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Patto di prova diverso dal Ccnl: è nullo?

21 aprile 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 aprile 2017



La clausola del contratto di lavoro, che prevede una durata del patto di prova diversa da quella stabilita nel Ccnl di settore è nulla per contrasto con una norma di rango superiore.

La clausola del contratto di lavoro tra le parti, che prevede una durata del patto di prova diversa da quella stabilita nel Ccnl di settore, è radicalmente nulla per contrasto con una norma di rango superiore, quale – appunto – quella contenuta nel Ccnl, con conseguente sostituzione automatica ad opera di norme imperative [1]. Tale nullità comporta la reintegra ed il risarcimento pari a 12 mensilità della retribuzione mensile globale di fatto lorda, nel limite di dodici mesi dal giorno del licenziamento [2]. È quanto disposto da una sentenza del Tribunale di Bologna [3]: un uomo faceva causa alla cooperativa che lo aveva assunto quale socio lavoratore, con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato con patto di prova di mesi sei, adibito a mansioni di addetto all’assemblaggio di pallets in legno; dopo oltre tre mesi di lavoro, la cooperativa convenuta lo aveva licenziato per mancato superamento del periodo di prova. L’uomo, pertanto, sosteneva che il licenziamento irrogato era illegittimo, posto che il Ccnl di riferimento prevedeva una durata del patto di prova pari a mesi uno, per i lavoratori inquadrati al suo livello. Secondo la cooperativa, invece, il contratto di lavoro tra le parti prevedeva espressamente il patto di prova della durata di mesi sei e il regolamento della medesima società prevedeva, a sua volta, la durata del patto di prova in mesi sei, come alternativa alla durata prevista nel Ccnl di settore.

Patto di prova; cos’è e come funziona?

Il datore di lavoro, prima di assumere un dipendente, può testarne qualità e attitudini durante un periodo di tempo chiamato periodo di prova. Alla scadenza, se il datore ritiene il dipendente non adatto alle mansioni, lo può licenziare senza motivare le ragioni di tale scelta.

Per essere valido, il patto di prova deve rispettare determinati requisiti di forma e di sostanza:

  • deve risultare da atto scritto, in mancanza del quale l’assunzione si considera a tempo indeterminato;
  • deve essere poi firmato da entrambe le parti, a pena di nullità;
  • deve essere accompagnato dall’indicazione delle mansioni affidate al lavoratore; in caso contrario il patto di prova è nullo.

Se il periodo di prova scade senza che sia data disdetta, il lavoratore si intende assunto definitivamente ed il periodo di prova va computato ai fini dell’anzianità di servizio.

Per legge, il periodo di prova è di:

  • 6 mesi per tutti i lavoratori;
  • 3 mesi per gli impiegati non aventi funzioni direttive.

Nei fatti, tuttavia, tale periodo è molto spesso ridotto dai contratti collettivi, anche in relazione al livello di inquadramento e alla qualifica. Le indicazioni dei Ccnl prevedono il limite massimo di durata del periodo di prova, non derogabile dalle parti nemmeno per mutuo accordo: esse hanno, però, la facoltà di prolungare il patto di prova in corso di svolgimento, sempre con accordo scritto e in ogni caso rispettando i limiti massimi previsti dal Ccnl. Qualora le parti prevedano una proroga del periodo di prova, il patto non sarà considerato nullo se complessivamente di durata non superiore a quella massima prevista dal contratto collettivo.

Nel caso oggetto della sentenza, la cooperativa licenziava il dipendente per mancato superamento del periodo di prova: ma il Ccnl applicato in azienda, prevedeva un periodo di prova della durata massima di un mese, per i lavoratori inquadrati al livello 6 Junior, mentre la durata di mesi sei, è prevista solo per i lavoratori con qualifica di quadro. A ciò si aggiunge che le mansioni svolte durante il periodo di prova erano mansioni semplici, in linea con la modesta qualifica ricoperta, e non sussistevano margini per applicare un periodo di prova più lungo di quello previsto dal Ccnl di settore. Proprio per questo, il Tribunale ha ritenuto il licenziamento intimato radicalmente nullo, in quanto intimato per mancato superamento del periodo di prova, in epoca successiva al superamento della prova stessa. Se il contratto di lavoro tra le parti prevede una durata del patto di prova di sei mesi, infatti, la relativa clausola è radicalmente nulla per contrasto con una norma di rango superiore, quale quella contenuta nel Ccnl di settore.

note

[1] Ex art. 1419 cod. civ. In tal senso si veda Cass. sent. n. 8295 del 26.10.2000.

[2] Cass. sent. n. 14143 dello 06.08.2012; Cass. sent. n. 6224 del 2014; Cass. sent. n. 17868 del 2014.

[3] Trib. Bologna sent. n. 258 dello 07.03.2017.

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