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È reato linkare siti dal contenuto criminoso?

17 aprile 2017


È reato linkare siti dal contenuto criminoso?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 aprile 2017



Nel mio sito ho inserito un link ad un altro sito, contenente articoli criminosi, per cui mi trovo sotto processo. È davvero reato?

Una sentenza del Tribunale di Genova [1] ha affermato l’insussistenza del delitto di diffamazione nella condotta di chi, non essendo autore dello scritto diffamatorio, si sia limitato a riportare nel proprio sito internet il collegamento ad un articolo offensivo scritto da altri. Secondo il Tribunale, infatti, la responsabilità penale per il contenuto di uno scritto sussiste in capo a chi ne sia l’autore, anche anonimo, ma non anche a chi si sia limitato a rinviare ad un articolo scritto da terzi. Questa sentenza non si fonda su nessuna norma in particolare, bensì sul principio generale secondo il quale i reati dolosi sono puniti soltanto se chi li ha commessi ha agito con la coscienza e la volontà di raggiungere un determinato risultato illecito [2]. Nel caso del delitto di diffamazione [3] è punibile chi «consapevolmente, faccia uso di parole ed espressioni socialmente interpretabili come offensive, ossia adoperate in base al significato che esse vengono oggettivamente ad assumere, senza un diretto riferimento alle intenzioni dell’agente» [4]. In altre parole, anche se non è necessario che chi utilizza certe espressioni abbia l’intenzione effettiva di offendere, è tuttavia indispensabile, per potere fondatamente accusare una persona di diffamazione, che costei abbia coscientemente utilizzato e diffuso tali espressioni.

In casi simili a quello del lettore si è affermata ad esempio la responsabilità penale, a titolo di concorso nel reato di diffamazione, di colui che dopo avere ricevuto un’email offensiva nei confronti di un terzo, scritta da altri, la inoltri consapevolmente ad altri destinatari.

Questi principi, applicati al caso che lo riguarda, comportano che il lettore potrebbe essere condannato per diffamazione in concorso soltanto se fosse dimostrata la sua previa consapevolezza del contenuto offensivo del sito cui si riferiva il link da lui riportato sulla propria pagina web, senza che rivesta alcun rilievo il fine, lecito o illecito, per il quale egli ha inserito tale link. Ne consegue, pertanto, che secondo i principi accolti dall’orientamento maggioritario della giurisprudenza, se davvero il link da lui inserito nel proprio sito rinviava ad una pluralità di articoli del cui contenuto offensivo il lettore non aveva contezza e se lui stesso non ha dato prova di conoscerne il contenuto offensivo e di rinviare consapevolmente ad esso (ad esempio tramite la citazione di estratti o la sintesi dei contenuti del sito linkato), il procedimento dovrebbe concludersi con una archiviazione o assoluzione nei suoi confronti, poiché difetta del tutto il dolo tipico della diffamazione. Ovviamente la conclusione del caso che lo riguarda dipenderà dalla sensibilità e dall’orientamento fatto proprio dal singolo giudice che la giudicherà, poiché lo stesso potrebbe comunque decidere di agire contrariamente agli orientamenti espressi tanto dal Tribunale di Genova nella citata sentenza, quanto dalla stessa Corte di Cassazione.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Andrea Iurato

note

[1] Trib. Genova sent. del 12.03.2014.

[2] Art. 42 cod. pen.

[3] Art. 595 cod. pen.

[4] Cass. sent. n. 4364 del 29.01.2013.

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