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Temo di perdere in appello: come tutelare i miei beni?


Temo di perdere in appello: come tutelare i miei beni?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 aprile 2017



Mi sono trasferito all’estero e devo proteggere i miei assets lì e in Italia. Ho vinto il primo grado di una causa; in appello si potrebbe ribaltare la situazione e ci può essere un’azione di recupero nei miei confronti. Come fare?

La risposta al quesito necessita di alcune precisazioni ovvero:

  • in che Stato estero risiede il lettore?;
  • ha definitivamente spostato la sua vita all’estero e non conta più di tornare in Italia?;
  • ha lasciato in Italia qualche centro di affari e/o di affetti?;
  • è coniugato? eventualmente con figli e quale età hanno questi ultimi?;
  • qual è il valore dei suoi asset in Italia e all’estero e loro composizione?

Tali precisazioni sono necessarie per capire se il lettore si trova in un paese Bl o Wl e soprattutto se egli può esser ancora o meno fiscalmente residente. Da ciò dipenderà quali siano poi i rapporti tra lo Stato italiano e quello estero al fine dello scambio di cooperazione per le informazioni che ogni Stato ritiene di chiedere ovvero i suoi potenziali creditori.

Al di là, quindi, di tali dati, si fornisce comunque la risposta che il lettore richiede, considerando che egli risieda in un paese Wl e che abbia qualche parente in Italia che intenda andare a trovare, anche se sporadicamente, nonché un piccolo centro di affari legato almeno alla gestione degli immobili situati in Italia.

Il trust può esser impiegato per proteggere i propri beni per preservarli e trasferirli in un’ottica di passaggio generazionale. Esistono però dei limiti a tali obiettivi, sicuramente meritevoli di tutela. Essi sono quelli disciplinati dalla Convenzione dell’Aja [1] che così dispone: la Convenzione non costituisce ostacolo all’applicazione delle disposizioni della legge designata dalle norme del foro sul conflitto di leggi quando con un atto volontario non si possa derogare ad esse, in particolare nelle seguenti materie:

  1. protezione dei minori e degli incapaci;
  2. effetti personali e patrimoniali del matrimonio;
  3. testamenti e devoluzione ereditaria, in particolare la successione necessaria;
  4. trasferimento della proprietà e le garanzie reali;
  5. protezione dei creditori in caso di insolvenza;
  6. protezione dei terzi in buona fede.

Con tale affermazione appare chiaro che il creditore che fa affidamento su tutto il suo patrimonio per soddisfarsi in caso di vittoria potrà agevolmente dimostrare che il lettore, in odore di perdita in caso di appello, ha cominciato a spogliarsi dei suoi beni trasferendoli ad un trust [2]. Stando così le cose sembrerebbe che il lettore possa fare ben poco. O vende i suoi immobili ad un terzo che, in buona fede, non conosce le sue vicende processuali e acquista anche ad un vero prezzo di mercato (così preservandosi in caso di azione revocatoria) oppure ogni trasferimento a titolo gratuito (come può essere il trasferimento in trust o una donazione) saranno soggetti alla predetta azione revocatoria ordinaria che può esser esperita entro 5 anni dall’atto di trasferimento.

Occorre quindi concentrarsi sul fatto se il lettore oggi sia debitore o potenzialmente debitore. In effetti, egli, in primo grado, ha vinto e occorrerebbe conoscere il parere del suo legale sulle probabilità di vincita in secondo grado e soprattutto cosa dice la giurisprudenza in casi analoghi ai suoi. Questo perché se l’interessato sa già di aver vinto il primo grado perché il giudice ha completamente sbagliato la sentenza e in appello ha motivo di perdere, allora le chance di salvare il patrimonio si riducono. Se invece si ha ragionevole certezza di vincere allora il ragionamento cambia. Un conto è trasferire i beni in un trust sapendo che potrò perdere e quindi andare incontro ad una azione revocatoria. Altro conto, invece, ritenendo di poter replicare la vittoria in appello, istituire un trust che nelle premesse riferisca che egli è sicuro di vincere e quindi ritiene che non avrà debiti, ma in ogni caso sin da ora, qualora perdesse (si ricorda che poi c’è anche la Cassazione), dica al trustee che dovrà vendere i beni e il ricavato destinarlo alla controparte vincente.

È vero che, quindi alla fine, se perde il secondo grado resterà obbligato a pagare, ma psicologicamente non si sta nascondendo nulla e il terzo sa che, se vince, il trustee gli darà quello che rimarrà. Usiamo il termine “quel che rimarrà”, perché il trustee dovrà prendersi cura del lettore e potrà quindi impiegare i beni e i loro frutti trasferiti in trust per mantenere il suo tenore di vita.

Il lettore chiedeva se anche gli asset finanziari possono esser trasferiti in trust. La risposta è positiva. In un trust infatti possono esser trasferiti denaro, beni mobili, immobili e partecipazioni. Questo lo rende diverso dal fondo patrimoniale che non può accogliere denaro. Inoltre, il fondo patrimoniale dipende dalla esistenza di una famiglia, per cui la mancanza di uno dei coniugi o il venire meno del matrimonio fanno decadere ipso facto il fondo esponendo i beni alle rivendiche dei terzi.

 

Articolo tratto da una consulenza del rag. Giuseppe Lepore

note

[1] Art. 15 Conv. dell’Aia.

[2] In violazione dell’art. 2740 cod. civ.

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