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Cartella esattoriale e pensione già pignorata: cosa rischio?

9 aprile 2017


Cartella esattoriale e pensione già pignorata: cosa rischio?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 aprile 2017



Ho ricevuto una cartella esattoriale per una imposta di registro non pagata e che non potrò pagare. Non ho immobili né auto, la mia pensione é già pignorata. Cosa rischio?

Qualora a seguito dell’invio della cartella esattoriale da parte dell’ente della riscossione, il contribuente rimanga inerte (cioè non provveda né ad impugnare la cartella né a saldare il proprio debito nei confronti del fisco), l’organo competente avvierà l’azione esecutiva procedendo al pignoramento dei beni del debitore. Di norma l’oggetto dell’azione esecutiva del creditore è rappresentato dal reddito percepito dal debitore che, nel caso della lettrice, è costituito dalla pensione. La normativa che disciplina la pignorabilità della pensione è stata oggetto di una recente riforma [1]. La legge prevede espressamente che le somme dovute a titolo di stipendio, salario, altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, nonché a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione, o di assegni di quiescenza, nel caso di accredito su conto bancario o postale intestato al debitore, possono essere pignorate, per l’importo eccedente il triplo dell’assegno sociale, quando l’accredito ha luogo in data anteriore al pignoramento; quando l’accredito ha luogo alla data del pignoramento o successivamente, le predette somme non possono essere pignorate per un ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell’assegno sociale, aumentato della metà. La parte eccedente tale ammontare è pignorabile nella misura di un quinto per i tributi dovuti allo Stato, alle province e ai comuni, ed in eguale misura per ogni altro credito; tuttavia, se concorrono simultaneamente più cause di pignoramento tra quelle appena indicate, il pignoramento non può estendersi oltre la metà dell’ammontare delle somme predette.

Ne deriva che le pensioni che sono state accreditate sul conto corrente bancario in epoca antecedente al pignoramento possono essere pignorate solo per la parte eccedente il triplo dell’assegno sociale quando il pignoramento ha luogo dopo l’accredito. In poche parole la somma che l’agente per la riscossione non può toccare è pari ad € 1.346,56 cioè € 448,52 (cioè il minimo vitale) moltiplicato per 3. Invece, per le somme che vengono accreditate sul conto corrente bancario in momenti successivi al pignoramento il limite di impignorabilità è dato dall’assegno sociale (cioè € 448,52) aumentato della metà e, quindi, la somma intoccabile è pari ad € 672,76. Tuttavia, qualora concorrano simultaneamente più cause di pignoramento quest’ultimo non potrà eccedere la metà della somma da pignorare e quindi non potrà eccedere la metà della pensione. Peraltro è bene ricordare che, qualora l’agente della riscossione non possa procedere al pignoramento in via immediata stante i limiti di valore appena indicati, non perderà il proprio diritto di credito poiché il giudice, nell’udienza relativa alla procedura di pignoramento, in presenza di più creditori stabilisce un ordine di assegnazione tra i creditori potendo il secondo aggredire il conto dopo che il primo creditore avrà soddisfatto il proprio credito e fino a quando il relativo diritto non sia caduto in prescrizione qualora il creditore non compia atti interruttivi nel corso del tempo. È pure possibile che il giudice disponga la rimodulazione dei crediti consentendo ai diversi creditori di soddisfarsi tutti contemporaneamente sempre nel rispetto dei limiti di pignorabilità già indicati.

Ciò nonostante quanto detto vale qualora il creditore decida di pignorare la pensione ma non qualora il creditore decida di pignorare direttamente il conto corrente. Infatti il pignoramento della pensione che viene accreditata sul conto corrente integra un concetto diverso dal pignoramento del conto corrente in sé considerato: in questa seconda ipotesi il creditore potrà pignorare tutte le somme che si trovano depositate nel conto.

Altra possibilità è che l’agente della riscossione decida di avviare l’azione esecutiva sui beni mobili del debitore (escludendo i beni immobili di cui egli dichiara di non essere titolare). Al riguardo, la legge [2] contiene un elenco dei beni del debitore che si considerano assolutamente impignorabili perché indispensabili per garantirgli il minimo vitale. I beni impignorabili sono i seguenti:

  1. le cose sacre e quelle che servono all’esercizio del culto;
  2. l’anello nuziale, i vestiti, la biancheria, i letti, i tavoli per la consumazione dei pasti con le relative sedie, gli armadi, i guardaroba, i cassettoni, il frigorifero, le stufe ed i fornelli de cucina anche se a gas o elettrici, la lavatrice, gli utensili di casa e di cucina unitamente ad un mobile idoneo a contenerli, in quanto indispensabili al debitore e dalle persone della sua famiglia con lui conviventi; sono tuttavia esclusi i mobili, meno i letti, di rilevante valore economico anche per accertato pregio artistico o di antiquariato;
  3. i commestibili e i combustibili necessari per un mese al mantenimento del debitore;
  4. le armi e gli oggetti che il debitore ha l’obbligo di conservare per l’adempimento di un pubblico servizio;
  5. le decorazioni al valore, le lettere, i registri e in generale gli scritti di famiglia, nonché i manoscritti, salvo che formino parte di una collezione.

È bene, inoltr,e ricordare che, nella scelta dei beni pignorabili, l’ufficiale giudiziario dovrà eseguire il pignoramento sulle cose che questi ritiene di più facile e pronta liquidazione: in ogni caso, l’ufficiale giudiziario deve preferire il denaro contante, gli oggetti preziosi , i titoli di credito ed ogni altro bene che appaia di sicura realizzazione.

 

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Giovanna Pangallo

note

[1] Che ha modificato l’art. 545 cod. proc. civ.

[2] Art. 514 cod. proc. civ.

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