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Lo sai che? Quando fare causa all’Enel

Lo sai che? Pubblicato il 28 marzo 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 28 marzo 2017

Da gennaio, fatturazioni eccessive e rimborsi vengono pagati in automatico. Ma se l’Enel non risponde del danno patrimoniale, c’è la via del Giudice di Pace.

Essere pieni di energia quando si rimane senza corrente. Ecco il primo trucco per sapere come affrontare un disservizio (o una mancanza) grave sulla fornitura di corrente elettrica. Prima di arrivare in Tribunale, ci sono, comunque, altre strade da percorrere, giusto per non rischiare di spendere di più nel recuperare il danno che nel subirlo. Vediamo allora che cosa fare quando si ha un disservizio o una bolletta della luce troppo alta e, se proprio fosse il caso, quando fare causa all’Enel.

Come chiedere un rimborso all’Enel

I guai con l’Enel non sempre nascono dalla bolletta troppo alta. C’è chi li subisce addirittura prima di entrare ad abitare nella nuova casa: un ritardo nella fornitura della corrente elettrica, un allacciamento atteso fin troppo a lungo. Poi, una volta entrati in casa, ci può essere qualche altro disservizio, come un blackout durato troppo a lungo che, ad esempio, ci ha bloccato il frigo e fatto andare male le cose oppure ci ha bloccato la caldaia in pieno mese di gennaio. Come chiedere un rimborso all’Enel in questi casi?

Quando si ha un disservizio (in caso di richiesta di allacciamento della corrente elettrica il ritardo deve essere di almeno 10 giorni) è possibile mandare un fax al numero verde dell’Enel (800.900.150) oppure compilare il modulo reperibile sul sito dell’Ente per segnalare la causa del reclamo che si intende fare. Ovviamente da casa di un parente o di un amico: se non si ha la corrente, è dura mandare un fax.

Si ha diritto al rimborso quando:

  • è stato chiesto l’allacciamento alla corrente elettrica ma non è arrivato entro 10 giorni;
  • quando si è rimasti senza luce, cioè c’è stato un blackout per più di 90 minuti;
  • se è stata inviata una richiesta via fax o per raccomandata a/r ma non è arrivata una risposta entro 15 giorni;
  • se si è stati in coda agli sportelli per più di 20 minuti.

Se il blackout ha provocato dei danni patrimoniali (cibo o beni da buttare via) e dei danni esistenziali (l’impossibilità, ad esempio, di fare la doccia per la caldaia non funzionante) oltre alla richiesta del rimborso si può arrivare a fare causa all’Enel.

Per quanto riguarda gli importi pagati erroneamente nelle bollette della luce, dall’inizio dell’anno vengono rimborsati automaticamente (leggi il nostro articolo rimborsi bolletta della luce: come e quando arrivano).

Quando fare causa all’Enel

Appurato che dal mese di gennaio 2017 l’Enel rimborsa in automatico gli importi pagati di più in bolletta, si può fare causa all’Enel quando è stato subìto un danno patrimoniale provocato da un blackout e non riconosciuto dall’Ente fornitore del servizio.

Come detto, il primo passo è quello di presentare un reclamo nei modi già esposti prima chiedendo un risarcimento economico dei danni (cibo buttato via, memoria del computer bruciata, ecc.). Ma se non dovesse arrivare una risposta, oppure questa non fosse soddisfacente, è possibile rivolgere la stessa lettera di reclamo allo Sportello del consumatore dell’energia, il quale, verificato il danno, procede a sollecitare l’Enel.

Se, anche in questo caso, si ottiene solo il silenzio, la porta successiva a cui bussare è quella dell’Autorità garante dell’energia (l’Aeegsi) e, quindi, quella di un Giudice di Pace.

Già in passato proprio un Giudice di Pace ha condannato l’Enel a risarcire una donna che, a causa di una mancanza di fornitura di energia elettrica, aveva dovuto buttare via tutto quello che aveva in frigorifero [1]. La sentenza riconosceva un inadempimento dell’Enel «sia in ordine alla prestazione principale di somministrazione di energia elettrica, sia in ordine a quella correlata di impegno di potenza» e condannava l’Ente di fornitura al pagamento del danno patrimoniale e del danno esistenziale, oltre agli interessi maturandi, alle spese, ai diritti e agli onorari di giudizio.

note

[1] GdP di Pozzuoli (Na) avv. Italo Bruno, sent. del 20.12.2006.


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