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Un padre lascia quasi tutta l’eredità a un figlio: e gli altri?

16 Aprile 2017


Un padre lascia quasi tutta l’eredità a un figlio: e gli altri?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 Aprile 2017



Tizio lascia un immobile ad un solo figlio, non menzionando gli altri nel testamento. In passato era titolare di c/c, andati ad esclusivo vantaggio del figlio predetto. Gli altri possono accedere ai precedenti rapporti bancari di Tizio?

La volontà del de cuius di instituire il figlio “prediletto” quale unico erede, che sembrerebbe emergere dal testamento, non è conforme al nostro ordinamento giuridico vigente. A tal proposito si segnala che tutti i figli sono eredi legittimari [1], cioè sono eredi ai quali è riservata per legge una quota minima di eredità. Ciò vuol dire che non può essere sottratta per testamento la quota riservata ad ogni figlio per legge. In particolare, qualora il de cuius lasciasse come eredi più figli, agli stessi sarebbe riservata la quota dei 2/3 dell’intero patrimonio del de cuius, da dividersi in parti uguali tra tutti i figli [2].

Nel caso che qui ci occupa, dunque, il de cuius avrebbe potuto riservare al figlio “prediletto”, in più rispetto agli altri, soltanto la quota disponibile, ovvero la quota pari ad 1/3 dell’intero patrimonio, che corrisponde a quella quota residua oltre a quella necessariamente riservata a tutti i figli (eredi legittimari). Orbene, poichè l’immobile che il de cuius ha inteso riservare ad un solo figlio rappresenta il 90% del patrimonio, è evidente che con tale disposizione testamentaria siano state violate le norme sopra richiamate, in quanto agli altri figli resterebbe solo il 10% del patrimonio. Invece, agli altri figli deve essere riservato per legge una quota superiore. Solo a titolo di esempio, si segnala che qualora i figli “rimasti lontani” fossero 2, oltre al “prediletto”, ad ognuno di essi dovrebbe essere riservata per legge almeno la quota del 22,22% dell’intero asse ereditario. Qualora gli altri figli, oltre al “prediletto”, fossero 3, invece, ad ognuno di essi andrebbe riservata almeno la quota del 16,66%, e così via.

A questo punto, i figli che hanno ricevuto in eredità una quota inferiore a quella minima a loro spettante per legge potrebbero chiedere la riduzione delle disposizioni testamentarie eccedenti la quota di cui il defunto poteva disporre, impugnando il testamento dinanzi al tribunale competente.

In conclusione, dunque, l’ordinamento giuridico vigente, in presenza di più figli non consente al de cuius di individuare solo uno di essi quale unico erede, estromettendo gli altri, che, pertanto, hanno diritto ad accedere alla rispettiva quota, sia essa costituita da beni mobili o immobili. L’unica “gratificazione” che il testatore avrebbe potuto riconoscere ad un figlio “prediletto” sarebbe stata la quota disponibile, pari ad 1/3 del patrimonio che avrebbe potuto sommare alla quota minima ed uguale riconosciuta agli altri figli per legge. Tornando all’esempio di cui sopra, qualora il de cuius avesse lasciato tre figli, di cui uno “prediletto”, avrebbe potuto legittimamente riservare a quest’ultimo il 55% del patrimonio, ed agli altri due la quota del 22,22% cadauno. Qualora i figli fossero stati quattro, di cui uno “prediletto”, avrebbe potuto legittimamente riservare a quest’ultimo il 49,995% del patrimonio, ed agli altri due la quota del 16,665% cadauno. L’esempio di cui sopra indica anche la quota che sarà riconosciuta al figlio illegittimamente individuato quale unico erede all’esito dell’eventuale azione di riduzione proposta dagli altri figli.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Salvatore Cerino

note

[1] Ai sensi dell’art. 536 cod. civ.

[2] Art. 537 cod. civ.


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