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Lo sai che? Pensione d’invalidità all’estero, subisce trattenute?

Lo sai che? Pubblicato il 16 aprile 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 16 aprile 2017

Le pensioni d’inabilità a proficuo lavoro o alle mansioni vengono decurtate per chi risiede all’estero, se trova un nuovo lavoro? 

Ho trovato lavoro all’estero e percepisco una pensione italiana d’inabilità a proficuo lavoro: l’Inps me la decurterà? Come viene tassata?

Per chi è titolare di pensione d’inabilità a proficuo lavoro, le regole che riguardano i limiti di cumulo tra pensione e altri redditi sono parzialmente diverse da quelle valide per l’assegno ordinario d’invalidità. Va innanzitutto chiarito che è possibile cumulare la pensione d’inabilità a proficuo lavoro, o quella d’inabilità alle mansioni (riconosciute ai dipendenti pubblici), con redditi da lavoro, in quanto l’inabilità riconosciuta non è quella permanente e assoluta a qualsiasi attività lavorativa: quest’ultima tipologia di pensione, invece, riconosciuta sia ai dipendenti pubblici che del settore privato, è incompatibile con qualsiasi attività lavorativa.

Il reddito cumulato con le due pensioni d’inabilità non assoluta, però, comporta delle decurtazioni dei trattamenti: vediamo quali.

Decurtazione della pensione d’inabilità alle mansioni o a proficuo lavoro

In particolare, a prescindere dal fatto che il reddito sia prodotto all’estero o in Italia, è possibile cumulare la pensione d’inabilità (a proficuo lavoro o alle mansioni):

  • con reddito da lavoro dipendente: in questo caso, se la pensione risulta superiore al trattamento minimo, la quota che eccede il suddetto trattamento viene ridotta del 50%; la trattenuta non può comunque superare il reddito annuo prodotto; non si applica nessuna trattenuta se il reddito annuo è inferiore al trattamento minimo per l’anno in corso;
  • con reddito da lavoro autonomo: in questo caso, se la pensione risulta superiore al trattamento minimo, la quota che eccede il suddetto trattamento viene ridotta del 30%; la trattenuta non può comunque superare il 30% del reddito annuo prodotto; non si applica nessuna trattenuta se il reddito annuo è inferiore al trattamento minimo per l’anno in corso.

Non c’è dunque nessuna decurtazione se il reddito da lavoro è inferiore al trattamento minimo annuo. Nessuna trattenuta può essere operata sulla pensione, inoltre, se gli anni di contributi versati sono almeno 40.

Il reddito da lavoro è da intendersi al netto di eventuali contributi previdenziali, ma al lordo della tassazione.

Trattenute sulla pensione: chi le opera?

Le trattenute sulla pensione vengono operate dall’Inps. In particolare, il pensionato che svolge attività lavorativa dipendente all’estero è tenuto a comunicare all’Inps la data di inizio dell’attività, il numero delle giornate di lavoro e l’importo mensile della retribuzione.

Il pensionato che svolge attività lavorativa autonoma all’estero deve comunicare i redditi entro la scadenza prevista, col modello Red est.

Certificazione del reddito estero

I redditi prodotti all’estero, nel dettaglio, possono essere accertati sulla base di certificazioni rilasciate dalle competenti autorità estere [1], oppure possono essere autocertificati. I redditi rilevanti per l’accertamento dei requisiti reddituali previsti per l’accesso alle prestazioni pensionistiche sono valutati dall’Inps, sulla base di una comparazione con le disposizioni nazionali.

Devono essere dichiarati col modello Red Est, in particolare, i seguenti redditi:

  • redditi previdenziali italiani ed esteri;
  • redditi da lavoro;
  • redditi immobiliari, o meglio fondiari (con esclusione della prima casa di abitazione);
  • redditi di capitali e di partecipazione;
  • redditi relativi ad arretrati riferiti ad anni precedenti;
  • rendite vitalizie o a tempo determinato;
  • redditi a carattere assistenziale.

Un noto decreto ministeriale [2] precisa in quali casi l’accertamento reddituale debba effettuarsi con l’acquisizione di certificazioni rilasciate dagli organismi esteri ed in quali altri possa essere sufficiente l’autocertificazione.

In particolare, i redditi derivanti dalla percezione di prestazioni previdenziali ed assistenziali devono essere certificati dagli organismi che erogano le prestazioni nei singoli Paesi esteri: ad esempio, chi percepisce una pensione in Svizzera deve procurarsi l’apposita certificazione dall’ente previdenziale svizzero.

Le autocertificazioni, invece, devono essere rese all’autorità consolare italiana o ad uno degli enti di patronato autorizzati. Al riguardo, il Consolato o l’ente di patronato annotano sull’autocertificazione l’avvenuto accertamento dell’identità personale del dichiarante e la presentazione delle citate certificazioni.

Sulla regolarità delle autocertificazioni, l’Inps effettua controlli a campione secondo quanto previsto dalle vigenti disposizioni in materia.

Modello Red Est: come si compila

Per quanto concerne la compilazione del modello Red Est, i pensionati possono avvalersi dell’assistenza degli enti di patronato all’estero, che provvedono anche all’inoltro dei modelli all’Inps in via telematica, oppure possono spedire i modelli compilati e sottoscritti, con allegata la documentazione richiesta e una fotocopia di un documento di identità valido, alla sede Inps che ha in carico la pensione.

Il modello Red/Est prevede quattro sezioni:

  • nella prima sono presenti le avvertenze sulla compilazione del modulo;
  • nella seconda si devono indicare i dati del titolare della pensione, del coniuge e dei familiari e i dati reddituali: pensioni italiane, pensioni non italiane, altri redditi;
  • nella terza deve essere resa la dichiarazione di responsabilità e l’informativa sul trattamento dei dati personali;
  • nella quarta può essere riportata l’eventuale delega al patronato.

Il modello spedito ai pensionati è precompilato con le informazioni relative alle pensioni presenti nel casellario dei pensionati (solitamente sono già presenti i dati personali, la categoria della pensione, la sede Inps e il numero della pensione).

Il pensionato deve utilizzare le righe in bianco per la comunicazione delle informazioni relative ad eventuali ulteriori pensioni estere di cui sia titolare: in particolare l’interessato deve indicare l’importo di ogni trattamento pensionistico percepito nell’anno oggetto della campagna Red /Est, al netto di eventuali arretrati corrisposti nell’anno, ma di competenza degli anni precedenti, dei trattamenti di famiglia e degli eventuali contributi previdenziali. Bisogna anche indicare il numero dei mesi nell’anno di percezione della pensione. Gli importi delle pensioni devono essere esposti nella valuta del Paese che eroga il trattamento.

Si devono poi dichiarare i redditi percepiti sia in Italia sia all’estero, compresi quelli del coniuge e, se titolari di trattamenti di famiglia, quelli degli altri appartenenti al nucleo familiare.

Red Est: casi di esonero

Si è esonerati dalla presentazione del Red Est solo se è stata presentata la dichiarazione dei redditi (modello Unico- ora modello Redditi- o 730). Si è però obbligati sia al Red Est che alla dichiarazione dei redditi se si possiedono:

  • redditi da lavoro parasubordinato (co.co.co. e simili), perché questi redditi, pur essendo assimilati a quelli da lavoro dipendente ai fini delle imposte, ai fini previdenziali sono assimilati al lavoro autonomo;
  • redditi che derivano da indennità di funzione o gettoni di presenza;
  • pensioni estere o rendite estere;
  • redditi da lavoro autonomo e assimilati, anche occasionale: in questo caso, nel Red Est deve essere indicato l’imponibile al netto dei contributi.

Il modulo Red/Est deve essere inviato anche se il pensionato non ha altri redditi oltre alla pensione italiana.

Se il modulo Red/Est non viene trasmesso o se non è correttamente compilato, sottoscritto e completo della documentazione richiesta, l’Inps sospende qualsiasi pagamento relativo alle prestazioni oggetto della dichiarazione reddituale. Chi rinuncia a dichiarare i redditi, pur essendone obbligato, perde la prestazione.

Pensione d’inabilità italiana: com’è tassata all’estero?

Per quanto riguarda, poi, la tassazione della pensione all’estero, occorre precisare che la maggior parte delle convenzioni contro le doppie imposizioni sottoscritte dall’Italia con Paesi terzi, prevedono una diversità di trattamento fra pensionati ex dipendenti pubblici e ex dipendenti privati.

La norma generale prevede che la tassazione del reddito da pensione sia effettuata nel Paese di residenza, pertanto l’Inps di solito rilascia al pensionato estero l’ammontare della pensione al lordo della ritenuta fiscale, per evitare la doppia tassazione.

Tuttavia tale norma generale trova eccezione per gli ex dipendenti pubblici, ai quali invece è riservata la tassazione esclusiva dell’Italia, tranne che in tre Paesi: Tunisia, Senegal ed Australia.

Pertanto, nel caso specifico del lettore, pensionato per inabilità a proficuo lavoro ed ex dipendente pubblico, come residente estero non avrebbe alcun vantaggio fiscale dalla percezione della pensione fuori dall’Italia, tranne che per i tre Paesi nominati, da esaminare comunque singolarmente.

Per quanto riguarda invece la eventuale tassazione cumulativa del reddito di lavoro dipendente od autonomo oltre quello da pensione è necessario fare riferimento alle norme del Paese nel quale è posizionata la residenza.

note

[1] L.289/2002.

[2] DM 12/05/2003.


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