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Cartello autovelox: quale distanza?

29 marzo 2017


Cartello autovelox: quale distanza?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 marzo 2017



A quanta distanza deve trovarsi il cartello, posto prima dell’autovelox, che avverte gli automobilisti della presenza del controllo elettronico della velocità?

Quando camminiamo su una strada e vediamo il cartello con l’avviso «controllo elettronico della velocità» ci sono poche certezze per noi automobilisti: non è certo che l’autovelox sia davvero presente, non è certo che sia attivo, non è detto che vi sia anche una pattuglia della polizia a controllarne il funzionamento, non è detto che verremo fermati nell’immediatezza in modo da difenderci subito, ma soprattutto non è certo a quale distanza si trovi l’autovelox dalla predetta segnaletica. Questo perché, con una recente sentenza, la Cassazione [1] ha definito, per la prima volta in modo chiaro e netto, in materia di autovelox, quale sia la distanza del cartello con l’avviso preventivo agli automobilisti. In buona sostanza, la Corte ha risposto a questo quesito: qual è la distanza minima e quella massima tra il cartello con l’avviso di controllo elettronico della velocità e l’autovelox?

 

La questione non è di poco conto perché, se da un lato la distanza minima tra il cartello con l’avviso e l’autovelox serve a consentire al conducente di adeguare la propria andatura ai limiti di velocità (senza dover fare brusche frenate che possano costituire un ulteriore pericolo per il traffico), dall’altro lato la distanza massima tra il predetto cartello e l’autovelox evita che ci si possa ritenere “salvi” superato un certo numero di chilometri e si possa tornare a guidare con maggiore speditezza. E poiché scopo della pubblica amministrazione – così sottolinea la giurisprudenza – non è quello di fare cassa tendendo tranelli agli automobilisti, il suo operato deve essere sempre trasparente e i cittadini devono essere in grado di conoscere se e quando verranno eseguiti controlli. Ecco perché la Cassazione è intervenuta a definire quale sia la distanza tra il cartello e l’autovelox. Ma – c’è da anticiparlo – la decisione lascerà scontenti i lettori e, soprattutto, chi crede che, grazie alla segnaletica, può evitare le multe. Vediamo perché.

Qual è la distanza massima tra il cartello con l’avviso e l’autovelox?

Iniziamo dall’aspetto più importante definitivo dalla sentenza della Cassazione: a quale distanza massima può trovarsi l’autovelox dal cartello? Qui la prima sorpresa: il limite massimo è di 4 km. Questo significa che, una volta superata la segnaletica che avvisa i conducenti del possibile controllo elettronico della velocità, possono passare anche 3,99 km prima di trovarsi “a tu per tu” con l’autovelox. Non è una cosa da niente, specie per chi percorre tratte stradali a velocità ridotta: 4 km è un lasso di spazio ampio, tale da far dimenticare la segnaletica incontrata ai margini della strada. Insomma, proprio quando l’automobilista potrebbe rilassarsi e tornare a premere sull’acceleratore, proprio là potrebbe essere fotografato dall’autovelox.

Nella sentenza in commento, la Suprema Corte ha precisato che, per la segnalazione della presenza di autovelox è prevista una distanza massima di 4 chilometri a cui può essere posto l’apparecchio. Nel caso di specie è stata ritenuta legittima una multa elevata a più di un chilometro dalla segnalazione della presenza di autovelox.

Quando la multa è nulla? La multa da autovelox è legittima solo se l’apparecchio è posizionato a meno di 4 chilometri dal cartello che ne segnala l’esistenza. Conseguentemente la multa è nulla se l’autovelox viene posizionato dopo 4 km dal cartello.

Qual è la distanza minima tra il cartello con l’avviso e l’autovelox?

Le delusioni non finiscono qui. Come già chiarito con una sentenza di un anno fa (leggi Autovelox, nessuna distanza minima dal cartello), la Cassazione ribadisce che non esiste una distanza minima tra cartello e autovelox. L’importante è che tra i due vi sia un ragionevole anticipo di modo da dare tutto il tempo all’automobilista per adeguare la propria andatura ai limiti di velocità. Del resto, scopo del cartello preventivo è proprio questo e non già consentire ai furbetti di farla franca, rallentando per poi riaccelerare: il legislatore è consapevole che una brusca frenata, da parte di chi si trovi sul più bello davanti alla postazione con l’autovelox, potrebbe costituire un pericolo di gran lunga superiore rispetto allo stesso eccesso di velocità. Da qui la ragione della segnaletica di avviso. Ma tra l’autovelox e il cartello non esiste una distanza minima, distanza che deve essere valutata caso per caso, in base alla strada e alla sua percorrenza: per cui, tanto più veloce si può procedere (si pensi a un’autostrada), tanto maggiore deve essere lo spazio tra il cartello e l’autovelox.

Lo Cassazione sottolinea quindi che «i segnali stradali e i dispositivi di segnalazione luminosi devono essere installati con adeguato anticipo rispetto al luogo ove viene effettuato il rilevamento della velocità, e in modo da garantirne il tempestivo avvistamento, il relazione alla velocità locale predominante».

Quando la multa è nulla? La multa da autovelox potrebbe quindi essere nulla quando l’autovelox si trovi immediatamente dopo la segnaletica con l’avviso di controllo elettronico della velocità, tanto da non consentire al conducente di rallentare in modo consono ai luoghi, senza dover premere forte sul freno.

Nella sentenza in commento i giudici chiariscono inoltre che non è necessario, ai fini della validità della multa, che il verbale contenga – tra le varie informazioni – anche quella sulla presenza del cartello di segnalazione dell’autovelox.

note

[1] Cass. sent. n. 7949/2017.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 27 febbraio – 28 marzo 2017, n. 7949
Presidente Petitti – Relatore Scarpa

Fatti di causa

L’avvocato L.H. propone ricorso per cassazione, articolato in due motivi, avverso la sentenza n. 572/2013 del TRIBUNALE di BOLZANO, depositata il 01/07/2013, che aveva rigettato l’appello proposto dallo stesso L.H. contro la sentenza n. 816/2010 del Giudice di pace di Bolzano. Il giudizio concerne opposizione a sanzione amministrativa ex art. 142, comma 8, c.d.s. proposta con ricorso del 14 maggio 2010. Nel disattendere le ragioni dell’opposizione e confermare la decisione di primo grado, il Tribunale di Bolzano affermava che il verbale di contravvenzione indicasse con precisione data, ora e luogo della contestata violazione (“(omissis) “), superando le critiche dell’appellante circa la dicitura “…”, operata non in ettometri, come previsto dall’art. 129, comma 2, del Regolamento c.d.s. Il Tribunale attribuiva quindi valenza a quanto affermato nel verbale, secondo cui il rilevamento della velocità era segnalato 1250 metri prima, conformemente al disposto dell’art. 142 c.d.s.. Sul terzo motivo d’appello, l’impugnata sentenza osservava che il Comune di (…) avesse dimostrato che l’apparecchiatura di misurazione mobile della velocità (autovelox 104/c) fosse regolarmente abilitata all’uso. Il Comune di (…) si difende con controricorso. Le parti hanno presentato memorie ex art. 378 c.p.c..

Ragioni della decisione

Il primo motivo di ricorso di L.H. deduce violazione degli artt. 200 e 201 c.d.s., nonché dell’art. 383, comma 1, del Regolamento c.d.s., ed insufficiente, illogica e contraddittoria motivazione, quanto alla mancata indicazione nel verbale della località ove sarebbe avvenuta l’infrazione. Si assume che il punto di rilevazione “(omissis) ” non è rilevabile in base a segnali di distanza metrici lapidei e non corrisponde ad un luogo accertabile dagli utenti della strada.
Il secondo motivo di ricorso denuncia violazione dell’art. 142, comma 6 bis c.d.s., nonché insufficiente, illogica e contraddittoria motivazione, quanto alla postazione del preavviso del posto di controllo per il rilevamento della velocità. Ad avviso del ricorrente, una segnalazione ad una distanza di 1250 metri dal luogo di rilevamento è preavviso inadatto per gli utenti della strada.
I due motivi di ricorso vanno esaminati congiuntamente e si rivelano entrambi in parte inammissibili e comunque infondati. Sono inammissibili le deduzioni di insufficiente, illogica e contraddittoria motivazione articolate nelle due censure, in quanto, nel vigore del nuovo testo dell’art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c., introdotto dal d.l. 22 giugno 2012, n. 83, convertito con modifiche nella legge 7 agosto 2012, n. 134, non è più configurabile il vizio di contraddittoria o insufficiente motivazione della sentenza, atteso che la norma suddetta attribuisce rilievo solo all’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che sia stato oggetto di discussione tra le parti, né l’omesso esame di elementi istruttori integra, di per sé, il vizio di omesso esame di fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorché la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie (Cass. Sez. U., 07/04/2014, n. 8053).
Il Tribunale di Bolzano ha poi correttamente spiegato che nel giudizio di opposizione a processo verbale di contestazione della violazione del codice della strada, il verbale di accertamento della contestata violazione fa fede fino a querela di falso quanto ai fatti attestati dal pubblico ufficiale, che lo ha redatto, come da lui compiuti o avvenuti in sua presenza, senza alcun margine di apprezzamento discrezionale, nonché, limitatamente alla provenienza del documento dal pubblico ufficiale stesso e alle dichiarazioni delle parti. Nella specie, pertanto, trattandosi di infrazione dei limiti di velocità accertati a mezzo autovelox, il verbale prova, sino a querela di falso, che l’autovelox sia stato adoperato nel luogo e tempo indicato, ed abbia fornito all’agente accertatore i dati in esso riportati.
È poi conforme all’orientamento di questa Corte la decisione espressa dal Tribunale nel senso che il verbale di contestazione di infrazione al codice della strada deve contenere gli estremi dettagliati e precisi della violazione, a norma dell’art. 201 c.d.s., come ribadito dall’art. 383, comma 1, del relativo regolamento di esecuzione con riguardo al “giorno, ora e località”, prescrizioni dirette entrambe a garantire l’esercizio del contraddittorio da parte del presunto contravventore, ed a fronte delle quali, ove sia stata (come nella specie) indicata nel verbale la strada e l’altezza della stessa (“(omissis) “), è priva di fondamento la doglianza relativa alla mancanza in loco di segnali di progressiva distanziometrica (arg da. Cass. Sez. 1, 29/04/2005, n. 8939; Cass. Sez. 2, 16/05/2016, n. 9974).
Peraltro, la valutazione di fatto in ordine alla sufficiente precisione degli estremi di tempo e di luogo della violazione indicati nel verbale di contestazione è rimessa al giudice del merito e non può essere riformulata in sede di legittimità.
Quanto al secondo motivo, è corretto che la validità delle sanzioni amministrative irrogate per eccesso di velocità, accertato mediante “autovelox”, è subordinata alla circostanza che la presenza della postazione fissa di rilevazione della velocità sia stata preventivamente segnalata. La circostanza che nel verbale di contestazione di una violazione dei limiti di velocità accertata mediante “autovelox” non sia indicato se la presenza dell’apparecchio fosse stata preventiva mente segnalata mediante apposito cartello non rende, peraltro, nullo il verbale stesso, sempre che di detta segnaletica sia stata accertata o ammessa l’esistenza. Nella specie, il Comune di XXXXX, secondo quanto accertato dal giudice di merito, ha dimostrato che la segnalazione si trovava 1.250 metri prima del punto di rilevamento. Questa distanza è stata ritenuta dal Tribunale di Bolzano congrua perché la preventiva segnalazione potesse utilmente spiegare i suoi effetti di avvertimento, ed è preclusa alla Corte di legittimità una rivalutazione di tale apprezzamento di fatto (cfr. Cass. Sez. 6 – 2, 13/01/2011, n. 680).
Come considerato da questa Corte (Cass. Sez. 2, 12/05/2016, n. 9770, in motivazione; Cass. Sez. 6 – 2, 15/11/2013, n. 25769), ai sensi dell’art. 2, d.m. 15 agosto 2007 i segnali stradali e i dispositivi di segnalazione luminosi devono essere installati “con adeguato anticipo” rispetto al luogo ove viene effettuato il rilevamento della velocità, e in modo da garantirne il tempestivo avvistamento, in relazione alla velocità locale predominante. La distanza tra i segnali o i dispositivi e la postazione di rilevamento della velocità deve essere valutata in relazione allo stato dei luoghi; in particolare, è necessario che non vi sia tra il segnale e il luogo di effettivo rilevamento una distanza superiore a quattro km, mentre non è stabilita una distanza minima, né assume rilevo la mancata ripetizione della segnalazione di divieto dopo ciascuna intersezione per gli automobilisti che proseguano lungo la medesima strada.
Conseguono il rigetto del ricorso e la regolazione secondo soccombenza delle spese del giudizio di cassazione in favore del controricorrente, liquidate in dispositivo.
Sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi dell’art. 1, comma 17, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, che ha aggiunto il comma 1-quater all’art. 13 del testo unico di cui al d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – dell’obbligo di versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione integralmente rigettata.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente a rimborsare al controricorrente le spese sostenute nel giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 600,00 di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre a spese generali e ad accessori di legge.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, inserito dall’art. 1, comma 17, della legge n. 228 del 2012, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13.

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1 Commento

  1. Buonasera,

    ho letto il vostro interessante articolo e la sentenza, ma non riesco a trovare evidenza del fatto che la Corte di Cassazione definisca chiaramente la distanza minima.
    Posso avere un’indicazione aggiuntiva da parte vostra ?
    O siete a conoscenza di altre sentenze dove questo sia più chiaro ?
    Grazie

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