Violenza sessuale: non è reato se la vittima non urla

22 marzo 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 marzo 2017



Il tribunale di Torino ha assolto un uomo perché la donna non ha chiesto aiuto ma si è limitata a dire «basta». Secondo lui «era consenziente».

Non basta dire «fermati»: bisogna urlare chiedendo aiuto. Altrimenti non esiste il reato di violenza sessuale. Lo ha stabilito il tribunale di Torino con una sentenza con cui ha assolto un uomo con formula piena dall’accusa di violenza sessuale.

Secondo i giudici piemontesi, la vittima della violenza si è limitata a tentare di fermare l’uomo che la stava toccando – un collega di lavoro – dicendogli più volte «no, basta». Ma non ha chiesto aiuto a nessuno e – si legge sulla sentenza – «non ha tradito quella emotività che pur doveva suscitare in lei la violazione della sua persona». Insomma, se uno mette le mani addosso a una donna e lei si limita a dire «stai buono» o, alla peggio, «ma come ti permetti?» non c’è reato di violenza sessuale. Certo, bisogna sempre tenere conto delle prove a disposizione sui casi concreti. Ma, nel caso di Torino, il presunto palpeggiatore è stato assolto. E non solo: la donna dovrà rispondere ora di calunnia, perché il giudice ha ritenuto il suo racconto non verosimile. Anche se già si annuncia ricorso in appello.

Violenza sessuale: il caso di Torino

Nel caso specifico, la donna che ha sporto querela per presunta violenza sessuale è una torinese che lavora alla Croce Rossa del capoluogo piemontese. Alle spalle, un passato di abusi sessuali da parte del padre. Un passato che il pubblico ministero incaricato delle indagini per la presunta violenza sessuale denunciata dalla donna ha fatto riemergere in aula, parlando di «un’esperienza traumatica di abuso infantile reiterato intrafamiliare subìto». Non a caso la donna ha ammesso che quell’uomo querelato, un collega della Croce Rossa più grande di lei che le avrebbe promesso turni meno pesanti in cambio di rapporti sessuali, le ricordava il padre.

La Corte ha chiesto alla donna perché, quando si sentiva toccare nelle stanze dei vari ospedali dove sarebbe avvenuta la violenza sessuale, non ha mai chiesto aiuto. La sua risposta è stata: «Io con le persone troppo forti mi blocco».

Risposte troppo generiche, secondo i giudici, che ritengono paradossale il fatto che la donna non abbia urlato quando il suo presunto aguzzino avrebbe tentato di spogliarla. Sul piano più, per così dire, tecnico, la donna non ha riferito di «sensazioni o condotte molto spesso riscontrabili in racconti di abuso sessuale, sensazioni di sporco, test di gravidanza, dolori in qualche parte del corpo».

Ci sono altri elementi che non convincono la Corte torinese. Come, ad esempio, il fatto che la donna provasse solo «disgusto» in quel momento, senza saper spiegare in che cosa consisteva quella sensazione. E, soprattutto, il fatto che non abbia urlato, che non abbia gridato, che non abbia pianto. E che, a quanto pare, abbia continuato normalmente il suo turno in Croce Rossa anche dopo gli abusi senza avere mai detto niente a nessuno.

L’imputato non ha mai negato i palpeggiamenti, ma ha sempre sostenuto che la donna era consenziente.  Il tribunale di Torino lo ha assolto «perché il fatto – cioè la violenza sessuale – non sussiste».

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3 Commenti

  1. …..i magistrati devono essere sanzionati e condannati ogni volta che sbagliano, sbagliano spesso!

  2. Pare che di recente a Torino gli imputati di reati sessuali o vanno esenti per prescrizione in Corte di Appello, con tanto di scuse alla vittima da parte del giudicante, o assolti come sopra e senza scuse, ovviamente

  3. Beh, quando ho letto la notizia mi sono cadute le braccia. Poi però ho pensato, sembra un po’ strano che una donna che magari é stata violentata per mezz’ora se non di più, si sia limitata solo a dire un basta e poi per il resto del tempo e stata lì in silenzio. Questo mi fa pensare che, all’inizio era un po’ restia ma poi si é goduta il rapporto… Beh, se fosse così c’è da chiedersi perché poi ha denunciato il marito. Ovviamente non voglio giustificare il marito o i giudici. Però ripeto, é troppo strano che una donna violentata non cerchi di liberarsi oppure non urli per cercare aiuto; sembra una cosa strana, ma se io fossi stato il giudice anche io avrei pensato che la donna fosse in realtà consenziente. Se una donna é stata violentata si capisce proprio dal fatto che ha cercato in tutti i modi di sfuggire al rapporto. Sembra quasi che abbia fatto il doppio gioco; si é goduta il rapporto e poi ha detto solo un basta per far valere la denuncia che magari aveva lo scopo di separarla dal marito oppure specularci sopra. Ovviamente non conosco i dettagli quindi giudico solo per quelli che ho letto.

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