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Odore di fritto, sugo e arrosto: è reato la molestia olfattiva

27 marzo 2017


Odore di fritto, sugo e arrosto: è reato la molestia olfattiva

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 marzo 2017



Se la puzza di cibi, di fritto e il fumo dell’arrosto arriva a molestare il vicino di casa quest’ultimo può sporgere querela per il reato di getto pericoloso di cose.

Cuoche, massaie, casalinghe e non, che vivete in condominio: da oggi in poi non dimenticate di accendere il ventilatore quando friggete o cucinate sughi molto elaborati. Il rischio è quello di ricevere una querela da parte del vicino di casa per molestie olfattive. Secondo infatti una recentissima sentenza della Cassazione [1], integra il reato di «getto pericoloso di cose» il comportamento di chi emette odori da cucina che superano la normale tollerabilità. Insomma, per l’odore di fritto o di sugo si rischia il penale. Possibile? Vediamo perché.

Puzza di fritture: per il reato deve essere intollerabile

Partiamo, come sempre, da cosa prevede la legge. Il codice penale punisce con l’arresto fino a 1 mese e con l’ammenta fino a 206 euro chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, oppure, nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti.

La puzza di frittura, secondo la Cassazione, rientra a tutti gli effetti in tali emissioni olfattive vietate dalla legge, ma solo a condizione che riesca a «molestare le persone».

Per molestare le persone, l’odore deve essere «superiore alla normale tollerabilità». Un giudizio, quest’ultimo, che spetta al giudice, sulla base dell’entità dell’odore e della sua capacità di penetrazione nell’appartamento. Se, ad esempio, anche con le finestre chiuse l’odore è in grado di raggiungere l’intero dell’appartamento, tanto da impuzzolentire i muri interni, le tende, i vestiti, gli stessi oggetti dell’abitazione non v’è dubbio che si tratti di una molestia intollerabile, perché contro di essa non c’è tutela materiale se non il ricorso al giudice. Diverso il caso della puzza che solo nelle ore dei pasti raggiunge i piani alti, ma che, grazie alla chiusura dei vetri, può essere evitata.

L’importanza della sentenza in commento sta nell’aver chiarito che, nel reato di getto pericoloso di cose, possono essere ricomprese anche le emissioni di odori da cucina che superino una certa soglia di tollerabilità.

Ma, in pratica, cosa deve fare il vicino di casa molestato dall’odore di fritto e sugo? Deve sporgere querela. Le indagini dureranno sei mesi (un anno in caso di richiesta di proroga). Si tratta però di un «fatto tenue» per il quale – sempre che non ci sia recidiva – la legge consente il “perdono”: il colpevole non subisce la punizione, ma conserva la fedina penale macchiata e, in più, può essere citato per il risarcimento dei danni.

Le molestie olfattive

Secondo la Cassazione, la contravvenzione è configurabile anche nel caso di «molestie olfattive» generate da privati e non da attività commerciali, industriali o da locali di ristorazione.

Fra l’altro, per stabilire il superamento del «limite della stretta tollerabilità» non esiste una normativa apposita; non ci sono cioè dei limiti di legge delle emissioni. Bisogna allora riferirsi al codice civile [3] laddove consente al giudice di fondare il suo convincimento sugli elementi probatori a sua disposizione, senza dover necessariamente ricorrere a perizia tecnica, ma anche valendosi della testimonianza dei vicini di casa.

note

[1] Cass. sent. n. 14467/17 del 24.03.2017.

[2] Art. 674 cod. pen.

[3] Art. 844 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 22 novembre 2016 – 24 marzo 2017, n. 14467
Presidente Savani – Relatore Macrì

Ritenuto in fatto

1. La Corte d’Appello di Trieste con sentenza in data 1.4.2014, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Gorizia in data 20.7.2011, appellata dagli odierni ricorrenti ed in via incidentale dal Procuratore generale della Repubblica di Trieste, ha dichiarato di non doversi procedere nei confronti degli imputati in ordine al reato loro ascritto, per essere il medesimo estinto per intervenuta prescrizione; ha confermato nel resto l’impugnata decisione; ha condannato gli appellanti alla refusione delle spese alla costituita parte civile. I coniugi V. sono stati chiamati a rispondere della contravvenzione di cui all’art. 674 c.p. perché, nella qualità di proprietari dell’appartamento al piano terra del fabbricato in (omissis) , provocavano continue immissioni di fumi, odori e rumori nel sovrastante appartamento del terzo piano di proprietà di Pa.Vi. e H.W. , così molestandoli ed imbrattando l’alloggio da loro occupato, in (omissis) .
2. Con un unico motivo di ricorso, gli imputati lamentano la violazione dell’art. 606, comma 1, lett. b), c.p.p. in riferimento agli art. 674 e 1 c.p. nonché 25 Cost. Sostengono che l’art. 674 c.p. non è estensibile analogicamente alle emissioni di odori e che, secondo la dottrina maggioritaria, è necessario che le emissioni siano atte ad offendere, imbrattare o molestare le persone e che siano vietate dalla legge, mentre nella fattispecie si trattava di emissioni di odori di cucina che, per loro natura, non erano atte ad offendere, imbrattare o molestare le persone e che certamente non erano vietate dalla legge. Precisano che la giurisprudenza di legittimità che si era occupata dell’art. 674 c.p. con riguardo agli odori si era riferita alle “molestie olfattive” derivanti da attività industriali e solo agli odori che avevano superato il cosiddetto limite della stretta tollerabilità, che comunque avrebbe dovuto essere accertato a mezzo perizia. Chiedono quindi l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata e l’assoluzione dal reato di cui all’art. 674 c.p., perché il fatto non sussiste.

Considerato in diritto

3. Il ricorso è inammissibile.
La Corte d’Appello di Trieste, con motivazione ampia ed accurata, ha escluso la possibilità di pronunciare l’assoluzione per insussistenza del fatto ed ha dichiarato invece la prescrizione, perché, non solo ha ritenuto correttamente sussunta la fattispecie concreta sotto la previsione dell’art. 674 c.p. che comprende anche le emissioni olfattive moleste come spiegato da questa Sezione con sentenza n. 45230/2014, Rv 260980, ma ha anche valutato in modo congruo la prova dei fatti raggiunta in primo grado attraverso le testimonianze delle persone offese, definite come chiare, precise, logicamente strutturate, ribadite in sede dibattimentale senza alcuna contraddizione ed esposte senza inutili enfatizzazioni, marcature o sottolineature di qualche aspetto della vicenda oltre il necessario e l’essenziale. Il fatto che tra le parti vi fossero contrasti di vicinato non poteva di per sé solo infirmare la complessiva attendibilità delle persone offese, in particolare dallo H. , che aveva dichiarato che quando gli imputati cucinavano, oltre ai rumori molesti dell’estrattore, “s’impregna l’appartamento dell’odore…del sugo, fritti eccetera, mi pareva di avere la cucina loro in casa mia”. In particolare, la Corte territoriale ha valorizzato come riscontro esterno alla denuncia, la deposizione del teste C.C. , il quale chiamato ad ispezionare professionalmente, a spese delle persone offese, la canna fumaria, aveva accertato che presentava una fessurazione verticale, che, a suo dire, era “certamente” la causa della fuoriuscita di odori, vapori, e finanche dei rumori e residui di combustione.
La doglianza dei ricorrenti, quantunque ricondotta nel vizio di motivazione ex art. 606 c.p.p., comma 1, lett. e), a ben vedere si risolve in una censura meramente fattuale, del tutto disancorata dalle emergenze probatorie che risultano dal testo del provvedimento impugnato, e si fonda su deduzioni di carattere assertivo smentite dagli esiti dell’istruttoria dibattimentale riportati nella sentenza impugnata.
Come precisato dal precedente giurisprudenziale citato, la contravvenzione prevista dall’art. 674 c.p. è configurabile anche nel caso di “molestie olfattive” a prescindere dal soggetto emittente (nella fattispecie la Cassazione si era occupata di odori da stalla; in motivazione numerosi riferimenti ai precedenti giurisprudenziali), con la specificazione che quando non esiste una predeterminazione normativa dei limiti delle emissioni, si deve avere riguardo, condizione nella specie sussistente, al criterio della normale tollerabilità di cui all’art. 844 c.c. (Sez. 3, n. 34896 del 14/07/2011, Ferrara, Rv. 250868), che comunque costituisce un referente normativo, per il cui accertamento non è necessario disporre perizia tecnica, potendo il giudice fondare il suo convincimento, come avvenuto nel caso di specie, su elementi probatori di diversa natura e dunque sulle dichiarazioni delle persone offese e del tecnico di loro fiducia.

P.Q.M.

Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna ciascun ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 2.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.

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24 Commenti

  1. Io non ho capito ma quindi io sto cucinando col naso tappato da solo in casa e il vicino mi denuncia io come fó a sapere quanto forte era l’odore?
    O prima di far la denuncia lui deve avvertirmi che l’odore é forte o io che devo avvertilo ds prima che cucino?

  2. il giudice come fa a stabilire se la puzza supera la fascia di tollerabilità, ci sono strumenti particolari? se ci si mette per esempio ad arrostire nel balcone una bistecca e qualcuno ha il naso troppo sensibile come si stabilisca la tollerabilità, bisognerebbe misurarla all’istante, venire il giudice o qualcun’altro a suo nome e venire a odorare a “naso” la tollerabilità, ma la cassazione che cosa va cercando, nessuno della cassazione arrostisce fuori o la moglie cucina qualcosa che sicuramente è buon da sentire , ma fatemi il piacere, ma che razza di condominio sarebbe la dove qualcuno si lamenta.

    1. E INAMMISSIBILE UNA SENTENZA DEL GENERE, IO ABITO AL PIANO TERRA E OVVIO CHE I FUMI VANNO AI PIANI SUPERIORI ,MA QUELLI CHE ABITANO AI PIANI SUPERIORI SONO PRIVILEGIATI E LO POSSONO FARE PERCHE GLI ODORI TENDONO A SALIRE E SOPRA DI LORO NON CE PIU NESSUNO.

    1. Secondo me…sei solo invidiosa di chi sa cucinare come i calabresi…!
      Cambia casa…se ti puzzano!
      Magari a loro puzzano le tue minestrine!

  3. Beh allora chi vuole soldi facili basta denunciare il vicino che cucina che molesta l’odore ..bah! Roba da pazzi! .Ma non c’hanno niente di meglio di fare? Questi che fanno la legge?

    1. allora da oggi si mangia tutti i giorni brodino e insalatina e se poi anche questo disturba qualche vicino allora facciamo la fame…ma per piacere….

  4. Questa è la dimostrazione palese di come, in Italia, la magistratura va perdendo tempo dietro persone malate mentalmente e che o per invidia vogliono costringerci a non godere più delle cose buone che madre natura ci offre. Secondo voi una frittura di pesce, un arrosto alla brace puzzano? Io dico che “profumano” . Allora chiedo ai giudici di chiarire quali siano i puzzi e quali gli odori. E’ molto peggio entrare in ascensore e sentire gli effluvi di pessima qualità indossati in grosse quantità da certe signore, il puzzo di fogna che ti costringere a scendere da un bus o un treno perché vicino si è seduto qualcuno che si lava ” a secco”, il fetore di certe marmitte di auto che chissà cosa bruciano, il fiato che ti sparano in faccia persone che ancor devono scoprire cosa significa lavarsi i denti e tante altre puzze vere che appestano la nostra esistenza, come centri di raccolta dei residui organici , immondezzai a cielo aperto, interi fiumi e lagune che ammorbano l’aria in piena estate. Potrei dire altro ma mi fermo e pensò :” stiamo perdendo la testa” eccesso di odore del cucinato oddio non posso crederci.

    1. bisogna viverle certe esperienze prima di parlare. Al piano sotto c’e’ una famiglia di Congolesi. Mi hanno fatto venire un ulcera allo stomaco a furia di vomitare quando cucinano. Finalmente se ne parla ! non e’ una cosa da niente, ve lo assicuro.

    2. Si vede che non abitate sopra una ristorante che non ha gli scarichi a norma… nessuno di voi sa cosa vuole dire dalle 7.30 la mattina fino a orari imprecisati la puzza di fritto pesce etc. Vivere in funzione di questa gente che se ne frega…. una vergogna!!! La legge, la denuncia la fai, ma poi lasciano cadere tutto nel nulla, magari pagando qualche bella mazzetta….una vergogna!!

      1. Sono perfettamente d’accordo.sono anni che spendo soldi da avvocati,tecnici,ma ancora non ho risolto il problema immissioni “terribili”da gastronomia sottostante.Praticamente vivo in casa solo alla sera quando finalmente chiudono.Altro che buon odore di mangiare,scaricano ciò’ che dovrebbe andare a tetto con la canna fumaria nel mio appartamento.Evidentemente qualcosa non va,ma non riusciamo ad aprire alla conclusione.Prigionieri nelle nostre abitazioni!! Finalmente una sentenza a favore.Dovrebbero provare prima di parlare.A volte pensi di lasciare la tua casa.E’ un’ingiustizia.Le autorità’ hanno risolto poco finora.E noi non ne possiamo più’.Ci rimettiamo in salute fisica e psichica.

  5. Mah…… un meccanico mi può inondare di fumi …… senza che possa fare nulla ….. e invecex i profumi tra virgolette della cucina si può addirittura farsi risarcire !!!

  6. Provate a vivere con dei marocchini come i vicini di casa:odore di cipolla,aglio,spezie e non so che altro usano quando cucinano ,in ogni ora del mattino,pranzo,pomeriggio o sera!!!!!!!!!
    Non ce la facciamo più,sempre noi con le finestre aperte anche in inverno.E dura la convivenza così!Buon a sapersi che esiste una legge così!

  7. I vicini di mia madre friggono mattina, pomeriggio e sera, tutti i giorni, tutto l’anno e lei è costretto a tenere sempre le finestre chiuse. Questo è denunciabile? Inoltre d’estate seccano verdure e parti di animale davanti la corte dove anche noi passiamo, ovviamente gli odori sono insopportabili. Questo è denunciabile? Perché quando noi ci siamo rivolti più di una volta a chi di competenza non è stato fatto niente. Quindi noi dobbiamo vivere estate e inverno con finestre chiuse…. Ditemi voi chi ha ragione…. Grazie

  8. quindi se i cani del vicino abbiano tutto il giorno nno ci posso fare nulla, ma se io faccio un barbecue mi possono denunciare?! forse è ora che qualcuno prenda in mano questo paese, tolga la democrazia e rimetta a posto queste leggi assurde

  9. Ci sono altri casi peggio di questo,ma quando si vive ogni giorno con una situazione del genere non è gradevole!!in inverno si chiude un occhio ma in estate come si fa?il problema non è la cucina ma le cappe elettriche che hanno inventato con i filtri che non servono a niente,per essere funzionanti vanno sempre collegate alla canna fumaria per evitare qualsiasi disagio nel condominio, ma chi è duro di orecchie non capisce!!si sta in attesa della goccia che fa traboccare il vaso,appena esce una lamentela contro di me ,mi svuoto !!e poi si che sono dolori!!

  10. Bene. E il danno da fumo di sigaretta? Io, che sono asmatica, non posso e non potrò mai godermi un pranzo /cena/ caffè / aperitivo ai tavoli esterni di un locale. Non è discriminazione questa ?

  11. Scusate io concordo con il fatto che le emanazioni possano essere fastidiose e che se, richiamate, le persone non desistono dal provocarle ancora ( anzi a volte lo fanno anche apposta) una multa può essere una punizione deterrente , ma che sia previsto l’arresto fino ad 1 mese ( mentre spacciatori e ladruncoli non ne fanno uno di giorni in carcere ) e che questo fatto venga segnalato sulla fedina penale a me sembra veramente ridicolo ….. occupatevi di cose piu’ importanti e socialmente pericolose invece di queste quisquilie !!!!

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