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Detrazioni per figli, coniuge e familiari a carico

22 marzo 2017


Detrazioni per figli, coniuge e familiari a carico

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Busta paga e sgravio Irpef per i familiari a carico: il limite di reddito per ottenere la detrazione fiscale. Se durante l’anno viene superato il limite di 2.840 euro si perde tutta la detrazione.

Per i familiari a carico – aventi cioè un reddito personale complessivo modesto – il contribuente residente ha diritto a una riduzione dell’imposta, stabilita in misura forfetaria. In base al testo unico sulle imposte sui redditi, sono considerati «familiari a carico» il coniuge, i figli, i nipoti, genitori e nonni, fratelli e sorelle, suoceri, generi e nuore, se hanno redditi propri non superiori a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili ed esclusi i redditi esenti. Ma vediamo meglio come ottenere le detrazioni per figli, coniuge e familiari a carico e quali sono i benefici fiscali previsti dalla normativa.

Chi sono i familiari a carico?

Prima di stabilire quali sono le detrazioni per figli, coniuge e familiari a carico, nonché il limite di reddito previsto per far scattare i vantaggi concessi dalla normativa fiscale, è bene individuare il novero dei soggetti ai quali si applica tale disciplina. In altre parole chi sono i familiari a carico?

Si considerano a carico i seguenti soggetti:

  • coniuge o parte dell’unione civile ossia marito o moglie, esclusi i semplici conviventi. Il coniuge non deve essere legalmente ed effettivamente separato. È familiare a carico anche il coniuge non convivente o residente all’estero. Ricordiamo che la Legge Cirinnà equipara al coniuge le parti dell’unione civile formata tra persone dello stesso sesso;
  • il coniuge separato o divorziato (anche a seguito di scioglimento dell’unione civile), solo se convivente o se percepisce assegni alimentari volontari, non risultanti da provvedimenti dell’autorità giudiziaria;
  • figli (compresi i figli naturali riconosciuti, i figli adottivi o affidati), a prescindere dall’età del figlio, dalla residenza in Italia o all’estero, dalla convivenza con i genitori e dalla eventuale circostanza che il figlio sia portatore di handicap [1]. Questo significa che se il figlio è, ad esempio, residente in un’altra città perché sta studiando all’università, può ugualmente essere considerato «familiare a carico»;
  • genitori (compresi i genitori naturali e quelli adottivi), ma solo se conviventi o se percepiscono assegni alimentari volontari, non risultanti da provvedimenti dell’autorità giudiziaria, da ripartire tra coloro che hanno diritto alla deduzione;
  • nonni (anche naturali);
  • discendenti dei figli (nipoti);
  • fratelli e sorelle (anche unilaterali);
  • suoceri, nuore e generi.

Come detto non si può considerare «familiare a carico» il convivente.

Limiti di reddito per ottenere le detrazioni per familiari a carico

Per essere considerati familiari a carico, il reddito personale non deve superare 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili. Tale limite deve riferirsi ai redditi di ciascun familiare.

Se durante l’anno viene superato il limite di reddito, la deduzione non spetta nemmeno parzialmente. Infatti il limite di reddito suddetto è fissato con riferimento all’intero periodo d’imposta.

Per il calcolo del limite di reddito si deve tener conto dei redditi che rientrano nel reddito complessivo (RC), a cui vanno aggiunti solo i seguenti redditi (esclusi dal reddito complessivo):

– i canoni di locazione tassati con la cedolare secca;

– il reddito di impresa o di lavoro autonomo assoggettati al regime forfettario;

– il reddito degli sportivi dilettanti se inferiore a € 7.500 e, in assenza di altri redditi, se inferiore a € 28.158,28.

Che succede se, durante l’anno, si supera il limite di reddito?

Se, durante l’anno d’imposta, viene superato il tetto di 2.840,51 euro la detrazione non spetta nemmeno parzialmente, poiché il limite di reddito fa riferimento all’intero periodo d’imposta.

Le detrazioni per carichi di famiglia sono rapportate a mese e competono dal mese in cui si sono verificate fino a quello in cui sono cessate le condizioni richieste. Ad esempio: il figlio nato il 19 marzo 2017, deve essere considerato a carico dal mese di marzo al mese di dicembre (10 mesi).

Come funziona la detrazione per familiari a carico

Le detrazioni per familiari a carico operano direttamente sulla busta paga e, pertanto, è necessaria la collaborazione dell’azienda presso cui il contribuente lavora. Ecco perché – per come meglio vedremo a breve – il dipendente deve segnalare la propria situazione reddituale e familiare al datore di lavoro/sostituto d’imposta.

In particolare, l’Irpef che paga il contribuente sulla busta paga viene versata attraverso la cosiddetta «trattenuta alla fonte» che esegue il datore di lavoro. In altre parole, è quest’ultimo a pagare le tasse per conto del dipendente, sottraendole direttamente dall’importo che gli deve versare e prima del materiale versamento.

L’imposta viene determinata applicando l’aliquota Irpef al reddito percepito, ma l’importo può essere ridotto per via dell’applicazione dalle detrazioni fiscali che diminuiscono, appunto, l’imposta calcolata sul reddito. In termini pratici, il dipendente che usufruisce di detrazioni fiscali si troverà un netto in busta paga più elevato rispetto a chi non ha questi benefici.

Come funziona la detrazione per figli a carico

Vediamo ora come funzionano le detrazioni per figli a carico. Dall’Irpef da pagare di detrae, per ciascun figlio (anche quelli nati fuori dal matrimonio o adottati), i seguenti importi teorici:

  • 950 euro;
  • 220 euro se il figlio ha più di 3 anni;
  • per chi ha più di 3 figli a carico, gli importi appena detti vengono aumentati di 200 euro per ogni figlio a partire dal primo;
  • se il figlio è portatore di handicap, la detrazione aumenta di 400 euro;
  • con almeno quattro figli a carico, spetta ai genitori un’ulteriore detrazione di 1.200 euro che non spetta per ogni figlio a carico, ma rappresenta un bonus complessivo e unitario: trova applicazione nell’intera misura, anche se la sussistenza dei quattro figli a carico è presente solo per una parte dell’anno.

Come abbiamo anticipato in partenza, le detrazioni per figli a carico spettano a prescindere dall’età del figlio a carico e dalla convivenza di questo con i genitori. L’importante è che il suo reddito non superi il limite di 2.840,51 euro.

Come si ripartiscono le detrazioni per figli a carico?

Veniamo ora a un problema che spesso crea incertezza tra i contribuenti: in che modo i genitori (se entrambi dipendenti) possono contemporaneamente usufruire delle detrazioni per figli a carico? In altri termini è possibile la ripartizione delle detrazioni sulle rispettive buste paga? La legge non consente ai genitori di suddividere liberamente tra loro l’importo per figli a carico in base alla convenienza economica. La norma stabilisce che – per i genitori non legalmente ed effettivamente separati – la detrazione per figli a carico possa essere:

  • o attribuita al 100% al genitore con il reddito più elevato;
  • oppure ripartita nella misura del 50% ciascuno.

Tuttavia, in caso di coniuge fiscalmente a carico dell’altro, la detrazione per i figli compete a quest’ultimo per l’intero importo.

Detrazioni figli a carico: se i genitori sono separati

Come vengono ripartite le detrazioni per figli a carico tra coniuge separati? Ecco la soluzione.

La ripartizione della detrazione fiscale varia a seconda delle modalità di affidamento dei figli:

  • in caso di affidamento ad uno solo dei genitori: la detrazione spetta interamente al genitore affidatario, a meno che un diverso accordo ripartisca la detrazione nella misura del 50% o la attribuisca interamente al genitore che ha il reddito più elevato;
  • in caso di affidamento congiunto o condiviso oppure figli maggiorenni (quindi non affidabili [2]): la detrazione è ripartita a metà tra i due genitori (50% ciascuno) salvo un diverso accordo che attribuisca l’intera detrazione al genitore che ha il reddito più elevato.

Quando il genitore affidatario (o uno dei genitori affidatari, in caso di affidamento congiunto) ha un reddito incapiente (tale cioè da non consentirgli di usufruire in tutto o in parte della detrazione, questa è assegnata per intero all’altro genitore. In questo caso, salvo diverso accordo tra le parti, il genitore che sfrutta l’intera detrazione ha l’obbligo di riversare all’altro genitore affidatario un importo pari alla maggiore detrazione fruita.

Detrazioni figli a carico: se i genitori non sono sposati

Le detrazioni per figli a carico spettano anche se questi sono nati fuori dal matrimonio, ossia in una coppia di conviventi. In tal caso, se sono presenti provvedimenti di affidamento relativi ai figli, si applica la medesima disciplina prevista con riferimento ai genitori separati.

Invece, in assenza di provvedimenti, la detrazione va ripartita al 50% tra i genitori, salvo accordo per attribuire l’intera detrazione a quello dei due con il reddito più elevato.

note

[1] Ag. Entrate Circolare del 16 marzo 2007 n. 15/E.

[2] Ag. Entrate Circolare del 1° giugno 2012 n. 19/E.

Autore immagine: 123rf com

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