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Quando posso fare appello?

31 marzo 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 marzo 2017



Quando impugnare la sentenza di primo grado con l’appello: termini e modalità per la sua proposizione.

Frequentemente le cause non hanno un buon esito. Anche se erano state avviate con buoni propositi ed altrettanti presupposti, la sentenza potrebbe non essere stata favorevole. Stesso dicasi per la controparte, se avete vinto una causa, ma il soccombente non vuole darvela vinta a tutti i costi.

In altri parole, l’appello di una sentenza è una possibilità concreta prevista dalla legge. Vediamo insieme come e in che termini è possibile esercitarla.

Entro che termini posso fare appello?

Per impugnare una sentenza di primo grado, ad esempio quella emessa da un Tribunale, la legge riconosce l’operatività di due termini: uno breve e l’altro lungo:

  • nel primo caso il termine è di trenta giorni;
  • nel secondo, invece, il termine è di sei mesi.

Il cosiddetto “termine breve” comincia a partire dalla data di notifica della sentenza: la parte risultata vittoriosa in primo grado, notifica la sentenza favorevole emessa, alla parte soccombente. Quest’ultima, a partire dal momento in cui ha ricevuto la detta sentenza, potrà impugnare in appello la stessa, entro il termine perentorio di trenta giorni [1]: in mancanza, la sentenza diverrà definitiva e risulterà inoppugnabile.

Viceversa, il cosiddetto “termine lungo” decorre dalla data di pubblicazione della sentenza emessa [2]. In altre parole, se il pronunciamento giudiziale non è notificato alla parte soccombente, quest’ultima potrà fare ricorso in appello entro il termine di sei mesi dalla pubblicazione della predetta sentenza.

I descritti termini, sono sospesi durante il periodo feriale (dal 1 al 31 agosto). Quindi, se il provvedimento giudiziale è stato pubblicato o notificato nel mese di luglio, durante quello di agosto non potrà scadere alcun termine per la proposizione dell’appello e tanto meno il descritto periodo potrà essere conteggiato nei sei mesi previsti per il cosiddetto “termine lungo”.

Quando è tempestivo l’appello?

L’appello avverso una sentenza ordinaria, si propone notificando, cioè inviando, alla controparte una citazione a comparire dinanzi al giudice competente, entro i termini precedentemente descritti.

Secondo l’interpretazione comune della giurisprudenza, la notifica s’intende eseguita per il notificante, nel momento in cui l’atto è consegnato all’ufficiale giudiziario di turno o presso l’ufficio postale competente, se si tratta di notifica in proprio.

In altre parole, anche se l’atto è materialmente ricevuto dal destinatario dieci giorni dopo, per il notificante questo è assolutamente irrilevante.

La Cassazione [3], a tale riguardo chiarisce e precisa che «un’impugnazione è tempestivamente dispiegata – purché il procedimento di notifica poi si perfezioni – se l’atto di citazione è consegnato per la notifica all’ufficiale giudiziario, entro il relativo termine perentorio, non rilevando in alcun modo il tempo di effettiva ricezione dell’atto da parte del destinatario; resta quindi irrilevante l’osservanza o meno delle ulteriori norme per conseguire la notifica in giornata, visto che, una volta consegnato l’atto all’ufficiale che procede alla notifica, nessun altro adempimento è richiesto – beninteso, ove la notifica vada effettivamente a buon fine – al notificante».

Quindi, se l’atto di citazione in appello è consegnato per la notifica all’ufficiale giudiziario entro la scadenza del termine (breve o lungo, a seconda dei casi), esso risulterà tempestivamente proposto, indipendentemente da quando l’atto sarà materialmente ricevuto dal destinatario.

La notifica dell’appello deve essere di regola indirizzata presso il procuratore costituito nel precedente grado di giudizio [4].

note

[1] Artt. 325 – 326 cod. proc. civ.

[2] Art. 327 cod. proc. civ.

[3] Cass. Civ. ord. n. 4993/2014.

[4]  Art. 330 cod. proc. civ.


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