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Malattie professionali: come si calcola il danno biologico?

12 aprile 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 aprile 2017



Vediamo come si calcola il risarcimento del danno biologico subito dal lavoratore a seguito di una malattia professionale.  

Per rendere più concreta ed effettiva la tutela del lavoratore il legislatore è intervenuto sul tema della risarcibilità del danno biologico in materia di assicurazioni sociali [1]. Tale danno è stato definito come lesione all’integrità psicofisica della persona, che può essere oggetto di valutazione medico legale, il cui ristoro deve essere determinato in misura indipendente dalla capacità di produrre reddito del danneggiato, riguardando il danno del bene salute in sé e per sé considerato.

In particolare, la valutazione delle conseguenze delle lesioni dell’integrità psicofisica viene operata con una specifica tabella delle menomazioni, che contiene un’ampia elencazione di casi di menomazione a seguito di lesioni e malattie che interessano il lavoratore quale componente della società, ponendo particolare attenzione a quelle di origine lavorativa o collegate direttamente all’attività professionale svolta dall’assistito.

Come anticipato, la prestazione previdenziale prevista per il risarcimento del danno consiste in un indennizzo determinato in misura indipendente dalla capacità di produrre reddito del danneggiato, nella misura indicata nell’apposita “tabella indennizzo danno biologico”: in capitale, per le menomazioni di grado pari o superiore al 6% ed inferiore al 16%; in rendita, per le menomazioni di grado pari o superiore al 16%. La tabella si fonda sul sistema “a punto variabile” in funzione dell’età e del grado di invalidità; in particolare, il valore del punto è funzione crescente della percentuale di invalidità e funzione decrescente dell’età del soggetto.

  • Per l’indennizzo in capitale, la tabella, suddivisa per fasce di età e per sesso, individua l’importo da erogare, corrispondente al grado di invalidità;
  • per la rendita, definendo l’importo annuo rispetto al grado di invalidità.

Sono questi alcuni chiarimenti forniti un tema di danno biologico subito dal lavoratore in una sentenza del Tribunale di Bari [2]: un uomo conveniva in giudizio l’Inail, affinché, accertato che la malattia da lui contratta (carcinoma polmonare trattato chirurgicamente) fosse di natura professionale, il giudice del lavoro condannasse l’Inail al pagamento in suo favore della rendita per malattia professionale. In particolare, la Ctu disposta aveva evidenziato che l’uomo – saldatore meccanico alle dipendenze di differenti società metalmeccaniche – era stato esposto per motivi professionali all’inalazione di fibre di amianto per oltre 20 anni, contraendo un tumore polmonare che, per il tipo istologico, non poteva ritenersi collegato al fumo di sigaretta cui il lavoratore era stato avvezzo. Il danno biologico doveva quindi valutarsi nella misura del 30%.

Danno biologico subito dal lavoratore

Si parla di danno biologico Inail in riferimento a un indennizzo riconosciuto ed erogato dall’Istituto al lavoratore che ha subito un infortunio sul lavoro o un danno a seguito di una malattia professionale o causa di servizio, a causa dei quali ha contratto  un’invalidità temporanea o una menomazione permanente della capacità fisica.

Danno biologico subito dal lavoratore: quando è riconosciuto?

L’Inail riconosce il danno biologico al lavoratore in presenza di determinati requisiti e condizioni: nel dettaglio, si ha danno biologico per malattia professionale o causa di servizio quando il lavoratore si ammala progressivamente e lentamente a causa dello svolgimento di attività lavorative ad alto rischio che hanno causato l’insorgere di patologie, la cui causa è strettamente connessa e conseguenza del lavoro svolto. In sostanza, occorre avere un rapporto causale tra rischio professionale e la malattia.

Per quantificare il danno in casi di tal genere, occorre distinguere a seconda delle diverse menomazioni derivate dalle malattie professionali:

  • malattie professionali tabellate se rientrano in una delle due tabelle, una per l’agricoltura e una per l’industria, per le quali il lavoratore non deve dimostrare la causa della malattia in quanto già evidenziata e riconosciuta dall’Inail;
  • malattie professionali non tabellate per quali invece il lavoratore ha l’obbligo e l’onere di dimostrare che la malattia è strettamente connessa e conseguenza dello svolgimento dell’attività lavorativa. Per capire meglio e per avere un esempio di malattia non tabellata si legga Buornout: cosa fare per ottenere la rendita Inail?.

Se, dunque, l’infortunio sul lavoro e la malattia professionali causano una menomazione fisica al lavoratore, gli verrà risarcito il relativo danno biologico solo se la percentuale assegnatagli a seguito visita medica ed esami diagnostici va da un minimo del 6% ad un massimo del 100%.

Danno biologico subito dal lavoratore: come calcolarlo?

Per calcolare il risarcimento spettante al lavoratore, bisogna considerare il tipo di menomazione psicofisica che ha subito, tenendo il considerazione due tabelle:

  1. tabella delle menomazioni,
  2. tabella indennizzo danno biologico.

Le voci da considerare sono circa 400: per esempio, il danno estetico, quello all’apparato riproduttivo, ecc.

Nel nostro caso, si utilizzerà la tabella indennizzo calcolo danno biologico come in tutte le ipotesi in cui la percentuale riconosciuta di menomazione riportata a seguito infortunio sul lavoro o malattia professionale è tra il 6% ed il 100%. Tale tabella, si basa su criteri indipendenti dal reddito del lavoratore, crescenti in funzione della gravità della menomazione: in pratica, più è grave la lesione e maggiore è il danno biologico, variabile in funzione dell’età (più il lavoratore è anziano e minore è l’indennizzo) e in base al sesso in quanto tiene conto della maggiore speranza di vita delle donne ed è uguale per tutti i settori lavorativi.

note

[1] D. lgs. n. 38 del 23.02.2000.

[2] Trib. Bari sent. n. 1558 del 15.03.2017.


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