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Il ricorso per decreto ingiuntivo

25 marzo 2017 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 25 marzo 2017



I procedimenti a cognizione sommaria: il procedimento di ingiunzione, le condizioni di ammissibilità, la prova e l’opposizione.

Il procedimento di ingiunzione (artt. 633 e ss.) è una forma speciale e abbreviata del normale processo di condanna, dal quale differisce non per la funzione ma soltanto per la struttura, perché all’accertamento contenzioso è sostituita una cognizione sommaria, inizialmente senza contraddittorio, con la quale si giunge ad un decreto di condanna avverso il quale il debitore può fare opposizione, instaurando così il contraddittorio (detto, perciò, eventuale).

La competenza ad emanare il decreto appartiene al Giudice di Pace o al Tribunale in composizione monocratica che sarebbe competente in via ordinaria, ai sensi del testo dell’art. 637.

Il d.Lgs. 9-10-2002, n. 231 ha fatto alcuni ritocchi al procedimento in attuazione della direttiva Ce per la lotta ai ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali che avvengono fuori dello stato. Gli interventi hanno riguardato i tempi e la possibilità di notificare il decreto ingiuntivo all’estero (artt. 633, comma 3, 641, commi 1 e 3 e 648 comma 1).

L’art. 186ter, introdotto dalla L. 353/1990 (in vigore dal 1°-1-1993), ha esteso lo schema del procedimento di ingiunzione a tutti i giudizi di cognizione instaurati nelle forme ordinarie: infatti, tale norma prevede la possibilità che, in corso di causa, il giudice, su istanza di parte, pronunci con ordinanza un’ingiunzione di pagamento o di consegna, quando sussistono i presupposti previsti dall’art. 633 per l’emanazione del decreto ingiuntivo.

Quali sono le condizioni di ammissibilità del decreto ingiuntivo?

Può ottenere un decreto ingiuntivo (art. 633):

  1. chi è creditore di una somma liquida di danaro o di una determinata quantità di cose fungibili;
  2. chi ha diritto alla consegna di una cosa mobile determinata;
  3. gli avvocati, i cancellieri, gli ufficiali giudiziari e chiunque abbia prestato la sua opera in occasione di un processo, per il pagamento di onorari dovuti per le loro prestazioni;
  4. i notai ed altri esercenti una libera professione o arte per la quale esiste una tariffa legalmente approvata, per onorari o rimborsi di spese.

La prova che il creditore deve fornire in ordine alla esistenza del suo diritto è, di regola, una prova scritta.

La domanda d’ingiunzione si propone con ricorso che va depositato in cancelleria con i documenti che si allegano.

Il giudice, in base alle prove documentali fornite inaudita altera parte, emette la decisione:

  1. se ritiene non sufficientemente giustificata la domanda, dispone che il cancelliere ne dia notizia al ricorrente, invitandolo a provvedere alla prova. se il ricorrente non vi provvede o, comunque, se la domanda non è accoglibile, il giudice rigetta il ricorso con decreto motivato. Il decreto di rigetto non pregiudica, però, la possibilità di riproporre la domanda, in via ingiuntiva o in via ordinaria; infatti, essendo stato pronunciato senza contraddittorio, il decreto non dà luogo al giudicato e non è impugnabile, nemmeno per Cassazione ex 111 Cost.;
  2. se non sussiste alcun motivo per respingere il ricorso (ad es.: nel caso di insufficiente prova del credito), il giudice pronuncia decreto motivato col quale ingiunge all’altra parte di pagare la somma o di consegnare la cosa o la quantità di cose richieste, nel termine di quaranta giorni (art. 641), con l’avvertimento espresso che nello stesso termine può essere fatta opposizione e che, in mancanza di questa, si procederà ad esecuzione forzata. se l’intimato risiede in uno stato dell’unione europea, il termine è di 50 giorni; se risiede in altri stati, è di 60 giorni.

Si deve ricordare che comunque il giudice può immediatamente concedere la provvisoria esecuzione al decreto (art. 642).

Il decreto, insieme col ricorso, deve essere notificato all’ingiunto, e dalla data di notifica decorre il termine per l’opposizione e per il pagamento.

Il decreto diviene inefficace se non è notificato entro 60 giorni dalla pronuncia se deve avvenire nel territorio della repubblica, 90 giorni negli altri casi (art. 644); ma domanda può essere sempre riproposta successivamente.

L’opposizione a decreto ingiuntivo del debitore

L’opposizione è il mezzo con cui l’ingiunto, che ritenga ingiusta la condanna, impugna il decreto.

L’opposizione si propone con atto di citazione davanti allo stesso ufficio cui appartiene il giudice che ha emesso il decreto ingiuntivo, nel termine di 40 giorni stabilito dalla legge (art. 641) o in quello diverso se l’intimato non risiede in Italia. Il giudizio si svolge nelle forme ordinarie. La L. 29-12-2011, n. 218, ha disposto l’abrogazione dell’ultima parte del comma 2 dell’art. 645 c.p.c., che prevedeva il dimezzamento dei termini di comparizione delle parti nel giudizio di opposizione in esame e, nel contempo ha offerto un’interpretazione autentica dell’art. 165, co. 1, c.p.c., statuendo che, nei procedimenti pendenti alla data di entrata in vigore della medesima legge (20-1-2012), la riduzione del termine di costituzione dell’attore prevista in tale ultima norma si applica, nei giudizi di opposizione a decreto ingiuntivo, solo se l’opponente abbia assegnato all’opposto un termine di comparizione inferiore a quello dei 90 giorni (150 per la notifica all’estero) previsto dall’art. 163bis c.p.c. L’anticipazione dell’udienza prevista ex art. 163bis, co. 3, deve essere disposta fissando l’udienza per la comparizione delle parti non oltre 30 giorni dalla scadenza del termine minimo a comparire (art. 645, co. 2, modif. ex d.L. 69/2013, conv. in L. 98/2013).

Nel corso del giudizio, il giudice istruttore può concedere, provvedendo in 1ª udienza (con ordinanza non impugnabile), l’esecuzione provvisoria del decreto, se l’opposizione non è fondata su prova scritta o di pronta soluzione (art. 648); mentre deve concedere l’esecuzione provvisoria parziale limitatamente alle somme non contestate, salvo che l’opposizione sia proposta per vizi procedurali (art. 648, co. 1); o ancora quando la parte che la chiede offre idonea cauzione (art. 648 co. 2), e può sospendere, in presenza di gravi motivi, su istanza dell’opponente, l’esecuzione provvisoria disposta al momento dell’emanazione del decreto (art. 649).

Per quanto concerne il giudizio di opposizione, possono verificarsi le seguenti ipotesi:

  • prima ipotesi: se l’opposizione è proposta fuori termine o se l’opponente non si è costituito, il giudice — su istanza del ricorrente — dichiara esecutivo il decreto (che così acquista valore di sentenza passata in giudicato): tale dichiarazione di esecutività impedisce una nuova opposizione o il proseguimento di quella proposta (art. 647);
  • seconda ipotesi: se l’opposizione è rigettata integralmente — con sentenza passata in giudicato o provvisoriamente esecutiva — il decreto acquista efficacia esecutiva (art. 653);
  • terza ipotesi: se l’opposizione è accolta parzialmente, il titolo esecutivo è costituito esclusivamente dalla sentenza, ma gli atti di esecuzione già compiuti conservano i loro effetti nei limiti della somma o della quantità ridotta (articolo 653 cpv.).


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