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Prescrizione responsabilità dei medici

8 aprile 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 aprile 2017



Davvero numerose le novità introdotte dalla riforma Gelli in tema di responsabilità medica: cambiano anche in termini di prescrizione ai fini del risarcimento. 

Responsabilità medica: cosa cambia?

Dopo tre anni di lavoro, la riforma Gelli è ufficialmente legge dello Stato [1], a seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Entrerà in vigore tra poco più di dieci giorni, il 1° aprile, e le novità che porta con sé in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita e di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie sono di primario rilievo: tra esse, non si può non citare quella relativa ai termini di prescrizione per un’eventuale azione risarcitoria contro medici e strutture sanitarie che si può riassumere in tre punti cruciali:

  1. 5 anni per l’azione risarcitoria;
  2. termini doppi per le strutture;
  3. onere della prova al paziente.

L’obiettivo della riforma è essenzialmente un miglioramento e un rafforzamento del rapporto di fiducia tra il medico ed i pazienti che negli ultimi anni – complici i vari casi di malasanità – si è incrinato in misura direttamente proporzionale all’aumento della cause in materia sanitaria che abbondano già da un po’ nelle aule dei tribunali italiani.

Responsabilità medica: in quanto si prescrive?

Novità di assoluto rilievo è quella che introduce nel nostro ordinamento il cosiddetto doppio binario della responsabilità civile [3]. Che significa? In pratica la responsabilità del medico è:

  • una responsabilità contrattuale in relazione al vincolo tra azienda sanitaria e paziente;
  • dall’altro lato, però, ha natura extracontrattuale in riferimento all’operatore dipendente o comunque inquadrato nella struttura, a meno che lo stesso medico abbia assunto contrattualmente un impegno con il proprio cliente.

La legge Gelli sancisce in tal modo, il definitivo superamento della teoria considerata finora valida, cioè quella della responsabilità da contatto sociale [4], secondo la quale il medico assumeva specifici obblighi di protezione nei confronti del paziente la cui violazione imponeva il risarcimento del danno nelle forme della responsabilità contrattuale: spetta, cioè, all’attore/creditore solo l’onere della prova dell’inadempimento e dell’entità del danno, mentre al debitore spetterà, per sottrarsi all’obbligo risarcitorio, dimostrare l’impossibilità sopravvenuta della prestazione per cause a lui non imputabili.

L’affermazione di questa duplice natura si riflette anche su una ipotetica azione giudiziaria e sulla relativa indagine sul piano civile tra medico e ospedale. Spieghiamoci meglio: il fatto che, come si è detto, la responsabilità abbia natura extracontrattuale implica che, se il medico tiene una condotta illecita, l’onere della prova di tale condotta e del rapporto causale col danno lamentato, è posto a carico del paziente che agisca lamentando di aver subito un pregiudizio. La natura contrattuale della responsabilità della struttura, invece, pone l’onere della prova a carico della struttura stessa, con la conseguenza che il paziente potrà limitarsi a dedurre in giudizio l’inadempimento qualificato e tecnico dell’ente che lo ha curato. Per maggiori dettagli sulle diverse tipologie di responsabilità previste dal codice civile si legga Responsabilità contrattuale.

Il doppio binario va ad incidere anche sui termini di prescrizione: sappiamo che se il titolare di un diritto non lo esercita per un determinato periodo di tempo previsto dalla legge, il diritto si estingue.

Nel caso di cui parliamo, se il paziente danneggiato non esercita il diritto di ottenere il risarcimento, perde tale diritto. E mentre, il risarcimento in questione può essere chiesto entro 10 anni (per la responsabilità contrattuale), in caso di azione risarcitoria intentata contro il sanitario, la prescrizione è di 5 anni.

Responsabilità medica: quali novità?

Documentazione sanitaria

Davvero numerose le altre novità introdotte dalla legge: tra queste, l’obbligo delle aziende sanitarie di fornire ai diretti interessati, nel rispetto del dovere di trasparenza, entro sette giorni dalla richiesta, la documentazione sanitaria disponibile relativa alla vicenda clinica di un determinato paziente, con la possibilità di ottenere eventuali integrazioni documentali fino al trentesimo giorno dalla presentazione della richiesta [2].

Non punibilità del medico per imperizia

Particolarmente significativa è la norma contenuta nell’articolo 6 della legge che prevede una ipotesi di non punibilità del medico per imperizia: in sostanza non si può agire contro il professionista che, pur compiendo un errore, abbia comunque agito nel rispetto delle raccomandazioni previste dalle linee guida come definite e pubblicate ai sensi di legge o, in mancanza di queste, le buone pratiche clinico-assistenziali.

Tentativo di conciliazione

Il paziente che intende far causa per ottenere il risarcimento deve prima esperire un tentativo di conciliazione giudiziale (in alternativa alla mediazione già oggi obbligatoria) con lo strumento dell’Atp (accertamento tecnico preventivo): in sostanza, il giudice nomina un consulente medico nominato con il compito di valutare i profili di responsabilità e di danno, invitando le parti a una conciliazione. Chiaramente l’obiettivo è quello di comporre la lite, evitando il possibile contenzioso.

note

[1] L. n. 24 dello 08.03.2017, «Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie».

[2] Art. 4 l. n. 24 dello 08.03.2017.

[3] Art. 7 l. n. 24 dello 08.03.2017.

[4] Enunciata per la prima volta dalla Corte di Cassazione, con  sentenza 589 del 22.01.1999 e successivamente ribadita dalle Sezioni Unite con sent. n. 577 dell’11.01.2008 e n. 26972 dell’11.11.2008.

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1 Commento

  1. Entro quanto tempo si prescrive il diritto al risarcimento del coniuge di un paziente (non deceduto ma) vittima di malasanità?

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