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Vendita ai figli ed eredità

30 marzo 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 marzo 2017



Anche la vendita a prezzo simbolico o largamente inferiore a quello di mercato, fa rientrare il bene nell’asse ereditario. 

I rapporti tra genitori e figli non sono sempre idilliaci. Se normalmente un padre, ad esempio, non fa distinzioni tra i propri figli, favorendoli ed aiutandoli in egual misura, in altri casi, invece, si procede in senso diametralmente opposto. Se pertanto, incomprensioni ed incompatibilità caratteriali regnano sovrane all’interno di una famiglia, non è improbabile che un figlio venga favorito rispetto ad un altro.

Nell’ottica appena descritta, l’operazione frequentemente riscontrata è quella della donazione: si dona un bene (ad esempio, una somma di denaro) o un immobile (ad esempio, la bella casa al mare) a favore di un figlio, con il desiderio di sottrarlo alla disponibilità degli altri fratelli. In tal caso, si pensa, alla mia morte, gli altri si divideranno quello che è eventualmente rimasto nel mio patrimonio.

Tale considerazione si scontra, però, con la realtà giuridica e con la nostra legge che non è assolutamente d’accordo con le descritte intenzioni. Infatti, le donazioni compiute in vita, rientrano a pieno diritto nella successione ereditaria, attraverso l’istituto giuridico della collazione di cui abbiamo diffusamente parlato nella pubblicazione che cos’è la collazione.

In poche parole, con la morte di una persona si apre la successione ereditaria relativamente al patrimonio della medesima. Tale complesso di beni non è costituito soltanto da quelli presenti alla dipartita (patrimonio residuo), ma anche dai beni donati in vita dal defunto e a favore del coniuge o dei discendenti. I donatari (cioè quelli che hanno ricevuto ed accettato la donazione) dovranno “restituire” ciò che hanno ricevuto (ad esempio la somma di denaro o il bene immobile regalato). In altri termini, il patrimonio ereditario sarà costituito sia dai beni rimasti alla morte del proprio genitore sia da quelli donati dal medesimo.

Ricordatevi, però, che il descritto “meccanismo giuridico” opera soltanto nei riguardi del coniuge superstite e dei discendenti del defunto.

Posso vendere la casa a mio figlio?

Se la donazione è praticamente una sorta di boomerang per il figlio favorito, non altrettanto può ovviamente dirsi per la compravendita. In tal caso, infatti, c’è un legittimo scambio di beni, senza alcuna agevolazione.

La vendita prevede che l’acquirente versi al cedente il corrispettivo della stessa. Tale bene, normalmente una somma di denaro, entrerà a far parte del patrimonio del venditore ed eventualmente nell’asse ereditario, se nel frattempo non consumato dal genitore poi defunto.

Ma se la compravendita è operata a un prezzo simbolico oppure largamente inferiore a quello di mercato, l’operazione di trasferimento così realizzata è ugualmente inattaccabile rispetto alla cosiddetta collazione?

Posso vendere la casa a mio figlio a un prezzo simbolico?

Se un genitore, di comune accordo col figlio, decide di trasferire un proprio bene al medesimo, il contratto è assolutamente valido. Tale conclusione è legittima sia se è stato pattuito e versato il prezzo di mercato dell’immobile sia se è stata stabilita una cifra simbolica oppure largamente inferiore al valore del bene ceduto.

Tuttavia, in quest’ultimo caso, non può proprio parlarsi di una compravendita vera e propria, ma bensì, di una compravendita mista a donazione.

Tale conclusione è oggetto di molteplici decisioni giurisprudenziali [1], secondo le quali l’eccessivo sbilanciamento tra il prezzo pattuito e il valore del bene, evidenzia la presenza di un contratto a titolo oneroso in cui, però, prevale l’intento di liberalità (tipico delle donazioni) a favore dell’acquirente. In virtù di ciò, prosegue la giurisprudenza, tale particolare compravendita deve essere qualificata come una donazione indiretta [2].

Detto questo, poiché le donazioni indirette sono anch’esse oggetto della collazione sopra descritta [3], se un figlio ha acquistato una casa dal proprio genitore ad un prezzo largamente inferiore a quello di mercato, alla morte del medesimo dovrà “fare i conti” con gli altri fratelli, evidentemente sfavoriti.

note

[1] Cass. Civ. sent. n. 3175/2011 – 13684/2014.

[2] Art. 809 cod. civ.

[3] Art. 737 cod. civ.

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1 Commento

  1. Una figlia che sta accudento il padre tutti i giorni come se fosse una badante.come può vedere riconosciuto il suo inpegno dal padre,nei confronti del fratello che appena possibile a cambiato città frgeantonesi dei suoi genitori.Visto che ci sono 3 case e patrimonio in denaro.
    cosa può dare il padre alla figlia senza incorrere in lite co il fratello,sia in vita che alla morte,a termine di leggi.
    in attesa di risposta cordiali saluti.
    mimmo

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