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Lo sai che? La collazione influisce sulle donazioni fatte ai parenti

Lo sai che? Pubblicato il 31 marzo 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 31 marzo 2017

Una guida per conoscere in che modo la collazione può influire sulle donazioni fatte a favore dei congiunti più stretti. 

Nel momento in cui un parente stretto (soprattutto un genitore) ci dona un bene, è necessario sapere cosa sia la collazione e, soprattutto, in che modo la collazione influisce sulle donazioni fatte ai parenti.

In estrema sintesi, la collazione è l’atto con il quale determinati soggetti individuati dalla legge [1], che hanno accettato l’eredità, restituiscono alla massa ereditaria (cioè al complesso di beni che costituisce l’eredità) le donazioni ricevute in vita dal parente defunto in modo da dividerle con gli altri eredi e tutto questo con lo scopo di mantenere tra essi la proporzionalità delle quote ereditarie stabilita nel testamento oppure dalla legge (nel caso in cui il defunto non abbia fatto testamento).

Chiedendosi quindi in che modo la collazione influisce sulle donazioni fatte ai parenti si dovrà dire che:

  • i soli parenti obbligati dalla legge a conferire (cioè restituire) alla massa ereditaria le donazioni ricevute in vita dal defunto sono: i coeredi che siano il coniuge superstite del defunto oppure i figli o i discendenti (ad esempio nipoti nel senso di figli di figli) legittimi, legittimati, adottivi e naturali del defunto, tutti quanti a condizione che abbiano accettato l’eredità;
  • la collazione opera solo se ci sia un attivo ereditario da dividere: cioè la collazione opererà se nell’eredità ci sarà un attivo (e non solo debiti) e opererà nel momento in cui l’eredità verrà divisa tra i coeredi;
  • la collazione, perciò, può avvantaggiare solo gli stessi soggetti che vi sono obbligati (quelli indicati al n. 2), mentre tutti gli altri coeredi diversi dal coniuge e dai figli e discendenti non sono obbligati alla collazione (non dovranno cioè restituire alla massa ereditaria le donazioni ricevute dal defunto) e nemmeno, però, potrà giovare loro in qualunque modo la collazione effettuata dai parenti che vi sono obbligati.

Ma per chiarire ancora meglio in che modo la collazione influisce sulle donazioni fatte ai parenti, occorre precisare che i soggetti obbligati alla collazione sono tenuti a conferire sia le donazioni dirette (di beni mobili o immobili, queste ultime oggetto di atto pubblico usualmente redatto da un notaio) sia quelle indirette (ad esempio una rinuncia da parte del defunto ad un credito che vantava verso l’erede) ed anche le somme spese dal defunto a favore dei discendenti a causa di matrimonio o per avviarli all’esercizio di un’attività imprenditoriale o professionale (nella parte in cui non eccedano la misura ordinaria avuto riguardo alle condizioni economiche del defunto), per pagare premi di assicurazione sulla vita in loro favore o per pagare loro debiti, mentre non sono per legge soggette a collazione, cioè non vanno conferite (cioè restituite) alla massa ereditaria, le spese sostenute dal defunto a favore dell’erede per il mantenimento, educazione e malattia, quelle ordinarie per abbigliamento, nozze, istruzione artistica o professionale, il valore delle cose donate e poi andate distrutte per causa non imputabile al donatario, le donazioni di modico valore fatte al coniuge, le donazioni fatte in conformità agli usi (ad esempio regali natalizi) o in cambio di servizi che furono resi al defunto.

Infine, conoscere come la collazione influisce sulle donazioni fatte ai parenti significa sapere che, in concreto, l’erede obbligato a eseguire la collazione, cioè a restituire le donazioni ricevute in vita dal defunto, potrà farlo in due distinti modi:

  • o restituendo materialmente alla massa ereditaria il bene ricevuto in donazione (cosiddetta collazione in natura) ed in questo caso la collazione avrà l’effetto di far venire meno la donazione (l’erede, cioè, cesserà di essere donatario ed il bene che gli fu donato dal defunto non sarà più suo);
  • oppure imputando alla propria quota ereditaria il valore (calcolato all’epoca dell’apertura della successione) del bene donatogli che, perciò, resta suo: in questo caso l’erede resta proprietario del bene ricevuto in donazione come parte della propria quota ereditaria e sottrarrà dalla quota ereditaria che gli spetta il valore del bene che il defunto gli donò (questa è la cosiddetta collazione per imputazione).

La collazione in natura è la regola che si applica costantemente quando oggetto della donazione sia il danaro o altri beni mobili; nel caso di immobili, invece, l’erede potrà scegliere tra collazione in natura e collazione per imputazione (sarà obbligatoria, invece, la collazione per imputazione se nel frattempo l’immobile sia stato venduto dall’erede a terzi oppure se sia stato ipotecato).

Infine, anche gli eredi che per legge vi sono obbligati sono esentati dalla collazione se il defunto li ha dispensati: se, cioè, il defunto ha manifestato la sua volontà di dispensare un erede dall’obbligo della collazione, l’erede dispensato, nel momento in cui si procederà alla divisione dell’eredità, non sarà obbligato a conferire alla massa ereditaria le donazioni ricevute dal defunto.

La legge precisa però che la dispensa dalla collazione non può autorizzare lesioni delle quote legittime degli altri eredi: se perciò la o le donazioni effettuate in vita dal defunto a favore di un erede hanno provocato una lesione delle quote legittime degli altri eredi (che si ritrovano con meno di quello che per legge gli spetterebbe), allora la dispensa dalla collazione non opera e l’erede che ricevette la donazione dovrà conferire per ristabilire la proporzione tra le quote.

Alcune conclusive importanti annotazioni.

Come ha chiarito la giurisprudenza [2], la dispensa dalla collazione contenuta nell’atto di donazione di un immobile non si estende al valore dei miglioramenti che il defunto abbia apportato personalmente all’immobile dopo averlo donato: in effetti questi miglioramenti non sono altro che donazioni indirette fatte dal defunto all’erede che ricevette in dono l’immobile e non sono comprese nella dispensa relativa all’immobile a meno che esse stesse non siano oggetto di una apposita e distinta dispensa.

La stessa giurisprudenza [3] ha poi anche chiarito che è valida la clausola testamentaria con cui il defunto abbia imposto la collazione anche su alcune delle donazioni escluse per legge [4] dall’obbligo di collazione: sarà possibile, perciò, che il defunto obblighi il proprio figlio (ad esempio) alla collazione delle spese da lui sostenute per il mantenimento, educazione e malattia, di quelle ordinarie per abbigliamento, nozze, istruzione artistica o professionale, delle donazioni fatte in conformità agli usi (ad esempio regali natalizi) o in cambio di servizi che furono resi al defunto.

note

[1] Artt. 737 e seguenti Cod. civ.

[2] Cass. civ., sent. n. 4381 del 1982.

[3] Cass. civ., sent. n. 1 del 1997.

[4] Art. 742 Cod. civ.


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