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Lo sai che? Raccomandata: se perdo l’avviso di ricevimento vale?

Lo sai che? Pubblicato il 26 marzo 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 26 marzo 2017

Ho inviato una raccomandata a.r. ma ora ho perso la cartolina con l’avviso di ricevimento: la raccomandata, però, è stata regolarmente ricevuta. C’è un modo per dimostrare di averla ugualmente spedita?

Chi perde l’avviso di ricevimento non ha altro modo di dimostrare la spedizione della raccomandata a.r. a meno che non richiesta all’ufficio postale di rilasciargli un altro avviso di ricevimento in duplicato. Il duplicato ha lo stesso effetto dell’originale, trattandosi di una attestazione rilasciata da pubblico ufficiale. Invece, non ha alcun valore la stampa di una pagina del sito internet di Posta Italiane fatta con il proprio computer in quanto, i fini della regolarità della comunicazione e/o della notifica, fa fede solo il timbro postale. Questi concetti sono stati di recente espressi dalla Cassazione [1]: sebbene l’ordinanza della Corte si riferisca alla notifica di un atto giudiziario, il principio può essere applicato per qualsiasi tipo di comunicazione, anche relativa ad atti stragiudiziali. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di capire cosa fare se si perde l’avviso di ricevimento della raccomandata a.r.

Raccomandata: vale la data di ricevimento o di spedizione?

Lo scopo della raccomandata a.r. (con avviso di ricevimento) è quello di poter dimostrare, in un eventuale giudizio con la controparte, l’effettiva spedizione della comunicazione. Ad esempio: la disdetta di un contratto di affitto che interrompa il suo rinnovo automatico, la diffida di pagamento che blocchi la prescrizione, il deposito di un ricorso contro una multa stradale, la partecipazione a una gara, ecc.

In proposito, la giurisprudenza ha anche avuto modo di chiarire che, per tutti i cosiddetti «atti stragiudiziali» (quelli, cioè, che non attengono a procedimenti innanzi ai tribunali, come appunto una intimazione di pagamento, il recesso da un contratto, ecc.) vale la data di ricevimento e non quella di spedizione: in altri termini, per verificare il rispetto di eventuali termini di notifica, imposti dalla normativa o dagli accordi intercorsi tra le parti, bisogna guardare il giorno in cui il postino consegna la raccomandata al destinatario e non quello in cui il mittente la porta all’ufficio postale. Così, ad esempio, se per evitare il rinnovo automatico di una locazione è necessario inviare la disdetta entro il 31 dicembre, è necessario che, a questa data, la lettera sia già arrivata a destinazione, non potendo l’interessato limitarsi solo a spedirla entro detto giorno. Questo significa anche che gli eventuali ritardi del servizio postale ricadono sul mittente, il quale dovrà muoversi con un certo anticipo per evitare problemi di scadenza dei termini.

Raccomandata: senza avviso di ricevimento è nulla

Occupiamoci ora, più nel dettaglio, del problema di chi perde l’avviso di ricevimento della raccomandata. Cosa bisogna fare per dimostrare di aver adempiuto alla spedizione?

L’unico modo per dimostrare di aver spedito correttamente la raccomandata e che questa è giunta a destinazione (a prescindere poi dal fatto che il destinatario l’abbia accettata o non l’abbia ritirata, lasciandola in giacenza alle poste) è di avere l’attestazione dell’ufficio postale che certifica il tentativo di consegna del plico da parte del postino. È quello che comunemente viene detto «avviso di ricevimento» o (in modo improprio, da alcuni) «ricevuta di ritorno». L’avviso di ricevimento, contenendo il timbro postale dell’ufficio, fa piena fede e non può essere contestato se non con un procedimento aggravato detto «querela di falso» e che richiede un’apposita causa. Senza il timbro postale rilasciato da un pubblico ufficiale come appunto è il postino, l’avviso di ricevimento non può fare pubblica fede: ecco perché, sempre a detta della giurisprudenza, non hanno alcun valore legale le raccomandate spedite a mezzo della posta privata. Queste ultime, infatti, in caso di contestazione di ricevimento, non valgono a dimostrare con certezza l’arrivo della raccomandata.

Che succede, però, se si perde l’avviso di ricevimento? Secondo la Cassazione, esso non può essere sostituito da una stampa della schermata della pagina internet del sito di Poste Italiane da cui si evidenzia l’avvenuta consegna della raccomandata. Trattandosi di una semplice riproduzione meccanica questa non avrebbe alcun valore di prova e non varrebbe a dimostrare che la raccomandata è stata consegnata.

Dall’altro canto, la raccomandata depositata senza avviso di ricevimento è “nulla” o meglio si considera come mai pervenuta: manca così la prova principale di ciò che si vuol dimostrare, ossia il corretto adempimento di un onere imposto dalla legge o da un contratto. Che fare allora se si perde l’avviso di ricevimento di una raccomandata? La soluzione c’è: bisogna recarsi all’ufficio postale con la «velina» della raccomandata a.r.: si tratta di quel sottile foglietto bianco, di forma quadrangolare, in cui vengono indicati gli estremi della busta e il codice a barre della raccomandata spedita. Bisognerà esibire tale documento all’ufficio postale e chiedere che questo ci rilasci un duplicato dell’avviso di ricevimento, duplicato che, ovviamente, verrà rilasciato solo a condizione che la raccomandata sia pervenuta correttamente a destinazione.

note

[1] Cass. ord. n. 6918/17 del 17.03.2017.


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