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L’ex moglie perde il mantenimento se può lavorare

28 marzo 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 marzo 2017



Non ha diritto all’assegno di mantenimento (e, se gli è stato riconosciuto, può perderlo) l’ex coniuge che non ha voglia di lavorare.

Il coniuge (ad esempio la moglie) che, in costanza di matrimonio, non lavorava (magari per dedicarsi alla famiglia), a seguito della separazione acquista il diritto a conservare lo stesso stile di vita precedente: questa è la ragione per la quale il giudice civile stabilisce l’importo dell’assegno di mantenimento che il marito dovrà corrispondere mensilmente alla moglie. Ciò non significa, però, che la donna possa restare a carico dell’ex coniuge per sempre, anche dopo la cessazione del matrimonio! Ecco perché la Cassazione ha precisato che perde il diritto all’assegno di mantenimento il coniuge che (pur non avendo un reddito proprio durante il matrimonio) abbia concrete possibilità di trovare un lavoro, in quanto (ad esempio) di giovane età ed in buona salute. Ma andiamo con ordine.

Cos’è l’assegno di mantenimento?

L’assegno di mantenimento consiste:

  • in un apporto economico quantificato dal giudice in sede di separazione (o dai coniugi mediante un accordo scritto);
  • precisamente, nel versamento di una somma di denaro (modificabile nel tempo) disposta in favore del coniuge economicamente più debole o degli eventuali figli (minorenni o, seppur maggiorenni, economicamente non autosufficienti).

L’assegno di mantenimento risponde all’obbligo di assitenza materiale che discende dal matrimonio e che non si estingue nemmeno con la separazione; è periodico (con scadenza generalmente mensile) e può consistere in una somma di denaro unica o suddivisa in diverse voci di spesa (per esempio il canone di affitto o le spese condominiali).

Per ottenere l’assegno di mantenimento è necessario che il coniuge che intende ottenerlo:

  • ne faccia esplicita richiesta nella domanda di separazione;
  • non abbia redditi propri tali da rendere ingiustificato l’aiuto economico richiesto all’altro coniuge;
  • non abbia ricevuto l’addebito della separazione (magari per aver tradito o maltrattato l’altro coniuge).

L’assegno di mantenimento, infatti, non può essere concesso al coniuge al quale sia stata addebitata la responsabilità della separazione, il quale (ricorrendone i presupposti) potrà vedersi riconoscere solo il diritto agli alimenti, cioè il versamento periodico di una somma di denaro nei limiti di quanto necessario al suo sostentamento.

Per ottenere l’assegno di mantenimento è necessario, altresì, che il coniuge obbligato al pagamento dell’assegno abbia mezzi economici sufficienti a farvi fronte.

Chi non vuole lavorare ha diritto al mantenimento?

Se la tua ex ha le capacità e la preparazione per poter lavorare ma non cerca lavoro (o addirittura lo rifiuta), perché si adagia sull’assegno di mantenimento che le versi, puoi chiedere al giudice civile la modifica degli accordi e la revoca dell’assegno che ha previsto in suo favore.

Secondo la Cassazione, infatti, solo le donne che prima della separazione hanno perso ogni potenziale capacità di guadagno possono esigere l’assegno di mantenimento: ad esempio una casalinga di 40 anni, senza alcuna formazione professionale specifica, che si è sempre dedicata alla casa ed alla famiglia [1].

Dunque, per concludere:

  • se la tua ex ha tutte le carte in regola per lavorare, ma preferisce non farlo, puoi dirle con certezza che perderà il diritto all’assegno di mantenimento;
  • se lavora, il suo reddito sarà valutato dal giudice che, nel caso in cui le condizioni economiche di entrambi siano equilibrate, potrà ridurre (o completamente annullare) l’assegno di mantenimento.

Fai attenzione, però. Se anche la tua ex coniuge non ha voglia di lavorare e la Cassazione si è pronunciata come abbiamo appena spiegato, non puoi decidere autonomamente di non corrisponderle la somma stabilita dal giudice; qualora lo facessi, infatti, potresti incorrere in una denuncia penale e subire una condanna per il reato di violazione dolosa di un provvedimento del giudice [2].

Ciò che devi fare è presentare un ricorso al giudice della separazione (o del divorzio) e chiedere la revoca dell’assegno di mantenimento per le ragioni sopra esposte.

note

[1] Cass., sent. n. 789 del 13.1.2017.

[2] Art. 388 cod. pen..

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