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Danno provocato da cani randagi: chi ne risponde?

16 Aprile 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 Aprile 2017



Quando esiste una norma regionale che attribuisce all’Asl la competenza per la lotta al randagismo, obbligata a rispondere dei danni provocati dai cani randagi è la stessa Asl e non il Comune.

 

Quando, in materia di prevenzione del randagismo, esiste una norma regionale che attribuisce all’Asl territorialmente competente ed ai suoi servizi veterinari la lotta al randagismo, deve ritenersi che obbligata a rispondere dei danni provocati dai cani randagi sia la stessa Asl e non anche il Comune nel cui territorio si è verificato l’evento dannoso [1]. Ciò non esclude una colpa concorrente del Comune [2] la quale, però, va provata in tutti i suoi elementi costitutivi, compreso l’elemento soggettivo della colpa, dimostrando la deviazione dagli standard di comportamento di controllo del territorio, cui l’Ente comunale rimane comunque tenuto: ad esempio, si può provare che il Comune è rimasto inerte nonostante precedenti denunce di avvistamento di cani randagi nella zona dove poi è avvenuto il fatto [3]. Ad affermarlo è la Corte d’Appello di Bari in una recente sentenza [4] relativa a un sinistro stradale: Tizia e Caia chiedevano al Comune di Bari il risarcimento dei danni materiali ed alla salute subiti a seguito un incidente. In particolare, Tizia, alla guida dell’auto di Caia si scontrava con un branco di cani randagi che sbucava improvvisamente da una stradina laterale e invadeva la carreggiata facendole perdere il controllo del mezzo e andando a sbattere contro un muro.

Randagismo: chi è responsabile?

Come già spiegato in Cani randagi: per l’aggressione risarcisce l’azienda sanitaria, tanto per l’incidente stradale verificatosi a causa di un animale randagio quanto per il morso del cane esiste una responsabilità sia da parte della Asl che del Comune. Ciò in quanto, per legge la lotta al randagismo è di competenza sia dei Comuni che delle Asl. Nel dettaglio, le Regioni hanno il compito di disciplinare con propria legge l’istituzione dell’anagrafe canina presso i Comuni o le Asl e di ideare un programma di prevenzione del randagismo.

Nell’ipotesi in cui della cattura debba occuparsi la Asl, è comunque il Comune a dover segnalare alla stessa la presenza dell’animale, collaborando negli interventi di cattura.

Proprio per quanto detto è sempre opportuno verificare, prima di intraprendere una causa, se esistono leggi regionali che disciplinino in modo autonomo il riparto delle competenze. Ad esempio, come giustamente sottolineato nella sentenza che stiamo esaminando, la Regione Puglia ha varato una propria legge regionale [5] che regola la materia in modo specifico, attribuendo ai servizi veterinari delle Ausl il recupero dei cani randagi, che devono poi trovare accoglienza nei canili costruiti e gestiti dai Comuni. Ne consegue che, se esiste una norma regionale che attribuisca all’Asl territorialmente competente ed ai suoi servizi veterinari la lotta al randagismo, dei risarcimenti per i morsi e i conseguenti danni da cani randagi, risponde la sola stessa Asl, e non anche il Comune nel cui territorio si è verificato l’evento dannoso.

Nel caso di specie, non si può affermare la responsabilità del Comune in quanto i cani randagi non possono essere oggetti di custodia né la loro presenza si può assimilare ad un’insidia stradale [6]. Trattandosi, poi, di cani randagi, allo stato brado, non si può applicare la normativa prevista per i soli animali governabili, rispetto ai quali possa configurarsi una custodia da parte del proprietario o utilizzatore [7]. Come detto all’inizio, tuttavia, nulla esclude che si possa configurare una responsabilità concorrente del Comune che, però, deve essere provata. Cosa che non si è verificata nel caso oggetto della nostra sentenza e che ha portato al rigetto delle domande risarcitorie poste.

note

[1] Cass. sent. n. 27001 del 2005.

[2] Ex art. 2043 cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 10638 del 20.07.2002.

[4] Corte App. Bari sent. n. 179 dello 02.03.2017.

[5] L. Reg. Puglia n. 12 del 13.04.1995.

[6] Art. 2051 cod. civ.

[7] Art. 2052 cod. civ.


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