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Come allungare la prescrizione

26 marzo 2017


Come allungare la prescrizione

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 marzo 2017



Se sei creditore di una somma di denaro e temi che il tuo credito possa cadere in prescrizione tutto ciò che devi fare è diffidare il debitore. 

Tutti sanno che un debito non è per sempre: dopo un certo periodo (che varia a seconda del tipo di debito) scade, ossia va in prescrizione. In tal caso nulla è più dovuto al creditore. Ma in pochi sanno che è sempre possibile allungare la prescrizione e far sì che, a conti fatti, il debitore rimanga obbligato a vita (e anche oltre). A prevederlo è il codice civile: in buona sostanza, ogni volta che il diritto di credito viene esercitato (nei modi in cui diremo a breve), il termine di prescrizione si interrompe e inizia a decorrere da capo. Questo sistema può essere utilizzato infinite volte, fino a poter chiedere il pagamento di un credito assai vecchio anche dopo diverse decine di anni, persino nei confronti degli eredi del debitore. Ma procediamo con ordine e vediamo, più nel dettaglio, come allungare la prescrizione.

Ha evidentemente interesse ad allungare la prescrizione il creditore e non il debitore. Quest’ultimo, infatti, scaduto il suddetto termine, non deve più pagare ed è per sempre libero da ogni obbligo. Questo significa che se anche il creditore dovesse citarlo in giudizio, al debitore – benché inadempiente – basterà far notare al giudice che il credito è caduto in prescrizione per poter vincere la causa.

Dunque, il debitore deve sperare che la prescrizione si compia nel più breve tempo possibile, termine che, come vedremo a breve, può però essere allungato dal creditore.

Quali sono i termini di prescrizione?

Ma qual è il termine di prescrizione di un credito? La regola è 10 anni, ma in realtà le eccezioni sono così tante da poter ritenere che una regola generale non esista. Per non tediarvi in questa sede in lunghi elenchi vi rinviamo all’articolo La prescrizione dei debiti. Possiamo però semplificare dicendo che:

  • la prescrizione ordinaria è di 10 anni: questa vale, ad esempio, per crediti che derivano da contratti anche orali, emissione fatture, ecc.
  • qualora il credito non derivi da un rapporto contrattuale, ma da un comportamento illecito (si pensi alla rottura di un tubo condominiale, alla distruzione di un muro, ecc.), la prescrizione è di 5 anni;
  • i crediti dei professionisti si prescrivono in 3 anni;
  • anche le bollette delle varie utenze si prescrivono in 5 anni;
  • sempre in 5 anni è fissata la scadenza di interessi alla banca, canoni di affitto e oneri di condominio;
  • per i crediti degli stipendi dei lavoratori dipendenti, la prescrizione – anche qui di 5 anni – inizia a decorrere dalla data di cessazione del rapporto di lavoro;
  • nel caso di incidenti stradali, il diritto a ottenere il risarcimento dall’assicurazione si prescrive in due anni;
  • per le tasse e le cartelle esattoriali il termine non è sempre uguale: si va dai 10 anni per Irpef, Iva, Ilor, Irap, Canone Rai e oneri della Camera di commercio, ai 5 per Imu, Tasi, Tari, contributi Inps e Inail, per arrivare ai 3 anni del bollo auto;
  • le multe stradali si prescrivono in 5 anni.

Per maggiori dettagli leggi anche Quando decade un debito.

Cosa succede se si interrompe la prescrizione?

Come si interrompe la prescrizione? La risposta a questa domanda è anche risposta al problema che ci siamo posti in apertura: come allungare la prescrizione? In buona sostanza, ogni volta che il termine di prescrizione viene interrotto da un atto (che perciò viene detto «atto interruttivo della prescrizione»), esso ricomincia a decorrere da capo e, quindi, la prescrizione automaticamente si allunga per un periodo di tempo pari a quello iniziale.

Facciamo un esempio. Immaginiamo che il 1° gennaio 2010 Tizio firmi un contratto con Caio per il rifacimento del giardino. Caio non paga e Tizio rimane, per ben 9 anni, senza richiedere il pagamento. Se le cose rimangono in questi termini, senza nessuna azione o richiesta da parte di Tizio (o meglio, senza alcuna richiesta scritta), il 31 dicembre 2019, alla mezzanotte, il credito di Tizio si prescrive. Pertanto, a partire dal 1° gennaio 2020 Caio non dovrà più pagare nulla. Ma se prima della mezzanotte del 31 dicembre 2019 Caio riceve una diffida da parte di Tizio, la prescrizione si interrompe. Immaginiamo che la lettera con la diffida venga ricevuta il 1° gennaio 2019: in tal caso il termine di prescrizione slitta al 31 dicembre 2028. E così via.

Pertanto, a partire dal momento in cui la prescrizione viene interrotta, essa inizia a decorrere nuovamente da capo per un periodo di tempo uguale a quello iniziale.

Ecco un modello di diffida, tipico «atto interruttivo della prescrizione».


Egr. sig. / Spett.le Società

 

Il sottoscritto … vanta nei vostri confronti un credito di euro …. in forza del contratto firmato in data … avente ad oggetto. Tale credito non è stato ad oggi mai onorato, sicché sono maturati gli interessi pari a … da voi comunque dovuti.

Ciò posto, Vi intimo e diffido al pagamento dell’importo complessivo di euro… da versare nelle mani dello scrivente (o con accredito presso il conto corrente n….) entro e non oltre 10 giorni dal ricevimento della presente. Con avvertimento che, in difetto, si ricorrerà presso le competenti sedi giudiziarie.

La presente è valevole come atto interruttivo della prescrizione.

Luogo, data, firma


Come allungare la prescrizione?

La lettera di diffida

Ora vediamo quali sono tutti i sistemi per interrompere la prescrizione. Il primo e più consueto è l’invio di una lettera di diffida da parte del creditore. Nella lettera – che deve essere inviata con un sistema che garantisca la prova del ricevimento e, quindi, con raccomandata a.r., posta elettronica certificata o raccomandata consegnata a mano – il creditore deve specificare:

  • l’entità del credito, ossia l’esatto ammontare;
  • la causa del proprio credito (ad esempio il contratto e la data di stipula);
  • l’espressa intimazione al pagamento della somma: non sono consentite formule generiche, ma ci deve essere la chiara volontà di ottenere il pagamento.

L’ammissione del debitore

Un secondo modo per allungare la prescrizione è farsi firmare un’ammissione di debito da parte del debitore. Basterebbe, ad esempio, che questi chieda un po’ di tempo per pagare, riconoscendo il proprio debito. Oppure che scriva, di proprio pugno, un atto con cui si impegna a pagare entro un certo termine o con determinate modalità. È quello che si chiama «riconoscimento del credito» o anche «ammissione di debito». Così come la lettera di diffida, tale dichiarazione interrompe la prescrizione e quindi ne allunga la scadenza.

La notifica di una citazione

Un ulteriore modo per allungare la prescrizione è notificare al debitore un vero e proprio atto giudiziario, come può esserlo una citazione o un decreto ingiuntivo. Anche queste sono forme di esercizio del diritto di credito che interrompono il decorso della prescrizione.

 

Chi dichiara la prescrizione?

Veniamo ora al punto nodale. Una volta che un debito si è prescritto, come fare per “farselo cancellare”? In realtà, il debitore non deve fare nulla perché la prescrizione opera in automatico. Qualora però il creditore agisca davanti a un giudice il debitore potrà difendersi dimostrando la prescrizione e, in tal modo, il giudice dichiarerà la prescrizione.

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Autore immagine: 123rf com

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