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Lo sai che? Che fare se non si rispetta un impegno preso a voce?

Lo sai che? Pubblicato il 27 marzo 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 27 marzo 2017

Se non si rispetta un patto verbale, ossia un impegno preso a voce e non scritto, è necessario valutare il contenuto dell’accordo e della prestazione. Eventualmente ci si può valere di testimoni.

Ti sarà certamente capitato di prendere un impegno con amico, ma offrendo la tua disponibilità solo a voce; e forse, proprio per questo, hai ritenuto la promessa meno vincolante di una formalizzata con un documento. Ma è davvero così? Le parole valgono meno degli scritti? Se, invece, fosse stato il tuo amico a impegnarsi a parole, giustificando in te l’aspettativa di una prestazione che poi è venuta meno (magari anche senza delle “scuse” ufficiali) cosa avresti fatto? Ritieni corretto che ci sia un giudice cui rivolgersi se non si rispetta un impegno preso a voce? Il codice civile contiene una risposta anche a questo quesito di vita comune e se leggerai questo articolo saprai cosa fare ed, eventualmente, come tutelare i tuoi diritti nel caso di promesse non mantenute.

«I patti vanno rispettati», dicevano i latini per giustificare le azioni di adempimento dei contratti. Ma oggi il concetto di «patto» è divenuto più ampio. Parliamo di «patti» o di «impegni» più con riferimento alle intese verbali, quelle cioè che non trovano, in un documento scritto, una formalizzazione integrale, ma che sono più che altro concluse con una stretta di mano. E allora che fare se non si rispetta un impegno preso a voce?

Per rispondere dobbiamo chiarire due aspetti essenziali. Il primo è che i contratti possono anche essere verbali. Anzi, è proprio questa la regola: il codice civile lascia libere le parti di adottare la forma che meglio preferiscono per concludere un accordo e, solo laddove è espressamente richiesto dalla legge, è necessario un atto scritto (un rogito notarile o una normale scrittura privata, a seconda dei casi e dell’importanza dell’atto stesso). Dunque, non perché l’accordo è orale esso ha minor valore di un contratto scritto. E con questo abbiamo già risposto alla domanda se «le parole valgono meno degli scritti»: la risposta è “no”, ma per ovvie ragioni, dopo molto tempo le parole sono più difficilmente dimostrabili di un documento che, invece, contiene le firme delle persone che si sono impegnate. Insomma, possiamo dire che tutte le volte in cui la legge non richiede un atto scritto per la validità del contratto, esso è ugualmente valido anche se orale, ma la prova della sua esistenza e delle condizioni del patto stesso diviene molto più difficile.

La seconda questione da tenere presente, prima di spiegare «che fare se non si rispetta un impegno preso a voce» è che non tutti gli impegni vanno rispettati. Tanto per fare gli esempi più frequenti, non è obbligatorio rispettare:

  • la promessa di fare un regalo: non ci si può vincolare a una donazione futura; la donazione è vincolante solo nel momento in cui viene effettuata. In altre parole, un regalo o si fa o non si fa: non ci sono vie di mezzo. Se qualcuno si impegna a donare un bene a una persona in futuro questo impegno non ha alcun valore e ci si può tirare sempre indietro (leggi Impossibile l’obbligo a donare in futuro);
  • gli impegni di gioco: chi vince a carte non può adire il giudice per ottenere il pagamento della prestazione; ma una volta pagata la somma, non si può più agire dal giudice per ottenerne la restituzione. Dunque, se una persona si è impegnata a pagarti una vincita al gioco del poker non puoi citarla davanti al giudice se poi non lo fa. Ma una volta che lo fa non può più pretendere indietro i soldi;
  • gli impegni a nominare erede una persona. Anche qui vale lo stesso ragionamento della donazione: non ci si può vincolare a un atto di liberalità futuro.

Inoltre tutti gli impegni a vendere un immobile devono avvenire necessariamente per iscritto. Così, se il tuo vicino di casa ti promette più volte di venderti il suo appartamento in modo da poter abbattere il muro divisore e fare un’unica grande casa, ma poi ci ripensa e trova un altro acquirente, non puoi citarlo in causa. Difatti l’impegno a vendere – che viene comunemente chiamato compromesso, ma che tecnicamente si chiama «contratto preliminare» – richiede la forma scritta avendo ad oggetto un bene immobile.

Abbiamo così ristretto il campo della nostra analisi ai patti di dare beni mobili o di eseguire servizi, anche di tipo professionale. Che succede se il patto riguarda, ad esempio, l’impegno di un avvocato a difendere una persona in una causa, ma poi non lo fa e lascia scadere i termini? O l’accordo tra una ditta di ristrutturazione che si impegna a fare uno sconto sui lavori, prima di iniziarli, e che poi si nega la parola data e pretende il pagamento integrale?

In tutti questi casi, l’impegno preso a voce è vincolante e può essere preteso. In caso contrario, ci si può recare dal giudice, ma con la difficoltà di dimostrare l’esistenza dell’intesa, cosa che si può fare solo se ci sono testimoni oculari. Le parti in causa non possono offrire testimonianza in proprio favore.

C’è un ultimo aspetto molto importante da tenere presente. Se l’accordo a voce viene stretto contemporaneamente o prima di un eventuale accordo scritto, il primo non può più essere dimostrato con testimoni (il che, in pratica, significa che non si può tutelare il relativo diritto). Questo limite, imposto dal codice civile, è ragionevole e facilmente comprensibile: la prova non è ammessa poiché tali patti verbali sarebbero stati inseriti nel documento stesso. Per capire meglio, facciamo un esempio.

Immaginiamo che il proprietario di un appartamento firmi un contratto con un imbianchino affinché gli rifaccia l’intonaco di tutto l’appartamento. Alla fine dei lavori, l’imbianchino presenta un conto di 2mila euro perché tale è il prezzo indicato nella scrittura privata siglata tra le parti; ma il proprietario di casa sostiene che, nel momento in cui era stato firmato il contratto, l’imbianchino aveva promesso uno sconto del 20%. È possibile una cosa del genere? Altamente inverosimile, sostiene il legislatore che pensa: «se davvero fossero andati così i fatti, non c’era ragione di indicare nel contratto un prezzo diverso da quello concordato a voce». Ecco perché è giusto pensare che tutti gli accordi contestuali o anteriori al contratto scritto vengono trasfusi nel contratto stesso. E pertanto, per essi, non è ammessa la prova per testimoni (testimoni che, altrimenti, sarebbero certamente di comodo).

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Autore immagine: 123rf com


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