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Lo sai che? Se impugno il licenziamento ho diritto alla disoccupazione

Lo sai che? Pubblicato il 27 marzo 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 27 marzo 2017

Sono stato licenziato ma ho intenzione di impugnare il licenziamento con il mio avvocato: posso ugualmente presentare la domanda per ottenere l’assegno di disoccupazione (Naspi) dall’Inps? E che succede se vinco la causa?

L’assegno di disoccupazione spetta tutte le volte in cui il dipendente perde il posto di lavoro per una causa diversa dalla sua volontà. In pratica, tutte le volte in cui non c’è stata una dimissione, il dipendente ha diritto a percepire la Naspi. Come peraltro chiarito dall’Inps in una circolare del 2015 [1], l’assegno di disoccupazione spetta anche quando il licenziamento sia avvenuto per giusta causa, ossia per motivi disciplinari (dipendenti cioè dal comportamento colpevole del dipendente).

Se il lavoratore impugna il licenziamento ha comunque diritto alla disoccupazione: egli può, pertanto, presentare la domanda all’Inps di erogazione del beneficio assistenziale riconosciuto in caso di «perdita involontaria dell’occupazione» anche se ha già depositato il ricorso al Tribunale o ha impugnato il licenziamento con la lettera del proprio avvocato. Non solo: secondo un parere del Ministero del Lavoro, la Naspi spetta anche in caso di accettazione dell’offerta di conciliazione fatta dall’azienda. A riguardo, la legge [2] prevede che in caso di licenziamento e successiva impugnazione da parte del dipendente, il datore di lavoro può offrire al lavoratore, entro i termini di impugnazione stragiudiziale del licenziamento stesso, un importo a saldo e definizione totale di ogni pretesa avanzata (tale somma non costituisce reddito imponibile e non risulta assoggettato a contribuzione previdenziale). L’accettazione da parte del lavoratore di tale somma implica l’estinzione del rapporto di lavoro alla data del licenziamento e la rinuncia alla impugnazione del licenziamento.

QUANDO SI HA DIRITTO ALLA DISOCCUPAZIONE
Motivo della disoccupazione Naspi
Contratto a termine: scadenza naturale del contratto
Si
Licenziamento per crisi aziendale, fallimento, ristrutturazione o riduzione personale (cosiddetto licenziamento per giustificato motivo oggettivo)
Si
Licenziamento disciplinare (cosiddetto licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo), anche se si tratta di una grave colpa del lavoratore
Si
Dimissioni per ragioni personali del lavoratore
No
Dimissioni per colpa del datore di lavoro (cosiddette: dimissioni per giusta causa), come nel caso di mancato pagamento dello stipendio, mobbing, demansionamento, ecc.
Si
Dimissioni della madre lavoratrice nel periodo in cui vige il divieto di licenziamento
Si
Risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, su accordo di entrambe le parti (anche se a seguito di un tentativo di conciliazione facoltativo)
No

Come detto il lavoratore può chiedere la disoccupazione anche se impugna il licenziamento: infatti, alla data di presentazione della Naspi, egli si trova in una situazione di perdita del lavoro non dipendente da propria volontà, ma da licenziamento. E questo presupposto è ritenuto necessario e sufficiente per ottenere l’assegno di disoccupazione.

 

Ma che succede se il lavoratore vince la causa? Innanzitutto l’azienda viene obbligata a pagare i contributi previdenziali sulla somma corrisposta al lavoratore, in ragione di un ammontare corrispondente alla misura della retribuzione dovuta in base al contratto di lavoro [3]. In secondo luogo, a detta della Cassazione [4], bisogna distinguere tra l’ipotesi in cui, nel caso di vittoria della causa di lavoro, il dipendente ottenga solo il risarcimento o venga invece reintegrato:

  • nel caso di pagamento di un risarcimento da parte dell’azienda, l’indennità di disoccupazione deve essere detratta dal suddetto indennizzo dovuto per il licenziamento nullo.
In pratica, nel liquidare il danno derivante da licenziamento illegittimo, il giudice deve tener conto, dell’indennità di disoccupazione percepita dal lavoratore licenziato nel periodo considerato ai fini della suddetta liquidazione;
  • nel caso invece di reintegrazione sul posto di lavoro, le indennità previdenziali pagate dall’Inps a titolo di disoccupazione devono essere dal lavoratore restituite [5].

Che deve fare allora il dipendente? Può chiedere la disoccupazione se impugna il licenziamento? La risposta, come detto, è affermativa. Il lavoratore, infatti, non può conoscere l’esito della causa di lavoro prima della pubblicazione della relativa sentenza; del resto, anche i giudizi più scontati possono risolversi in una sconfitta per un semplice errore formale. E poiché i termini per la prestazione della domanda dell’assegno di disoccupazione sono perentori (68 giorni dalla cessazione del rapporto) e non vengono sospesi dall’avvio della causa di lavoro, è sempre consigliabile presentare la domanda di Naspi all’Inps al momento del licenziamento, pur in presenza di una impugnazione. La domanda non potrà essere rigettata solo perché è in corso il giudizio di opposizione al licenziamento, il cui esito, come detto, è sempre incerto.

note

[1] Inps, circolare n. 142/2015.

[2] Art. 6 d.lgs. n. 23/2015.

[3] La somma liquidata dal giudice a titolo esclusivamente risarcitorio in favore del lavoratore illegittimamente licenziato, del quale non sia disposta la reintegrazione nel posto di lavoro, non comprende i contributi di previdenza ed assistenza sociale, atteso che, una volta escluso il ripristino del rapporto, la statuita obbligazione dell’ex datore di lavoro di corrispondere la suddetta somma trova la sua causa non già nel rapporto di lavoro, del quale deve intendersi giudizialmente accertata la cessazione, bensì dell’autonoma – anche se occasionata da detto rapporto – causa risarcitoria.

[4] Cass. sent. n. 2906/1996 del 29.03.1996.

[5] Cass. sent. n. 6265/2000 («Le indennità previdenziali (nella specie, indennità di disoccupazione) non possono essere detratte dalle somme cui il datore di lavoro è stato condannato ai sensi dell’art. 18 della l. n. 300 del 1970, in quanto le stesse, una volta dichiarato illegittimo il licenziamento e ripristinato il rapporto per effetto della reintegrazione, potranno e dovranno essere chieste in restituzione dall’Istituto previdenziale, essendone venuti meno i presupposti») e n 3904/2002 («L’indennità di disoccupazione percepita dal lavoratore licenziato illegittimamente non può essere detratta dal risarcimento dovutogli, poiché essa può essere ripetuta dall’INPS in seguito all’esecuzione della sentenza di condanna del datore».

Autore immagine: 123rf com


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