 2009 n. 2009/02.

[2] Art. 8 del Dlgs n. 472 del 1997.

[3] DM 6 novembre 2013.


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