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Eredità: come entrare in possesso dei beni in attesa di divisione?


Eredità: come entrare in possesso dei beni in attesa di divisione?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 aprile 2017



In attesa che inizi la divisione giudiziaria, cosa può fare mia moglie per entrare in possesso degli immobili di cui risulta erede? Come quantificare il valore dei beni donati, dato che non li può sfruttare?

Con riguardo al primo quesito, la legge dispone che, una volta aperta la successione, gli eredi entrano automaticamente nel possesso dei beni ereditati. Difatti, il codice civile [1] afferma che il possesso continua nell’erede con effetto dall’apertura della successione. Pertanto, alla morte del suocero del lettore, sua moglie è succeduta automaticamente nel possesso dei beni ereditati unitamente agli altri eredi.

La questione sta nel capire come agire per poter accedere materialmente nei locali. Sul punto, bisogna distinguere due casi:

  • se il lettore e la moglie hanno prova (anche per testimoni) che gli altri eredi hanno la possibilità di accedere nei locali in oggetto perché in possesso delle chiavi, allora la moglie per tutelarsi dovrà inviare loro una lettera di diffida nella quale gli intimerà di consegnare copia delle chiavi per poter utilizzare (come accade nelle comunioni) il bene ereditato insieme a quest’ultimi; se l’intimazione non dovesse sortire alcun effetto, allora sarebbe costretta a citarli in giudizio (sempre nella sicurezza di poter dimostrare che gli altri hanno nel mentre la possibilità di accedere) per far dichiarare al giudice adito che, in qualità di eredi comunisti, loro hanno il dovere di consegnare copia delle chiavi anche alla moglie per poter accedere ai rispettivi locali;
  • se, invece, manca la prova del fatto che gli altri eredi accedono ai locali o, più semplicemente, perché quest’ultimi non possiedono a loro volta le chiavi d’accesso, in questo caso la moglie – in forza della titolarità dei beni pro quota acquisita con l’apertura della successione – potrà autonomamente chiamare un fabbro per far cambiare la serratura degli accessi ai locali e, una volta effettuata l’operazione, contattare tutti gli altri eredi (divenuti comunisti di quei beni succeduti) al fine di poter consegnare loro le nuove chiavi rilasciate dal fabbro.

Relativamente al secondo quesito, il mancato utilizzo del bene donato alla moglie nel periodo intercorrente dalla donazione (2007) alla morte del padre (momento in cui si è aperta la successione) non potrà essere conteggiato e valutato ai fini della sperequazione subita e dell’equa divisione ereditaria che si andrà a delineare. Questo perché, nei casi in cui non opera la dispensa alla collazione (per lesione della legittima), il codice civile [2] statuisce che la collazione per imputazione si fa avuto riguardo al valore dell’immobile al tempo dell’aperta successione. Pertanto, sarà da questo momento che occorrerà valutare il valore effettivo dell’immobile, a nulla rilevando il periodo anteriore all’apertura della successione, già regolato dal contratto di donazione intervenuto tra padre e figlia.

Il riferimento al tempo dell’apertura della successione, significativamente richiamato anche in materia di accertamento della lesione della quota di legittima riguardo alla donazione con riserva di usufrutto [3], è coerente logicamente con la considerazione che, essendo la collazione strumentale alla divisione dell’asse ereditario, solo al momento dell’apertura della successione è possibile stabilire il valore dell’intera massa da dividere. E questo perché, nei reciproci rapporti tra coeredi, devono essere assicurati l’equilibrio e la parità di trattamento, al fine che non venga alterato il rapporto di valore tra le varie quote e sia garantito a ciascuno degli eredi stessi la possibilità di conseguire una quantità di beni proporzionata alla propria quota. Tuttavia, il fatto che la moglie non potrà usufruire a pieno dell’immobile ereditato anche dopo la morte del padre, poiché gravato da usufrutto della madre, non potrà passare inosservato ai fini della divisione ereditaria; e questo per le stesse ragioni giustificanti la natura giuridica della collazione e, cioè, quelle di garantire l’equo soddisfacimento degli eredi, perseguito dal nostro legislatore. Per questo motivo, il consulente tecnico dovrà valutare il valore potenziale dell’immobile donato alla moglie del lettore all’atto dell’apertura della successione; e, in quel momento, al consulente risulterà che la moglie ha ereditato la sola nuda proprietà del bene, essendo quest’ultimo gravato dall’usufrutto in discussione. Ed essendo la collazione volta alla ricomposizione in modo reale dell’asse ereditario onde consentire ai coeredi discendenti di conseguire nella divisione proporzioni uguali, non si potrà sottacere che la moglie ha ereditato un bene di valore potenziale sostanzialmente inferiore a quello degli altri coeredi. Pertanto, nel giudizio, occorrerà fare presente la questione al giudice adito, in modo tale che il nominando consulente tecnico d’ufficio possa tenere conto del peso imposto su quell’immobile e della necessità di valutare diversamente lo stesso al fine di evitare che la moglie venga danneggiata ingiustificatamente dal mancato conferimento alla massa ereditaria dell’importo corrispondente alla differenza tra il valore equivalente alla nuda proprietà dell’immobile stesso e quello equivalente alla piena proprietà del bene.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Salvatore Cirilla

note

[1] Art. 1146 cod. civ.

[2] Art. 747 cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 20387 del 24.07.2008 e Cass. sent. n. 3452 del 20.12.1973.

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