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Abbonamento Sky: se non lo uso in casa pago penale?

12 aprile 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 aprile 2017



La clausola delle condizioni generali di abbonamento predisposte da Sky che prevede una penale per l’utilizzo di una smart card esteso al di fuori dell’abitazione dell’abbonato è vessatoria: perché?

È vessatoria la clausola delle condizioni generali di abbonamento predisposte da Sky che prevede una penale per tutte le ipotesi di utilizzo di una smart card esteso al di fuori dell’abitazione dell’abbonato. A stabilirlo è il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto [1]: la vicenda riguarda un contratto di abbonamento ai servizi di televisione satellitare ad uso domestico stipulato da un uomo. A seguito di un controllo effettuato da Sky, risultava che la tessera concessa in comodato veniva utilizzata da un circolo, violando la clausola delle condizioni generali di abbonamento. Per questo Sky chiedeva la condanna dell’uomo al pagamento della penale contrattuale. Quest’ultimo, dal canto suo, sosteneva la vessatorietà di quella clausola.

Cosa sono le clausole vessatorie?

Le clausole vessatorie sono quelle disposizioni contrattuali che avvantaggiano in modo considerevole una parte, penalizzando fortemente l’altra. Sono tipiche dei contratti per adesione, spesso regolati da condizioni generali di contratto o redatti attraverso moduli o formulari. L’impossibilità (o la difficoltà) per l’altro contraente di discutere le singole clausole, può portarlo ad accettarne alcune che possono risultare molto gravose, rendendo la sua posizione molto debole. Il codice civile, proprio per questo motivo, afferma che sono inefficaci le clausole vessatorie se non sono approvate espressamente per iscritto [2]: in tal modo, si attira l’attenzione del contraente “debole”  sulla posizione di svantaggio che va ad assumersi.

Sono vessatorie le clausole che:

  • stabiliscono limitazioni di responsabilità;
  • danno facoltà di recedere dal contratto;
  • sospendono l’esecuzione del contratto;
  • stabiliscono a carico dell’atro contraente delle decadenze;
  • limitano la facoltà di proporre eccezioni;
  • restringono la libertà contrattuale nei confronti dei terzi;
  • impongono tacite proroghe e rinnovazioni contrattuali , clausole compromissorie o deroghe alla competenza dell’attività giudiziaria.

Di seguito si riportano alcuni esempi di clausole vessatorie:

  • il contratto stabilisce che il prezzo aumenta al momento della consegna;
  • il contratto prevede delle penali a carico del consumatore che non lo rispetti e non a carico del professionista nel caso contrario;
  • il contratto prevede soltanto 60 giorni per contestare l’estratto conto, invece di 10 anni;
  • il contratto stabilisce, in caso di controversia, la competenza esclusiva di una località diversa dalla residenza del consumatore.

La crescente diffusione dei contratti per adesione stipulati con banche, assicurazioni o società di comunicazioni che offrono i propri servizi a condizioni predeterminate (attraverso la predisposizione di moduli o formulari), mentre l’altro contraente (utente, consumatore), si limita ad aderire automaticamente alla sottoscrizione, ha portato il legislatore a preoccuparsi di tutelare maggiormente la parte più debole contrattualmente. Oggi il Codice del Consumo sancisce la nullità delle clausole vessatorie [3].

Nel caso esaminato dalla sentenza, l’abbonamento sottoscritto dall’uomo è contenuto in un contratto concluso mediante sottoscrizione di moduli o formulari predisposti per disciplinare in maniera uniforme determinati rapporti contrattuali: ne consegue che, per legge, il professionista ha l’onere di provare che le clausole, malgrado siano dal medesimo unilateralmente predisposte, siano state oggetto di specifica trattativa con il consumatore. D’altra parte la stessa legge afferma che si presumono vessatorie fino a prova contraria le clausole che hanno per oggetto o per effetto di imporre al consumatore, in caso di inadempimento o di ritardo nell’adempimento, il pagamento di una somma di denaro a titolo di risarcimento, clausola penale o altro titolo equivalente d’importo manifestamente eccessivo.

Secondo Sky, va esclusa la natura vessatoria della clausola penale posto che essa va rapportata non al costo dell’abbonamento residenziale ma a quello dell’abbonamento commerciale per la visione all’interno di un esercizio pubblico, dando per scontato che il circolo dove l’uomo ha usato l’abbonamento sia un esercizio pubblico, senza tuttavia provarlo. Tanto basta perché la clausola penale, rapportata all’abbonamento Sky per le abitazioni private sottoscritto dal convenuto, debba essere considerata manifestamente sproporzionata e dunque inefficace [4].

note

[1] Trib. Barcellona Pozzo di Gotto sent. n. 362 del 21.11.2016.

[2] Artt. 1341-1342 cod. civ.

[3] Alla regola generale di cui all’art. 1341 cod. civ. è stata affiancata, in un primo momento, una disciplina specifica delle clausole vessatorie, con l’aggiunta del capo XIV bis al codice civile (“Dei contratti del consumatore“) composto da cinque articoli (dal 1469-bis al 1469-sexies). Tale disciplina è stata però successivamente sostituita dal nuovo “Codice del Consumo” (d.lgs. n. 206 dello 06.09.2005), il quale, novellando l’art. 1469-bis cod. civ. e, parallelamente, abrogando le norme immediatamente successive, si occupa (artt. 33-38 e 139-141) delle clausole vessatorie nei rapporti tra professionisti e consumatori, sanzionandole non più con la mera inefficacia ma con la nullità.

[4] Ai sensi dei previgenti artt. 1469 bis, n. 6 e 1469 quinquies cod. civ.

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