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Come interrompere le prestazioni Inps per poi riattivarle?

16 aprile 2017


Come interrompere le prestazioni Inps per poi riattivarle?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 aprile 2017



Tizio è disabile: riceve la pensione mensile e l’indennità di accompagnamento. Collabora con università africane. Come interrompere la prestazione Inps e riattivarla al termine delle collaborazioni? Come comportarsi con l’Agenzia delle Entrate?

La legge, in generale, prevede i requisiti e le condizioni alle quali i trattamenti socio-assistenziali possono essere concessi e devono essere mantenuti, nonché, le modalità di trattamento fiscale dei redditi prodotti all’estero dai soggetti fiscalmente residenti in Italia.

Le norme interne, di legge e regolamentari, che attengono ai quesiti sono, in parte, relative ai trattamenti socio-assistenziali (leggi e circolari Inps in materia di pensioni di invalidità e indennità di accompagnamento), in parte, relativamente ai redditi prodotti all’estero, sono contenute nel Testo Unico delle Imposte sui Redditi, in innumerevoli leggi e decreti ed in numerosi documenti di prassi (C.M., R.M.) attinenti la materia, nonché nelle convenzioni internazionali in vigore.

Si deve premettere, inoltre, che dal quesito non è comprensibile la qualificazione reddituale delle erogazioni che riceverebbe la persona che offre le proprie prestazioni alle organizzazioni africane di cooperazione internazionale, né se queste ultime siano ufficialmente riconosciute dallo Stato italiano.

Fatta la soprastante doverosa premessa, si ritiene che la risposta al primo quesito sia la seguente: innanzi tutto occorre separare il trattamento d’invalidità (pensione) dal trattamento per l’accompagnamento (indennità o assegno). La separazione è necessaria perché la pensione di invalidità (100% – invalidi civili totali) può essere sospesa solo nel caso in cui il beneficiario:

  • produca redditi al di sopra dei 16.532,10 euro annui (limite per 2015 e 2016);
  • trasferisca la propria residenza all’estero;
  • goda di un miglioramento delle proprie condizioni di salute;
  • non si presenti alla visita periodica di accertamento della costanza delle condizioni, fatti salvi gravi motivi.

Il beneficiario potrà segnalare una delle sopra elencate situazioni, utilizzando il modello di Dichiarazione Ic-Lav entro il 31 ottobre di ogni anno, nella fattispecie potrà barrare la casella in cui dichiara di prestare attività lavorativa con produzione di redditi al di sopra della soglia prevista per legge. Altrettanto farà quando cesserà il rapporto di lavoro o l’attività svolta. L’Inpas provvederà automaticamente a sospendere l’erogazione del trattamento economico ed a riprenderlo alla successiva dichiarazione di non produzione di redditi sopra al limite previsto per legge.

Invece, l’indennità di accompagnamento risulta compatibile con l’attività lavorativa in quanto la condizione da soddisfare per poterne usufruire è la impossibilità a deambulare autonomamente e la necessità costante di un accompagnatore. Pertanto, detto assegno potrà continuare ad essere percepito dal beneficiario anche qualora quest’ultimo producesse redditi in Italia o all’estero.

Per quanto attiene al secondo quesito, la risposta è la seguente: dal quesito non è possibile rilevare quale sia il Paese estero nella cui giurisdizione viene prodotto il reddito. Ogni giurisdizione applica un proprio sistema di tassazione: l’Italia applica il principio “mondiale” [1], cioè assoggetta a tassazione tutti i redditi ovunque prodotti nel mondo dal soggetto residente in Italia, mentre molti Paesi, soprattutto africani, applicano il criterio della tassazione territoriale, cioè sottopongono a tassazione soltanto i redditi prodotti sul territorio del proprio Stato. Inoltre, non conoscendo la giurisdizione non si sa neppure se esista una Convenzione contro le doppie imposizioni fra l’Italia ed il Paese africano di cui è residente il soggetto erogante.

Ancora, non si sa se il soggetto che eroga il pagamento della prestazione, abbia o meno una stabile organizzazione in Italia.

Altro argomento da approfondire è quello relativo alla qualificazione del reddito prodotto, in quanto la forfetizzazione e la cadenza periodica del compenso erogato, la mancanza di una pluralità di soggetti eroganti, a seguito di quanto esposto nel quesito non depongono a favore della possibilità di qualificare tali corrispettivi come percepiti a titolo di rimborso spese, ma farebbero piuttosto pensare ad un rapporto di lavoro dipendente piuttosto che di lavoro autonomo occasionale od abituale. Inoltre, con particolare attenzione andrebbero valutati proprio i rimborsi spese, infatti, soltanto ove si possa dimostrare che la somma percepita rappresenti esclusivamente il rimborso delle spese documentate sostenute dal prestatore, senza eccedenza alcuna, tali importi potrebbero non essere assoggettati a tassazione [2]; tuttavia da quanto riportato nel quesito non sembra che ricorrano i presupposti per questa fattispecie, considerato che si parla di rimborsi spese forfetari, quindi non documentati. La locuzione utilizzata dal legislatore «ammontare percepito» fa rientrare, tra i proventi percepiti e, dunque, nel concorso del reddito imponibile, anche i rimborsi spesa inerenti alla produzione del reddito.

Per il richiamato principio di tassazione su base mondiale, la persona fisiche che svolgono attività di lavoro autonomo occasionale all’ estero soggiaceranno alla potestà impositiva italiana e dovranno dichiarare tali redditi nel quadro Rl del Modello UNICO. L’esercizio della potestà impositiva italiana va temperata, tuttavia, con le disposizioni delle Convenzioni contro le doppie imposizioni stipulate dall’Italia, a cui, in questa sede, non può farsi richiamo poiché non si conosce il paese africano erogante il reddito.

Generalmente, come precedentemente ricordato, le Convenzioni contro le doppie imposizioni stipulate dall’Italia, in tema di professioni indipendenti, prevedono la tassazione esclusivamente nello Stato di residenza del soggetto, a meno che il lavoratore non disponga di una base d’affari nel paese estero, nel qual caso la tassazione dei due Paesi, fonte e residenza, sarebbe concorrente. Tuttavia la fattispecie indicata nel quesito non sembra collegabile allo svolgimento di lavoro autonomo occasionale.

È necessario, quindi, poter conoscere tutti gli elementi sopra specificati, in quanto da essi possono discendere sensibili variazioni delle norme fiscali e contributive da applicare in Italia.

Dallo schema indicato, in generale, si può evincere che il reddito (professionale, di lavoro dipendente, diverso?), viene tassato nel Paese estero con una ritenuta alla fonte, ma se questa ritenuta sia effettuata a titolo di imposta o a titolo di acconto non è dato sapere. Nel caso della mancanza di Convenzione vi sarebbe il serio rischio di venire sottoposti ad una doppia imposizione, in quanto lo Stato italiano avrebbe diritto di tassare il reddito prodotto all’estero, ma il credito d’imposta per le imposte pagate all’estero potrebbe non essere riconosciuto perché non previsto da alcun accordo convenzionale o perché la prestazione resa all’estero non è considerata come reddito nel territorio straniero. Pertanto, per rispondere specificatamente al quesito, occorrerebbe approfondire il dettaglio della qualifica del reddito prodotto all’estero e sapere quali siano le giurisdizioni in cui sono residenti i soggetti eroganti.

Articolo tratto da una consulenza del dr. Mauro Finiguerra

note

[1] Art. 3, co. 1, Tuir.

[2] Secondo quanto previsto dalla Ris. Min. n. 49\E del 2013 dell’Ag. Entrate.

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