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Lo sai che? Sottotetto: si può adibire a mansarda?

Lo sai che? Pubblicato il 23 marzo 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 23 marzo 2017

Il sottotetto può essere adibito a mansarda solo se appartiene in via esclusiva al proprietario dell’ultimo piano.

Come abbiamo chiarito in A chi appartiene il sottotetto di un palazzo, per stabilire se il proprietario del sottotetto è il condominio o il proprietario dell’ultimo piano bisogna innanzitutto partire dal principio secondo cui tale spazio appartiene, di regola, a tutti i condomini; solo se da un atto pubblico di vendita dovesse risultare che la titolarità è stata trasferita al proprietario dell’ultimo piano, quest’ultimo potrebbe rivendicare il proprio diritto.

Nel primo caso, ossia quando il sottotetto è del condominio, e quindi di tutti i proprietari, chi vive all’ultimo piano non può adibirlo a mansarda. Difatti, non gli è consentito mutare la destinazione di utilizzo dell’immobile. Lo ha chiarito, questa mattina, la Cassazione [1].

Secondo la Suprema Corte, chi vive all’ultimo piano può usare più degli altri il sottotetto proprio per via della prossimità di tale spazio al suo appartamento, ma questo non gli consente di trasformarlo nella sua mansarda. Una tale attività, infatti, da un lato comporterebbe l’unilaterale cambiamento della destinazione d’uso del sottotetto, dall’altro lato costituirebbe un’esclusione dal pari uso, nei confronti di tutti gli altri condomini, di un’area che deve restare di tutti.

Risultato: il condomino non può adibire a mansarda il sottotetto prospiciente il proprio appartamento se esso risulta di proprietà condominiale e non di proprietà esclusiva. L’uso più intenso che il singolo condomino può farne per questioni di «prossimità» non può risolversi nell’escludere totalmente dal godimento di una delle parti comuni gli altri condomini. E infatti, il proprietario dell’ultimo piano, ferma restando la prossimità dell’appartamento alla porzione di sottotetto «può goderne con particolare intensità, senza, tuttavia, mutarne la destinazione e negarne la natura comune».

note

[1] Cass. sent. n. 7544/17 del 23.03.17.


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