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Sito con notizie di altri siti: come non violare il copyright?


Sito con notizie di altri siti: come non violare il copyright?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 aprile 2017



Vorrei aprire un mio sito di informazione prelevando le notizie da altri siti. Come fare per non violare le leggi del copyright? Basta riportare la fonte della notizia?

Innanzitutto, a titolo di premessa, bisogna sottolineare che la legge italiana che regolamenta gli aspetti oggetto del quesito è la legge n. 633 del 1941 e che, dunque, lì troveremo i principi per rispondere ai dubbi del lettore. Secondo questi principi, ogni opera dell’ingegno di carattere creativo è automaticamente coperta dal diritto d’autore e qualsiasi uso, salvo alcune specifiche eccezioni, è riservato in via esclusiva al suo autore o comunque al titolare dei diritti di utilizzazione economica.

Il lettore fornisce un esempio di sito che riporta notizie di vario genere da fonti varie: www.msn.com. Verificando i termini d’uso generali del sito, nella parte che si occupa del copyright sui contenuti, non si trova un esplicito riferimento allo status di contenuti non originali di Msn ma appunto provenienti da altre fonti e semplicemente ripubblicati sulla piattaforma Msn. Pare comunque legittimo dedurre che Msn abbia un vero e proprio accordo di cessione dei diritti (non esclusivo) con gli editori dei vari contenuti, dato che quella effettuata da Msn è una vera e propria ripubblicazione integrale dei contenuti [1]. Ne consegue che, se l’intenzione del lettore è fare qualcosa di simile al segnalato sito Msn, non gli resta che ottenere espressa autorizzazione del titolare dei diritti che solitamente viene concessa dietro pagamento di un corrispettivo. Questa autorizzazione deve essere in forma scritta, così da rispettare il requisito imposto ai fini probatori dalla legge sul diritto d’autore [2], e per ottenerla è possibile contrattare direttamente con il titolare dei diritti o servirsi del tramite di agenzie e altri intermediari.

Teniamo presente, poi, che relativamente alla ripubblicazione di articoli di attualità di carattere economico, politico o religioso vige il principio secondo cui gli articoli di attualità di carattere economico, politico o religioso, pubblicati nelle riviste o nei giornali, oppure radiodiffusi o messi a disposizione del pubblico, e gli altri materiali dello stesso carattere possono essere liberamente riprodotti o comunicati al pubblico in altre riviste o giornali, anche radiotelevisivi, se la riproduzione o l’utilizzazione non è stata espressamente riservata, purché si indichino la fonte da cui sono tratti, la data e il nome dell’autore, se riportato [3].  A tal proposito, la riproduzione, però, è riservata solo ad altre riviste o giornali, per cui la riproduzione è possibile ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca utilizzando materiali in occasione di avvenimenti di attualità. È ovvio che la riproduzione sistematica di informazioni o notizie deve ritenersi illecita.

Un altro interessante caso è quello che tecnicamente viene chiamato conten embedding ed è basato su un sistema di feed Rss. Rss è la sigla di Really simple syndication e si tratta di un formato per la pubblicazione di documenti sui siti web, in linguaggio Xml (eXtensible Markup Language), denominati feed (flussi), che raggruppano unità di informazione composte da metadati e che descrivono prodotti, pubblicazioni, articoli di riviste, notizie, blog di siti commerciali, video e audio. È in sostanza una tecnologia con cui i gestori dei siti web permettono una migliore indicizzazione dei loro contenuti e soprattutto consentono a chiunque di “richiamare” gli elementi caratterizzanti del contenuto (tipologia, titolo, sottotitolo, immagine correlata, url originario) in modo che siano riutilizzabili con particolare facilità da specifiche applicazioni. Uno dei più diffusi utilizzi di questo sistema è proprio quello di realizzare siti web che richiamano e “incorporano” gli elementi dei feed Rss aggregandoli in una diversa pagina web. Questa frequentissima pratica, chiamata appunto content embedding (letteralmente, incorporazione di contenuti), non integra una reale ripubblicazione dei contenuti ma solo un deeplinking: un collegamento web diretto attraverso il quale l’utente che volesse visualizzare l’intero contenuto sarebbe comunque inviato all’url originale. Questo tipo di attività, quando sia svolta in modo da non trarre in inganno l’utente sulla reale origine e sul reale status di copyright del contenuto, non richiede autorizzazione da parte del titolare dei diritti [4].

Se, invece, non siamo né in un caso di ripubblicazione del contenuto, né in un caso di content embedding, bensì in un caso di citazione (compiuta ai fini di critica o commento), è necessario fare riferimento alla norma della legge del diritto d’autore [5] che recita: il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l’utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali. Dunque, affinché la citazione sia lecita (e non necessiti l’autorizzazione del titolare dei diritti) è necessario innanzitutto che l’opera sia riportata non nella sua interezza ma solo per parti o brani; devono, inoltre, sussistere sufficienti elementi di critica, discussione, commento, confronto; e infine l’utilizzo dell’opera non deve comunque essere commerciale e non deve entrare in concorrenza con lo sfruttamento dell’opera effettuato dal legittimo titolare.

Un discorso a parte va invece fatto per il riutilizzo di contenuti tratti da siti governativi. In quel caso entra in gioco il principio [6] che rende liberamente utilizzabili da chiunque e a qualsiasi fine i testi degli atti ufficiali dello Stato e delle pubbliche amministrazioni sia italiane che straniere. In aggiunta, grazie alla riforma del Codice dell’Amministrazione Digitale, compiuta con il Decreto Crescita 2.0 del 2012, è stato introdotto nell’ordinamento italiano il cosiddetto principio open by default grazie al quale dati e documenti pubblicati dalle pubbliche amministrazioni italiane senza l’indicazione di una particolare licenza d’uso sono liberamente riutilizzabili e ripubblicabili da chiunque anche a scopo commerciale. Unico onere che può essere richiesto al lettore è quello di citare la fonte originaria da cui essi sono stati estratti. Anche grazie a questa riforma e alla successiva introduzione del cosiddetto Decreto Trasprenza nel marzo 2013 molte pubbliche amministrazioni sono state portate ad esporre moltissimi dati e documenti e a renderli liberamente riutilizzabili attraverso l’applicazione di specifiche licenze di libero riutilizzo (come ad esempio le licenze Creative Commons). Dunque, in generale, è sempre buona norma verificare con precisione la presenza di una licenza e leggerne il contenuto con attenzione.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Simone Aliprandi

note

[1] Attività senza dubbio coperta dagli articoli 12, 13 e 16 della legge italiana sul diritto d’autore (l. n. 633 del 22.04.1941).

[2] Art. 110 l. n. 633 del 22.04.1941.

[3] Art. 65 l. n. 633 del 22.04.1941.

[4] Come confermato dalla Corte di Giustizia Ue con sentenza del 13.02.2014 nella causa C-466/124.

[5] Art. 70 l. n. 633 del 22.04.1941.

[6] Art. 5 l. n. 633 del 22.04.1941.

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