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Naspi e malattia, serve l’idoneità al lavoro?

20 aprile 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 aprile 2017



Se il disoccupato è in malattia la disoccupazione spetta, oppure non può essere erogata per mancanza dell’idoneità al lavoro?

 

Mi sono ammalato prima della fine del mio contratto a termine; ora non vogliono darmi la Naspi perché non sono ancora guarito e il medico non mi rilascia l’idoneità al lavoro.

In merito al diritto alla Naspi, cioè all’indennità di disoccupazione, in caso di malattia insorta prima, o entro 60 giorni dalla fine del rapporto di lavoro, le regole di riferimento sono chiarite in una nota circolare Inps [1].

In particolare, l’Istituto spiega che, nel caso in cui si verifichi, entro 60 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato, una malattia indennizzabile dall’Inps, o un infortunio sul lavoro o una malattia professionale indennizzabile da parte dell’Inail, il termine di presentazione della domanda di disoccupazione rimane sospeso per un periodo pari alla durata dell’evento e riprende a decorrere, al termine dell’evento, per la parte residua.

Lo stesso vale nel caso in cui la malattia o l’infortunio siano insorti durante il rapporto di lavoro successivamente cessato: anche in questo caso, il termine per presentare la domanda di Naspi rimane sospeso sino alla fine del periodo di malattia o infortunio indennizzato.

Naspi e malattia: decorrenza

In queste situazioni, dunque, la Naspi decorre dall’ottavo giorno successivo alla data di fine del periodo di malattia, infortunio sul lavoro o malattia professionale, qualora la domanda sia stata presentata entro l’ottavo giorno; dal giorno successivo alla presentazione della domanda qualora questa sia presentata successivamente all’ottavo giorno ma, comunque, nei termini di legge (68 giorni dal termine della malattia o dell’infortunio).

La Naspi non sostituisce l’indennità di malattia: l’indennità di disoccupazione, difatti, viene sospesa, se iniziata l’erogazione, per tutta la durata dell’indennità di malattia, per poi essere ripristinata per la parte residua dal momento della ripresa della capacità lavorativa.

Tuttavia, queste disposizioni valgono nel caso in cui il rapporto di lavoro cessato sia a tempo indeterminato.

Naspi e malattia: contratto a termine

Nel caso in cui il rapporto di lavoro sia a termine,  non si ha invece diritto, una volta terminato il rapporto, all’indennità di malattia. Questo non vuol dire, però, che non si abbia diritto alla disoccupazione: per ottenere la Naspi, difatti, i requisiti sono:

  • il possesso dello stato di disoccupazione (che si acquista con la perdita involontaria dell’impiego, qual è, appunto, la scadenza del contratto a termine);
  • il possesso di almeno 13 settimane contribuite negli ultimi 4 anni;
  • poter far valere 30 giornate di effettivo lavoro nell’anno.

L’idoneità al lavoro non è invece menzionata come requisito richiesto per ottenere la Naspi: non risulta alcun documento secondo il quale al lavoratore dichiarato inidoneo non spetti l’indennità di disoccupazione, salvi i casi in cui spetti una diversa prestazione a causa della riduzione della capacità lavorativa (in questi casi, comunque, il lavoratore può scegliere la prestazione più favorevole).

Malattia, invalidità, handicap e non autosufficienza

A questo proposito, bisogna tener presente che, a seconda della gravità delle condizioni di salute del disoccupato, può essergli riconosciuta, dietro apposita domanda:

  • una determinata percentuale d’invalidità, che può dar luogo, a seconda dei contributi posseduti (5 anni, di cui 3 accreditati nell’ultimo quinquennio), all’assegno ordinario d’invalidità, se la capacità lavorativa residua è minore di 1/3 o alla pensione d’invalidità civile (in caso di assenza di contributi), se l’invalidità è almeno pari al 74%;
  • a pensione d’inabilità, in caso d’inabilità assoluta a qualsiasi attività lavorativa, se possiede almeno 5 anni di contributi, di cui 3 nell’ultimo quinquennio, diversamente alla pensione per invalidi civili totali;
  • l’assegno di accompagnamento, pari a circa 515 euro mensili, per invalidità del 100% e incapacità di camminare autonomamente o di compiere gli atti quotidiani della vita;
  • il riconoscimento dello stato di handicap (non grave, in situazione di gravità o superiore ai 2/3) ai sensi della Legge 104, che dà luogo a diverse agevolazioni fiscali e lavorative.

Si consiglia, dunque, dopo aver consultato il medico di fiducia, di inoltrare domanda d’invalidità (presso il sito Inps, se muniti di Pin o Spid, oppure tramite un patronato): la procedura è unica per il riconoscimento dell’invalidità, dell’handicap e delle condizioni di non autosufficienza che danno luogo all’accompagnamento.

note

[1] Inps, Circ. n.94/2015.

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