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Inadempimento di obbligazioni: chi deve provare cosa?

2 Giugno 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 Giugno 2017



Se una persona ci deve qualcosa, bisogna provarlo: cosa dimostrare nel caso in cui non venga adempiuta un’obbligazione? Ecco tutto quello che bisogna sapere.

Quando si tratta di debiti, la prima cosa che viene in mente è come riscuotere, come – cioè – ottenere quanto ci spetta. E questo è una ragionamento valido non solo quando di mezzo ci sono soldi, ma tutte le volte in cui qualcuno ci deve qualcosa: un favore, un lavoro, quando abbiamo dato incarico a una persona di sbrigarci alcune faccende. Ma per riscuotere o, comunque, per ottenere quello che desideriamo, prima bisogna provare che la nostra pretesa è fondata. Cosa non facile. Come fare? In caso di inadempimento di obbligazioni, chi deve provare cosa? Cerchiamo di fare chiarezza, esaminando una sentenza del Tribunale di Biella [1].

La vicenda

Una donna faceva causa alla società con cui aveva concluso un contratto per la realizzazione di un impianto fotovoltaico. La società in questione lo metteva in funzione e consegnava l’attestato di certificazione energetica con notevole ritardo rispetto a quanto pattuito. Per questo la donna perdeva il diritto agli incentivi previsti dalle legge e chiedeva, quindi, alla società il risarcimento del danno che quel ritardo le aveva provocato.

 

Inadempimento di obbligazioni: chi deve provare cosa?

Per provare che una persona che ci doveva del denaro o qualsiasi altro bene non ce lo ha dato (è questo, in parole molto semplici, l’inadempimento di un’obbligazione), il creditore deve dimostrare due circostanze:

  • la fonte del proprio diritto; bisogna cioè dimostrare il perché si pretende qualcosa da un altro soggetto e su cosa si basa questa pretesa. Facciamo un esempio: se Mario non ha pagato il compenso del meccanico per i lavori fatti all’auto, quest’ultimo dovrà esibire il contratto con cui i due si sono accordati sul prezzo o, diversamente, dare dimostrazione dell’accordo orale (verosimilmente con testimoni). Infatti, il diritto a pretendere qualcosa può nascere non solo da un contratto scritto, ma anche da un accordo verbale o dalla stessa legge: ad esempio è la legge che ci dice che se si danneggia un soggetto bisogna risarcirlo [2]; sulla base di questa legge, ad esempio, la vittima di un sinistro può pretendere di essere risarcito;
  • l’eventuale termine di scadenza entro cui l’adempimento deve essere eseguito. Nell’esempio di poc’anzi, il meccanico dovrà  provare che, entro un mese dalla fine dei lavori, Mario avrebbe dovuto dargli i soldi pattuiti.

Se il creditore riesce a dimostrare questi due elementi può chiedere al giudice di condannare il debitore ad eseguire le prestazioni oggetto del contratto o dell’accordo preso. Può, in altre parole, chiedergli di condannare il debitore ad adempiere.

E il debitore? Se questi vuol contrastare l’opposta pretesa dovrà dimostrare di aver adempiuto, di aver cioè fatto tutto quanto era necessario per soddisfare la pretesa del creditore. Mario, ritornando all’esempio, potrà esibire la fattura con cui prova di aver pagato il meccanico. In alternativa potrebbe anche dimostrare che non esisteva alcun obbligo ad adempiere (ad esempio perché il contratto è nullo o annullabile) o dimostrare che la prestazione ricevuta non presenta le qualità promesse e, pertanto, non va remunerata.

Qualora il creditore non sia più interessato a ricevere l’adempimento della prestazione, perché ha perso la fiducia nella controparte (si pensi al titolare di un appartamento i cui lavori di ristrutturazione che la ditta doveva eseguire non sono avvenuti a regola d’arte) che può fare il creditore? In effetti, l’adempimento “forzato” (ossia su ordine del giudice) non è l’unica alternativa che ha il creditore. Egli potrà chiedere anche:

  • la risoluzione del contratto: in pratica il contratto si scioglie e le parti si comportano come se mai fosse esistito. Se, ad esempio, il meccanico si è accordato con Mario per il pagamento di un acconto ad inizio lavori ma il cliente si rende subito inadempiente, il tecnico potrebbe decidere di non eseguire più tali lavori. Se la legge non riconoscesse al creditore tale diritto questi si troverebbe nella posizione di dover comunque adempiere alle sue prestazioni, malgrado l’inadempimento di controparte;
  • il risarcimento del danno. Il danno andrà comunque dimostrato.

Attenzione, però: mentre dopo aver chiesto l’adempimento e, quindi, la condanna del debitore, il creditore può comunque cambiare idea e optare la risoluzione, se chiede subito la risoluzione non può più chiedere l’adempimento.

note

[1] Trib. Biella sent. n. 22 del 26.01.2017.

[2] Art. 2043 cod. civ.

 

Fonte della sentenza: lesentenze.it


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