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Mancata comunicazione del conducente: giudice competente

24 marzo 2017


Mancata comunicazione del conducente: giudice competente

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 marzo 2017



Multe per omessa comunicazione dei dati dell’effettivo conducente: a quale giudice va presentato il ricorso?

Immaginiamo di aver ricevuto una multa perché, a seguito di un precedente verbale per violazione del codice della strada, notificatoci a casa, non abbiamo comunicato (nei 60 giorni successivi) i dati dell’effettivo conducente. Se volessimo fare ricorso contro questa seconda multa, a quale giudice dovremmo presentare il nostro atto? La risposta è stata data, di recente, dalla Cassazione che ha finalmente tolto, sul punto, una disputa che durava da diversi anni [1]. Ma procediamo con ordine e vediamo, in caso di mancata comunicazione del conducente, qual è il giudice competente.

Come già sa bene chi ha letto Multe, la comunicazione dei dati del conducente, tutte le volte in cui l’automobilista, che ha violato il codice della strada, non può essere fermato dalla polizia sul luogo stesso dell’infrazione, riceve, nei 90 giorni successivi, una raccomandata con la notifica del verbale. Se – come succede di norma – la multa implica anche la sanzione accessoria della decurtazione dei punti dalla patente, il proprietario del mezzo è anche invitato a comunicare, all’organo accertatore, nei 60 giorni successivi, il nome, il cognome e gli estremi della patente di chi, al momento dell’infrazione, si trovava alla guida dell’auto. Solo nei confronti di quest’ultimo, infatti, si può procedere a sottrarre i punti. Se non viene fornita questa comunicazione, scatta una seconda multa da 282 a 1.142 euro.

È possibile evitare tale ulteriore sanzione solo se l’omessa comunicazione dei dati del conducente non viene inviata per un giustificato motivo. Tuttavia, l’interpretazione rigorosa della Cassazione – e a nostro avviso non conforme ai principi dell’ordinamento (leggi Multa se non ricordi chi era alla guida: come contestarla) – non consente di giustificarsi sostenendo di «aver dimenticato» colui a cui si era prestata la propria macchina.

Ad ogni modo, chi vuol impugnare la seconda multa, quella cioè per omessa comunicazione dei dati del conducente, deve farlo al giudice di Pace nel termine di 30 giorni. Il problema che si è posto è «presso quale giudice depositare il ricorso?». Si tratta di capire, cioè, per usare una terminologia più tecnica, qual è il giudice competente per territorio.

Secondo la Cassazione, se l’interessato intende presentare un ricorso contro il verbale successivo, che contesta la mancata indicazione del guidatore, deve farlo al giudice di pace competente sul luogo in cui ha sede l’organo di polizia che aveva richiesto i dati.

Ecco la spiegazione di tale soluzione. Quando il proprietario di un veicolo riceve un verbale per un’infrazione stradale che comporta la decurtazione dei punti dalla patente del conducente e non comunica i dati di quest’ultimo, commette una violazione autonoma rispetto a quella originaria. E questo secondo illecito si considera commesso proprio nella sede dell’organo di polizia che ha inviato il primo verbale. Perciò, poiché le multe si contestano nel luogo dell’infrazione, ed essendo l’ufficio della polizia il luogo della seconda infrazione, è qui che va ricercato il giudice di pace competente.

Viene così definitivamente rigettata l’interpretazione opposta che riteneva che l’impugnazione della multa per omessa comunicazione dei dati del conducente andrebbe fatta nel luogo di residenza del trasgressore (cioè il destinatario del verbale con l’invito, in sostanza l’intestatario del mezzo).

note

[1] Cass. ord. n. 6651/2017 del 15.03.2017.

ORDINANZA CORTE CASSAZIONE 15 marzo 2017, n. 6651

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SESTA SEZIONE CIVILE

Ordinanza

Fatti di causa e ragioni della decisione

  1. A. propose opposizione, davanti al Giudice di Pace di B. B., avverso il verbale n. 000 elevato dalla Polizia municipale del Comune di Capaccio, per avere omesso la comunicazione delle generalità e del numero di patente del conducente del veicolo di cui era stato accertato il superamento dei limiti di velocità, ai sensi dell’art. 126-bis cod. strada, sostenendo che tale verbale era illegittimo poiché, all’atto dell’accertamento della violazione, pendeva altro giudizio di opposizione avverso il verbale presupposto, con cui era stata intimata la comunicazione omessa.

Il Comune di Capaccio si costituì in giudizio mediante il dirigente dell’avvocatura comunale, in forza dell’art. 29-bis dello statuto e dell’art. 3 del regolamento, che lo abilitavano a difendere il Comune senza necessità di un’apposita procura, eccependo in rito l’incompetenza territoriale e funzionale del Giudice adito, in favore del Giudice del luogo in cui si era consumata l’infrazione contestata, ossia del luogo in cui aveva sede l’organo di polizia procedente presso cui sarebbe dovuta pervenire la comunicazione omessa; e nel merito sostenendo che il verbale con cui era stata contestata l’omessa comunicazione dei dati richiesti era autonomo dal verbale con cui era stata contestata l’infrazione presupposta.

Il Giudice di Pace adito, con sentenza n. 509/2012, depositata il 26.11.2012, dichiarò la nullità della costituzione del Comune di Capaccio mediante il dirigente dell’avvocatura comunale, in mancanza della debita produzione dello statuto e del regolamento citati dall’opponente e in difetto di alcuna procura in atti; dichiarò la propria competenza e, nel merito, previo richiamo alla pronuncia della Corte Cost. n. 27/2005, che aveva ritenuto parzialmente illegittima la precedente formulazione dell’art. 126-bis cod. strada, accolse l’opposizione, ritenendo che il verbale impugnato fosse ultroneo e antigiuridico, stante la pendenza del giudizio di opposizione sul verbale precedente, che intimava l’istante a comunicare i dati del conducente.

Il Comune di Capaccio propose appello, insistendo nella validità della propria costituzione mediante il dirigente abilitato, e senza necessità di un’apposita procura, nell’eccezione di incompetenza territoriale e funzionale del Giudice di Pace adito in prime cure e nell’infondatezza nel merito dell’opposizione, stante l’autonomia tra il verbale di contestazione dell’omessa comunicazione dei dati e il verbale di contestazione dell’infrazione principale; l’appellato A. A. non si costituì in sede di gravame.

Con sentenza n. 155/2015, depositata il 30.04.2015, il Tribunale di Benevento, subentrato nella competenza dell’originario Tribunale adito di Ariano Irpino, soppresso in corso di causa, rigettò il gravame, rilevando che la costituzione in primo grado del Comune, mediante il responsabile dell’ufficio legale, era illegittima, in difetto di un regolare apposito mandato, senza esaminare all’esito né l’eccezione di incompetenza né le doglianze sollevate nel merito.

Per la cassazione di tale citata sentenza ricorre il Comune di Capaccio sulla base di quattro motivi; è rimasto intimato B. B.

Ritenuto che il ricorso potesse essere dichiarato manifestamente fondato, con la conseguente definibilità nelle forme di cui all’art. 380 bis c.p.c., in relazione all’art. 375, comma 1, n. 5), c.p.c., su proposta del relatore, il presidente ha fissato l’adunanza della camera di consiglio.

Il ricorrente ha presentato memoria ai sensi dell’art. 380 bis, comma 2, c.p.c.

Il primo motivo di ricorso (col quale si deduce la violazione e la falsa applicazione degli artt. 182 e 171,

ultimo comma, cod. proc. civ. nonché dell’art. 29-bis dello statuto comunale e dell’art. 3 del conseguente regolamento attuativo, per avere il Tribunale ritenuto nulla la costituzione del Comune avvenuta mediante il responsabile dell’ufficio legale, senza un apposito mandato del Sindaco) risulta manifestamente fondato, e

ciò perché nel nuovo sistema istituzionale e costituzionale degli enti locali, lo statuto del Comune – ed anche il regolamento del Comune, ma soltanto se lo statuto contenga un espresso rinvio, in materia, alla normativa regolamentare – può legittimamente affidare la rappresentanza a stare in giudizio ai dirigenti, nell’ambito dei rispettivi settori di competenza, quale espressione del potere gestionale loro proprio, ovvero ad esponenti apicali della struttura burocratico-amministrativa del Comune, fermo restando che, ove una specifica previsione statutaria (o, alle condizioni di cui sopra, regolamentare) non sussista, il sindaco conserva l’esclusiva titolarità del potere di rappresentanza processuale del Comune, ai sensi dell’art. 50 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, approvato con il d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267. In particolare, qualora lo statuto (o, nei limiti già indicati, il regolamento) affidi la rappresentanza a stare in giudizio in ordine all’intero contenzioso al dirigente dell’ufficio legale, questi, quando ne abbia i requisiti, può costituirsi senza bisogno di procura, ovvero attribuire l’incarico ad un professionista legale interno o del libero foro (salve le ipotesi, legalmente tipizzate, nelle quali l’ente locale può stare in giudizio senza il ministero di un legale) e, ove abilitato alla difesa presso le magistrature superiori, può anche svolgere personalmente attività difensiva nel giudizio di cassazione (cfr. Cass. 28.03.2014, n. 7402; Cass. 22.03.2012, n. 4556; Cass. SU 16.06.2005, n. 12868).

Il secondo motivo di ricorso (col quale si deduce la violazione e la falsa applicazione dell’art. 22, l. n. 689/1981, per avere il Tribunale ritenuto la competenza territoriale e funzionale del Giudice di pace adito in prime cure, benché non si trattasse del giudice competente in base al luogo di contestazione dell’infrazione, ossia del luogo in cui ha sede la polizia municipale presso cui sarebbero dovute pervenire le informazioni richieste) è anch’esso manifestamente fondato, poiché l’opposizione avverso l’ordinanza-ingiunzione emessa per infrazioni al codice della strada (così come quella avverso il verbale di contestazione dell’infrazione), quando l’illecito sia consistito nell’omissione di una condotta dovuta per legge, va proposta dinanzi al giudice del luogo in cui si sarebbe dovuta tenere la condotta che invece è mancata. Pertanto, ove sia irrogata la sanzione amministrativa per violazione, da parte del proprietario dell’autoveicolo, dell’obbligo di fornire i dati del conducente all’organo che abbia accertato la violazione dei limiti di velocità, ai sensi dell’art. 126-bis, comma 2, d.lgs. 30 aprile 1992 n. 285 (codice della strada), competente a conoscere della relativa opposizione è il giudice di pace del luogo dove ha sede l’organo accertatore, al quale quei dati andavano inviati (cfr. Cass. 24.02.2012, n. 2910); infatti, per gli illeciti omissivi propri (o di pura condotta) tale luogo si identifica con quello in cui si sarebbe dovuta tenere la condotta mancata (giurisprudenza costante sia civile, sia penale di questa Corte: cfr. per tutte Cass. civile n. 19631/07 e Cass. penale n. 26067/07), condotta che, nel caso dell’art. 126-bis C.d.S., comma 2, deve individuarsi nella comunicazione “all’organo di polizia che procede”, da parte del proprietario del veicolo, dei dati personali e della patente del conducente al momento della commessa violazione.

Il terzo e il quarto motivo di ricorso sono assorbiti dall’accoglimento dei primi due.

Consegue la cassazione della sentenza impugnata, che ha erroneamente omesso di dichiarare

l’incompetenza del giudice di primo grado, e, statuendo sulla competenza, il rinvio della causa davanti al competente Giudice di pace di Capaccio, che provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione.

Per questi motivi

La Corte accoglie il primo ed il secondo motivo di ricorso, dichiara assorbiti gli altri motivi, cassa la sentenza impugnata e, statuendo sulla competenza, rinvia la causa davanti al Giudice di Pace di Capaccio, anche per le spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della 6 – 2 sezione civile della Corte Suprema di Cassazione, il 3 marzo 2017.

Il Presidente: PETITTI

Il Consigliere estensore: SCARPA

Depositato in Cancelleria il 15 marzo 2017.


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